domenica, 20 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IL LAVORO CHE VORREMMO
Pubblicato il 14-01-2014


Lavoro-Psi

«Una proposta organica e articolata sui temi caldi del lavoro pronta per essere dibattuta nelle commissioni». Così il segretario socialista Riccardo Nencini ha definito la proposta di legge che i socialisti hanno presentato ai giornalisti nella sala stampa della Camera dei Deputati e che verrà trasmessa, nei prossimi giorni alle commissioni competenti per essere vagliata. Presente tutta la pattuglia socialista in Parlamento. Un “Atto Unico per il Lavoro” che mira a ristrutturare l’impianto del mercato del lavoro in Italia, rendendolo competitivo e allo stesso tempo in grado di tutelare chi è in difficoltà. Ma soprattutto una proposta chiara, non velleitaria, viabile poiché al suo interno indica chiaramente il come e il dove reperire le necessarie coperture finanziarie che la rendono attuabile.

Nencini, presentando la proposta di legge socialista, ha infatti indicato chiaramente la tassazione del gioco d’azzardo con un’imposta straordinaria al 50%, un pieno utilizzo dei tanti fondi europei, soprattutto destinati al Sud, che per inefficienze organizzative l’Italia non riesce a sfruttare, i finanziamenti, da parte delle Regioni, alla promozione del lavoro con le quote del Fondo Sociale Europeo relative alla formazione professionale. Un intervento che, ha detto Nencini, mira «a istituire un sistema di tutela base di tipo “bismarckiano”».

Ma, non solo: anche interventi direttamente connessi con politiche di redistribuzione della ricchezza come le tassazioni sulle transazioni finanziarie, ha ricordato il coordinatore socialista alla Camera, Marco Di Lello.

Il pacchetto sarà presentato al presidente del Consiglio Letta nei prossimi giorni per poi essere discusso con i sindacati CGIL, CISL e UIL, Confindustria, le parti sociali e le associazioni di categoria.

I PUNTI

Otto i punti elencati nella proposta socialista sul lavoro:

  • Offerta per i diplomati con meno di 25 anni, 30 per i laureati, di un lavoro o, in alternativa, di un’attività formativa entro 4 mesi dal termine degli studi o dopo l’iscrizione nelle liste di disoccupazione.
  • Istituzione di un’Agenzia Nazionale del Lavoro attraverso la quale fornire un servizio di apprendistato, percorsi educativi a chi non dovesse essere collocato sul mondo del lavoro dopo i 4 mesi stabiliti dal precedente punto. L’ANL dovrebbe anche fornire un servizio di consulenza e orientamento al mondo del lavoro a chi vuole intraprendere un particolare percorso di studi.
  • Sistema duale di istruzione che si espleti attraverso l’acquisizione di competenze necessarie per i lavoratori tramite la combinazione della formazione aziendale e le scuole professionali. I programmi dovrebbero includere opportunità di offerta di contratti a tempo indeterminato per le imprese con almeno 15 dipendenti.
  • Altro punto centrale dell’impianto della norma riguarda gli sgravi contributivi, fino al 50% del costo degli oneri previdenziali, riservati ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato al termine dell’apprendistato.
  • Nencini ha anche illustrato la proposta di introduzione di un reddito minimo di cittadinanza, una battaglia che i socialisti portano avanti da tempi “non sospetti” e che si differenzi radicalmente dalle proposte in circolazione, soprattutto da quelle targate Cinque Stelle. Secondo i socialisti, infatti, il reddito minimo è destinato principalmente a due categorie di cittadini: da un lato coloro che perdono il lavoro e, dall’altro, a chi vive sotto una soglia minima di dignità. Responsabilità e solidarietà, dunque, per l’esercizio di un diritto da vincolare alla ricerca attiva di un’occupazione e alla frequenza di corsi di formazione.
  • Non poteva mancare in una proposta che si prefigge di affrontare organicamente la questione lavoro, un punto legato all’articolo 18. Secondo Nencini non è possibile continuare a manomettere la tutela da esso sancita, ma è necessario l’allungamento del periodo di prova dei lavoratori per un anno prima di poter essere assunti
  • Altro nodo di vitale importanza nell’impianto della norma presentata dai socialisti riguarda la tutela dei lavoratori atipici, cioè di quella enorme massa di lavoratori che oggi sono esclusi dall’ombrello delle protezioni sindacali soprattutto rispetto alla malattia e della maternità. Nencini ha ricordato, infatti, che vi è un vastissimo universo di contratti subordinati atipici, a progetto, partite IVA, precari che non possono continuare ad essere esclusi dal sistema di tutela.
  • Infine, l’istituzione di un fondo per la riduzione del cuneo fiscale, cioè della pressione fiscale che grava sulle buste paga dei lavoratori dipendenti e a progetto

Red. A.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. In merito al primo punto, ossia: “Offerta per i diplomati con meno di 25 anni, 30 per i laureati, di un lavoro o, in alternativa, di un’attività formativa entro 4 mesi dal termine degli studi o dopo l’iscrizione nelle liste di disoccupazione”, a mio avviso l’età per i laureati dovrebbe aumentare fino a 35 anni. Infatti l’età di trent’anni è limitatissima se solo si pensa al fatto che la maggior parte dei laureati risultano essere disoccupati e/o inoccupati proprio alla predetta età———– Quindi, ottima la proposta dell’On. Nencini ma si aumenti l’età dei laureati.
    Franco Guerrera da Tortora (Cosenza)

Lascia un commento