martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I due marò prigionieri in India.
Nencini: Latorre e Girone rappresentano l’Italia
Pubblicato il 29-01-2014


Nencini-Maro-ParlamentariEra il 15 febbraio 2012 quando, Massimiliano Latorre e Silvano Girone, due fucilieri di marina in servizio antipirateria sulla nave commerciale Enrica Lexie, sparano contro un piccolo peschereccio, scambiandolo per una barca di pirati, al largo di Kochi, nello Stato meridionale del Kerala, uccidendo due pescatori. Quattro giorni dopo i due marò vengono fermati e fatti scendere dalla Lexie nel porto di Kochi dove la nave è approdata volontariamente, rispondendo a una richiesta di verifica della polizia locale. I nostri militari, fin dall’inizio sostengono di aver sparato solo colpi di avvertimento in aria. Le accuse da parte indiana sono invece diverse e confuse. Le indagini si sovrappongono coinvolgendo anche l’antiterrorismo e nell’inchiesta giudiziaria intervengono a più riprese il tribunale regionale competente e l’Alta corte.

Però sono passati due anni e la sorte di Latorre e Girone, ‘prigionieri’ nella nostra sede diplomatica a Nuova Delhi, resta sempre incerta. Della vicenda ha deciso di occuparsene direttamente anche il parlamento che ha inviato lunedì una delegazione composta dai presidenti delle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, il vicepresidente del Senato più un rappresentante di ogni gruppo parlamentare. Un solo giorno di incontri sul posto, ma con un significato simbolico molto netto: il nostro Paese non ha dimenticato i suoi due militari e non ha intenzione di subire alcuna ingiustizia.

“Li ho trovati provati, determinati, ma molto provati. Pesa sul loro animo – ci spiega il senatore Riccardo Nencini, segretario del PSI, che faceva parte della delegazione all’indomani dal rientro in Italia – l’incertezza più assoluta sul loro futuro. Dopo due anni ancora, sottolineo ancora, non sanno di cosa vengono accusati, non conoscono il capo di imputazione contro di loro”.

“Stanno vivendo un doppio dramma, che è umano perché sono privati della loro libertà, lontanissimi dai loro affetti, ma anche giuridico. Dobbiamo purtroppo constatare che l’India non sta avendo alcun rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni che regolano in questi casi i rapporti tra Stati”.

 Perché questo atteggiamento indiano?

 “In India ad aprile si terranno le elezioni politiche. Non è un’opinione stravagante quella di chi ritiene che l’opposizione giochi la carta del nazionalismo contro il partito al governo. Dunque la conclusione della campagna elettorale potrebbe portare ad un abbassamento della tensione”.

Ma il nostro Paese sta facendo abbastanza?

“Oggi sì. Ma è solo da qualche mese che registriamo un comportamento molto più determinato e molto più convincente. Non si può dire altrettanto del comportamento tenuto dai ministri competenti, esteri e difesa, del precedente governo, quello di Mario Monti. Nell’attività di Terzi e Di Paola, mi pare che ci siano state lacune. Per questo ritengo anche che quando questa vicenda si sarà finalmente concluso, spero presto e bene, bisognerà valutare se sia necessario istituire una commissione d’inchiesta”.

Ci fu un dibattito parlamentare già un anno fa …

“Sì e mi ricordo che Monti si limitò a intervenire in Aula con un semplice resoconto dei fatti, senza avanzare alcuna proposta, mentre già emergevano diversi aspetti discutibili della vicenda”.

Cioè?

“Per esempio, come ha ricordato in questi giorni anche la ministra Bonino, le lacune della catena di comando a bordo della nave con un vizio di origine nelle regole stabilite quando si decise di utilizzare i militari per la scorta antiterrorismo alle navi. Il comandante della Enrica Lexie prendeva ordini dell’armatore mentre i due marò dovevano rispondere allo Stato Maggiore, così non si è mai capito bene chi decise di far entrare la nave nel porto di Kochi”.

Negli stessi giorni scoppia lo scandalo delle accuse di Nuova Delhi di corruzione rivolte a Finmeccanica per un contratto per la vendita di 12 elicotteri Agusta-Westland e si ebbe l’impressione che la tiepidezza della reazione italiana fosse dettata da motivi di opportunità economica e commerciale …

“In questo caso mi rifarei a una massima del senatore Andreotti. ‘A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina’. In questo caso forse siamo nel giusto”

Oltre i nostri militari, chi avete incontrato, a cosa è servita questa missione?

“Non dobbiamo mai dimenticare che Latorre e Girone non sono dei contractor, ma due fucilieri di marina che rappresentano lo Stato italiano. Ora c’è un impegno del governo greco che guida il semestre europeo ad affrontare la questione in modo più convincente e noi, come da programma, abbiamo avuto incontri con gli ambasciatori dell’Unione europea e degli Stati Uniti. L’intento dell’Italia è quello di sollecitare il più forte coinvolgimento di Europa e Stati Uniti perché non dobbiamo mai dimenticare che i nostri marò erano su quella nave per difenderla dal terrorismo internazionale e sarebbe un’enormità accusare loro di terrorismo. Un’accusa del genere rovescerebbe la realtà dei fatti e farebbe venir meno un caposaldo nel confronto armato tra la comunità internazionale e il terrorismo della pirateria. Un’accusa del genere renderebbe le due parti uguali, toglierebbe legittimità all’intera comunità internazionale. Sarebbe inaccettabile oltre che sbagliato”.

Carlo Correr

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