mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Figli e cognome
Dopo la sentenza
della Consulta si cambia
Pubblicato il 08-01-2014


Figli-doppio-cognome“L’attribuzione ai figli del cognome del padre è il retaggio di una tramontata potestà patriarcale”. Piuttosto, spiega il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, dovremmo metterci “in linea con la sentenza n. 61/2006 della Corte costituzionale” e “avvicinarci alle legislazioni degli altri Paesi europei, nel rispetto delle convenzioni internazionali, come quella adottata a New York nel 1979, in cui l’Italia si è impegnata ad eliminare ogni discriminazione nei confronti della donna in famiglia”.

La questione del cognome è tornata di attualità dopo la decisione della Corte di Strasburgo che ha accolto a maggioranza la richiesta di una coppia di Milano contro il rifiuto delle autorità italiane di consentire l’attribuzione alla figlia del nome della madre. Per risolvere il problema bisogna modificare la legislazione e in Parlamento si è avviata una discussione che potrebbe sfociare in qualche novità, o almeno così si spera.

Il nostro disegno di legge, presentato oggi in Senato – ha sottolineato Nencini che assieme agli altri due senatori, Enrico Buemi e Guilherme Longo hanno redatto un’ipotesi di modifica della legislazione – intende modificare il codice civile in merito alla attribuzione del cognome, sia per quanto riguarda i coniugi sia i figli (naturali, legittimi e adottati). Se fino ad oggi il cognome dell’uomo, marito o genitore, ha sempre prevalso, è necessaria una modifica urgente che rispecchi, non solo i cambiamenti di costume avvenuti nella società, ma che prenda anche atto dell’uguaglianza uomo donna.”

“Nel DDL del Psi – ha aggiunto il senatore Enrico Buemi, capogruppo Psi in commissione Giustizia – sono stati previsti due elementi estremamente innovanti: gli artt. 1 e 3, in caso di matrimonio, lasciando la possibilità a ciascun coniuge di mantenere il proprio cognome, mentre, in caso di divorzio, alla moglie di poter continuare a utilizzare il cognome del marito. Con l’articolo 2, invece, si offre a entrambi i coniugi l’opportunità di decidere, di comune accordo, il cognome da trasmettere ai figli. Nel caso in cui i coniugi non dovessero raggiungere un accordo, al figlio sono attribuiti d’ufficio entrambi i cognomi in ordine alfabetico. Alla maggiore età, il figlio potrà decidere di conservarne uno soltanto.”

“Registriamo da una parte un iperattivismo da parte del legislatore italiano, anche in materie non necessarie – ha concluso Buemi – e, dall’altra, una pigrizia e una  mancanza di coraggio da parte dello stesso nel riconoscere diritti civili caratterizzanti tutte le società democratiche avanzate”.

Redazione Avanti!

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