sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il cane di mio padre,
Grillo e la democrazia
Pubblicato il 05-01-2014


Mio padre ha un cane.
Si chiama Rudy, ed è così piccolo ed amabile da essere soprannominato “pezzettino”.
Ognitanto, quando natura chiama si innamora.
E’ da un po’ di tempo che il suo oggetto del desiderio è una bella cagna di pastore tedesco, per la quale il povero bastardino ha letteralmente perso la testa.
Lo guardo mentre ulula al vento alla sola pronunzia del nome dell’amata, così indifeso e così infelice da commuovere.
Lei non lo considera nemmeno, ammantata nella sua nobiltà irraggiungibile.
Ma se anche lei volesse- mi domando io- come farebbe il poveretto a soddisfare le proprie esigenze se non aiutato da qualche miracoloso marchingegno ??.
No, quello è un amore, come ce ne sono tanti nel regno animale-umanità compresa- che non ha speranza, che non potrà mai essere realizzato e magari,neanche pensato.
Spero tanto che Rudy si trovi presto più adeguata sistemazione affettiva e capisca i propri limiti.
Cosa c’entra Grillo con tutto questo?
Forse niente o forse tanto.
Basta sostituire il leader pentastellato a Rudy, la democrazia con la femmina di pastore tedesco, gli stati d’ansia della bestiola con i vari “vaffa-day”
ed il gioco è fatto.
Al netto s’intende dell’amabilità dell’aspetto.
Ma su quest’ultimo “de gustibus non est disputandum”.

Fabrizio Manetti

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