martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

IL BIVIO
Pubblicato il 17-01-2014


Renzi-Letta-Berlusconi

Con o contro la maggioranza? Dopo la direzione del PD, la strategia del neosegretario PD si fa disordinata. Dopo aver gettato la spugna sull’election day a maggio, l’obiettivo sembra rimasto quello del “modello spagnolo”. Un sistema che «consente al capo del partito di indicare i parlamentari, cosa che diventa più difficile con i collegi e impossibile con le preferenze. Si tratta di mantenere il controllo sui partiti», ricordava su questo giornale l’ex senatore DS, Cesare Salvi.

Che sia davvero l’obiettivo, o solo un tentativo di tenere accesa una fiamma che rischia di spegnersi, sarà solo il tempo a dirlo. Di sicuro, dopo aver capito di non avere la forza per fare il golpe elettorale ed espugnare palazzo Chigi (ammesso e non concesso che questa fosse la sua intenzione), Renzi sembra chiudersi in difesa, riprendendo la strategia di sparare sul governo da una posizione di comodo. Campagna elettorale, per le europee naturalmente.

Il punto è che, ora che il gioco viene allo scoperto e, con esso, le reali capacità di leva del neosegretario democratico, la maggioranza potrebbe spazientirsi e mettere in seria difficoltà il sindaco fiorentino già in difficoltà.

Ne sono testimonianza le ultime dichiarazioni che alzano il tiro e ammoniscono Renzi a non giocare troppo con le “relazioni pericolose”, cioè di non flirtare troppo con il Cavaliere.

«Questo triste rituale di Matteo Renzi che si incontra di nascosto con Denis Verdini per propinare agli italiani il passaggio dal Porcellum al “porcellinum”, leggi liste sempre bloccate ma un po’ più corte, non promette nulla di buono», afferma il senatore Ncd, Andrea Augello, che commentando le trattative condotte da Renzi sulla legge elettorale, ammonisce il sindaco fiorentino a  smetterla di «infliggere ai cittadini un sistema di voto che impedisce la libera scelta del parlamentare a cui si vuole affidare il proprio mandato non è molto nelle corde del momento storico che stiamo attraversando». E poi aggiunge: «Speriamo che il sindaco di Firenze se ne renda conto prima che le sue piccole ambizioni finiscano con il trascinarci in inutilissime elezione anticipate». Il messaggio non poteva essere più chiaro: tradotto significa “Matteo non esagerare a giocare la parte del buono che fa tanti sforzi, ma che viene frustrato dal governo cattivo perché se ci fai arrabbiare ci andiamo davvero alle elezioni anticipate, ma con il proporzionale e le preferenze”.

L’invito, dunque, è a non ricercare accordi contro la maggioranza, ma con la maggioranza. Anche perché a furia di giocare ad andare alle elezioni anticipate, ci si potrebbe finire davvero.

Anche dall’interno del PD arrivano segnali molto chiari che invitano il giovane Renzi a non giocare a fare il primo della classe con le mani pulite, ma a prendere una posizione non ambigua sul tema legge elettorale. Dopo i “richiami” della direzione a non riabilitare (resuscitare) il Cavaliere disarcionato, ora i democratici presentano il conto a Matteo in merito agli impegni annunciati tante volte in pompa magna: «Ci sono momenti singolari nella politica italiana, soprattutto nella sinistra: successi importanti sono spesso trasformati in repentine e clamorose sconfitte. Dovremmo salutare con soddisfazione il fatto che l’intera maggioranza che sostiene il governo Letta si ritrovi su una riforma della legge elettorale che preveda il doppio turno di coalizione», ha detto il senatore PD Vannino Chiti, aggiungendo che si tratta di «una delle condizioni fondamentali».

Non solo. Chiti ha anche sottolineato di voler «ricordare a quanti tra i democratici hanno la memoria labile che, non più di due mesi fa, l’assemblea dei senatori del Pd aveva deciso che per avere il nostro consenso, una legge elettorale avrebbe dovuto avere o il doppio turno di collegio o quello di coalizione. Sarebbe assurdo tornare indietro. E’ importante ampliare il consenso delle riforme oltre la maggioranza, da Forza Italia al M5S, ma non certo rinunciare alle riforme e abbattere la coalizione di governo».

Insomma, la sofferenza del governo di chiama PD.

Sul tema legge elettorale interviene anche il responsabile esteri del Psi, Bobo Carxi: «Una questione cardine di ogni democrazia come la legge elettorale non può essere risolta con strappi e prevaricazioni delle forze politiche oggi temporaneamente maggioritarie nel Paese». Secondo l’esponente socialista, infatti, questo tipo di situazione non si verifica in «nessuna parte al mondo tanto più che nella lunga transizione italiana non si sono imposte delle forze che rappresentano per intero i campi che, tradizionalmente, si contrappongono nell’Occidente, ma un’anomala tripartizione elettorale che non può essere corretta o riportata a ragione attraverso la legge».

Rispetto al futuro dell’area socialista, Craxi ha sottolineato che «va da sé che non è pensabile che esso sia interamente rappresentato dal solo Pd. La migliore sintesi possibile resta quella di trasferire lo spirito della legge adottata per i Comuni al Parlamento, sintesi che grossomodo la sentenza della Corte ha fatto propria ispirando una possibile soluzione pratica all’esigenza di rappresentatività plurale e di governabilità del Paese».

Intanto domani (sabato 18), a Firenze, il segretario socialista Riccardo Nencini incontrerà il neosegretario democratico. Sul tavolo, inevitabilmente, il tema principale sarà proprio quello della legge elettorale.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Certo che la paura delle preferenze, che ridarebbero agli elettori la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti spaventa tutti. Questa è la vera sfida. Il resto è noia.

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