venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Giulio Ferrarini, autonomia
e primato della politica
Pubblicato il 04-01-2014


Giulio-FerrariniScompare con Giulio Ferrarini un protagonista del socialismo parmense ed anche un costruttore del socialismo del garofano. Abbiamo vissuto insieme momenti drammatici, ma anche una stagione felice, ricca di speranze e coronata dal successo, durante gli indimenticabili anni di Craxi.

Non ho mai dimenticato che senza il suo sostegno, convinto ed attivissimo, non avrei mai varcato la soglia di Palazzo Madana.

Giulio era sorretto da una vitalità straordinaria, che poneva al servizio della sua passione politica, sempre ardente e mai sopita. Con l’ottimismo della volontà affrontava l’avversa congiuntura, chiamando a raccolta e rincuorando i compagni. E’ stato sempre fermissimo nella difesa dell’autonomia socialista e dunque nella contestazione del cosiddetto “modello emiliano” di stampo comunista.

Quando era convinto che la causa fosse giusta, non esitava a schierarsi in minoranza. E così, fummo entrambi, negli anni ’70, seguaci della corrente che faceva capo ad Antonio Giolitti. Poi, dal 1976, siamo stati, sempre insieme e concordi, aiutanti di campo di Bettino Craxi.

Mi viene alla memoria, con nostalgia e commozione, una nostra missione negli Stati Uniti, a Washington e a Chicago, insieme a Lauro Grossi, allora Sindaco di Parma. A Giulio, che detestava ogni forma angusta di localismo, piaceva conversare e riflettere sulle questioni internazionali. Ma il discorso, anche in quell’occasione, finiva sempre sui problemi e sui progetti di sviluppo di casa nostra. Ferrarini era visceralmente legato alla nostra terra, a Parma, alla nostra provincia, al suo Borgo San Donnino. Aveva il culto dei pionieri del riformismo parmense, dell’umanesimo socialista di Luigi Musini.

L’autonomia ed il primato della politica erano la sua stella polare. Ma era pienamente consapevole che il leader politico deve dialogare con gli altri poteri: anche con i “poteri forti” del mondo imprenditoriale. Con quei “poteri”, che a Parma, durante gli anni migliori della sua missione, erano particolarmente vigorosi, seppe costruire un rapporto leale e virtuoso, improntato a reciproco rispetto, avendo sempre di mira l’interesse generale ed i comuni obiettivi di sviluppo economico-sociale della nostra comunità.

Sarei insincero se non dicessi che, in un quadro di generale concordia, non è mancato qualche momento di dissenso, che è consustanziale alla vita politica. E’ sempre stato seguito dalla ritrovata armonia, dal piacere di ritornare a combattere spalla a spalla, per gli stessi ideali di sempre.

Nelle ultime occasioni in cui abbiamo potuto dialogare sui problemi politici dei nostri giorni, era forte e motivata la sua critica nei confronti della cosiddetta Seconda Repubblica.

La sua scomparsa accresce la mia solitudine, ma mi sprona ad operare, insieme ai tanti amici e compagni, per ricostruire e far conoscere la sua storia personale e politica, che è sempre stata milizia attiva per il progresso e per la giustizia sociale.

Fabio Fabbri

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