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Opinioni e commenti
 

I costituzionalisti bocciano il “Renzellum”
Pubblicato il 29-01-2014


Fulco LanchesterIl verdetto è pressoché unanime: seri dubbi di costituzionalità. Mentre il neoeletto segretario democratico brinda per il raggiunto accordo sulla legge elettorale con FI, che fissa al 37% la soglia per l’accesso al premio e porta al 4,5% lo sbarramento per i partiti che si presentano in coalizione, all’università La Sapienza di Roma, una pletora di costituzionalisti boccia il progetto del “renzellum”. “Le Corti e il voto. La sentenza della Corte Costituzionale sul sistema elettorale”, questo il nome del seminario organizzato dal costituzionalista Fulco Lanchester e tenutosi nella Sala Lauree della Facoltà di Scienze politiche. Presente, oltre allo stesso Lanchester che ha introdotto il seminario, il gotha degli studiosi ed esperti di Costituzione: dal socialista Felice Besostri a Raffaele Bifulco, da Roberto Borrello a Piero Alberto Capotosti, da Paolo Carnevale a Gianni Caso, tra i tanti.

Indicativo il titolo che il professor Lanchester ha voluto dare alla sua introduzione: «Per essere sintetici – ha detto Lanchester – il giudizio sul progetto denominato Italicum può essere espresso prendendo a prestito una nota pubblicità, “Nuovi collegamenti, nuovi orari, ma su vecchi binari».

Secondo il costituzionalista, infatti, «un simile drastico commento è giustificato dalla realtà dell’articolato: da un lato viene mantenuto il premio di maggioranza con una ricompensa irragionevole e non proporzionale al vincolo del “minor sacrificio” richiesto dalla Corte, mentre dall’altro viene conservata la lista bloccata censurata dallo stesso giudice delle leggi. Il progetto di nuova legge elettorale, presentato mercoledì scorso in Commissione Affari Costituzionali della Camera, certifica l’interesse oramai più che decennale delle due maggiori formazioni dell’ordinamento di aggregare le rispettive aree di centro-sinistra e centro-sinistra, scartando i partiti minori e obbligandoli a entrare nelle coalizioni per lucrare un premio sovrabbondante attraverso il meccanismo cosiddetto “Majority bonus system”, sulla base di una tradizione legislativa e di cultura politica che lega -in maniera differenziata- la legge Acerbo del 1923, la cosiddetta “legge truffa” del 1953 ed il “Porcellum”».

Quattro almeno i punti che Lanchester, messo da parte il giudizio politico su quello che definisce «il gran colpo di teatro» dell’incontro a due al Nazareno, identifica come davvero troppo critici per una legge elettorale che voglia presentarsi come legittima: il primo punto rilevato dal costituzionalista identifica nella legge proposta da Berlusconi e Renzi un «Porcellum modificato, che da’ ragione allo spontaneo riconoscimento di paternità effettuato dall’on. Calderoli qualche giorno fa». Secondo Lanchester, poi, il cosiddetto Italicum «si connette con riforme costituzionali, che hanno bisogno di un’alta legittimazione da parte dei legislatori e di un tempo considerevole per l’approvazione. Inoltre, il progetto, «è il risultato della centrifugazione di almeno due delle tre ipotesi prospettate da Renzi (il similspagnolo e il sindaco d’Italia). Infine, secondo l’analisi di Lanchester, soprattutto la creatura dei leader di PD e FI «non risolve in alcun modo i problemi di costituzionalità evidenziati dalla Corte costituzionale nelle motivazioni della sentenza».

Un’analisi sulla quale si è innestato l’intervento del professor Carnevale che ha evidenziato come la «sentenza della Consulta abbia valorizzato il concetto di rappresentanza politica» ricordando che «se la governabilità incarna senza dubbio un obiettivo del sistema democratico, la rappresentatività rappresenta un valore costituzionale». ERRATA CORRIGE IN FONDO ALL’ARTICOLO

E se, da un lato, la spettacolarizzazione della politica fa passare la vulgata per la quale il problema della stabilita’ di governo è da perseguire eliminando il “ricatto dei partitini”, Carnevale è categorico nell’affermare che «la governabilità non può essere garantita da nessuna legge, nemmeno da quella elettorale». Per il Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale di studi politico-costituzionali e di legislazione comparata, «l’in governabilità del sistema italiano è figlia del conflitto politico che nemmeno le maggioranze più solide della storia repubblicana, come quella di Berlusconi nel 2001, sono riuscite a superare». A tutto questo si somma la modalità con cui si sta gestendo il dibattito sulla riforma: «E’ avvilente assistere ad una discussione su un tema così importante che non avviene in Parlamento, ma nelle commissioni, zittendo il dissenso con formule del tipo “faro’ nomi e cognomi di chi si oppone indicandolo come nemico del cambiamento”». Carnevale ha chiuso l’intervento parlando del “Renzellum” senza mezzi termini, definendolo una legge che mira alla «riproduzione del sistema precedente».

Anche il socialista Besostri, uno degli avvocati che avevano impugnato la legge elettorale davanti alla Consulta, ha espresso parole di condanna nei confronti dell’impianto della proposta che presto andrà in Aula: «Se avessi saputo che avviando il processo che ha portato al pronunciamento della Consulta saremmo arrivati all’Italicum ci avrei pensato due volte», ha affermato Besostri.

Un punto importante emerso durante la discussione riguarda anche la natura di quello che viene definito il doppio turno: «in realtà si tratta di un ballottaggio e non del doppio turno», ha detto il professor Bifulco, professore ordinario di Diritto costituzionale nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma LUISS, secondo il quale «dopo la prima tornata si impone solo l’opzione di scegliere tra due maggioranze fisse cioè tra i due partiti che non sono stati premiati dall’elettorato e non, come nei sistemi a doppio turno, tra maggioranze costituitesi ad hoc dopo aver valutato la rappresentatività delle singole forze che le compongono». Inoltre, fa notare il professor Gianni Caso, «è grave che non sia stata fissata una soglia minima visto che può verificarsi tranquillamente che vinca una forza che ha preso il 25% sia al primo turno che al ballottaggio».

Del resto, come ha ricordato in chiusura il professor Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale dell’Università “La Sapienza” di Roma e fondatore della rivista costituzionalismo.it, «a dettare la legge elettorale ci sono un sindaco che non è un parlamentare e un pregiudicato interdetto». Parole che fanno riflettere.

Roberto Capocelli

ERRATA CORRIGE

Nel presente articolo vi è un errore nell’attribuzione del virgolettato al Professor Carnevale, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale di studi politico-costituzionali e di legislazione comparata dell’Università RomaTre.

Si precisa che quanto citato nell’articolo NON corrisponde alle parole e al pensiero espresso dal professor Carnevale in merito al tema oggetto della conferenza, ma gli è stato attribuito per errore. Quelle parole erano state, invece, pronunciate da un altro oratore. Qui si può leggere l’intervento integrale del prof. Carnevale

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Ma perche’ gli’Italiani si lasciano governare da gentaglia come questa? Ci sara’ qualcuno che me lo sapra’ spiegare? Non vorrei dover assumere che tutti gli Italiani siano imbecilli ! ! ! !

    JDA

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