mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il modello del finto presidenzialismo
Pubblicato il 23-01-2014


Non si ha il coraggio di prendere il toro per le corna. E così si rischia di essere incornati. Attenzione. La ragione di questa riforma parte da un’esigenza, comprensibile e anche giustificata, di approvare uno strumento elettorale funzionale a governare l’Italia. Si dice, senza inciuci e per l’intera legislatura. Eppure non c’é legge elettorale che lo possa assicurare. In Italia, com’è noto, non si sfaldano solo le coalizioni, dopo il voto, com’è avvenuto nel 1994, nel 1998, nel 2008, ma anche i partiti, come è avvenuto nel 2010 e nel 2013. A questo non si rimedia con una legge elettorale. E nemmeno cambiando, come qualcuno ingenuamente ha sostenuto, i regolamenti delle due Camere. Occorrerebbe semmai cambiare lo spirito della Costituzione, laddove si afferma che il parlamentare non ha vincoli di mandato e rappresenta la Nazione (articolo 67). E sostituirlo con la temeraria affermazione secondo la quale il parlamentare rappresenta solo il partito che lo ha nominato. Siamo a questo punto?

L’unico strumento legislativo che assicura la governabilità è quello presidenziale, di stampo americano e solo in parte francese. Li il presidente è eletto direttamente dal popolo e i suoi poteri assommano, nell’americano, quelli del capo del governo e nel francese è il presidente che nomina il capo dell’esecutivo. Distaccando le elezioni presidenziali da quelle parlamentari, si può assistere anche, com’è avvenuto in America, a un Parlamento che non corrisponde al governo senza che quest’ultimo sia chiamato a dimettersi. Questo noi avevamo intuito e proposto già negli anni settanta. Inascoltati, come spesso è avvenuto. Ma precursori di idee e soluzioni. Anche se a volte solo teoriche e non parte integrante della nostra lotta politica.

Non capisco perché non si debba partire da li. Abbiamo più di un anno di tempo. È un’eresia tornare a discutere del modello? Se vogliamo, cioè, costruire una Repubblica presidenziale o parlamentare. In realtà, per timore di operare sulla Costituzione (giù le mani dalla Costituzione, ricordate?) e per evidenti dissensi su come operare, si è preferito ritagliare con la legge elettorale una sorta di finto presidenzialismo. L’elezione del premier non c’è? E allora facciamo finta che ci sia. L’elezione del governo non c’è? E allora facciamo finta che ci sia. Ma a furia di finte, abbiamo eletto solo presidenti e governi per finta. Vogliamo adesso rimediare con l’Italalicum, che sarà anche meglio del Porcellum, ma che non riuscirà a sciogliere questo spinoso ed evidente nodo. E mentre si propone l’Italicum già si alzano i primi botti per far strage… dell’Italicum.

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Commenti all'articolo
  1. Primo se avevamo il porcello , quello proposto è la porcilaia.
    Certo è stata tutta una finta ,ma ora si vuole far finta che la crisi dei partiti non esista e cosi , si cerca con il minimo consenso avere il massimo del risultato. Il 18% sul 35% è un aumento del 50% del proprio consenso, se poi teniamo presente che ormai al voto va il 50% dell’elettorato abbiamo la misura della pochezza di chi ha proposta questo progetto di legge.
    Poniamo il caso che in una coallisione si presentano 4 partiti,
    un partito prende il 22% gli altri tre il 4,5% la collisione si supera il 35% percui si matura un + 18 % ma siccome gli altri 3 partiti al 4,5% non superano lo sbarramento tutti gli eletti sono del partito con il 22% dei votanti che, ammettendo un 40% di assenteismo , questo partito con solo il 15% del corpo elettorale fa maggioranza in parlamento.
    Non si può avere sbarramenti e premi di maggioranza o uno o l’altro.
    Per l’Italia il solo sistema serio è il proporzionale , sta allo spesssore della mclasse politica garantore stabilita , non alle leggi elettorali.
    Fraterni saluti Maurizio Molinari Fed. di Torino

  2. Vogliono far coalizzare i piccoli partiti per raggiungere insieme il 35%, poi se i piccoli non raggiungono il 5% non vanno in parlamento e tutti gli eletti sono del più grande che potrebbe avere poco più del 20%. Poi anche le liste bloccate per i nominati. E’ democrazia?…

  3. A forza di finte guardiamo dove siamo arrivati, si persegue con le proposte fatte di furbate, solo interessi di partiti o di future coalizioni la sovranità del popolo e dell’elettore viene sempre più eliminata, con la teoria della governabilità si tende sempre più al sistema di decidere in pochi scegliendosi anche gli avversari di comodo la gente normale che ragiona con la propria testa e tira la carretta ha sempre fatto un gran paura a quelli della casta, ritorniamo a fare i socialisti in questo Paese, diciamo quello che pensiamo liberamente senza vincoli di nessun tipo.

  4. Direttore, come sempre lucido e puntuale.
    Concordo con la tua analisi,aggiungo per chi non avesse capito, che abbiamo avuto un sistema elettorale che garantisce la stabilità:
    quello del ventennio, forse qualcuno ha nostalgia?
    Ribadisco che per me il migliore è il doppio turno alla francese.

  5. Sono d’accordo con Molinari che ha indicato lo scenario possibile sulla base dei sondaggi fatti in questi giorni. Mi domando perchè la Segreteria del nostro PSI non prende una chiara posizione sul problema, dopo che il duo-patacca Renzi-Berlusconi dichiarano ogni giorno che i guasti sono colpa “dei ricatti dei piccoli Partiti”, che si propongono di cancellare. Un minimo di dignità e orgoglio politico ci dovrebbe spingere a dire “che non faremo i portatori di voti prendendo gli schiaffi da Renzi e da nessuno”. Almeno si corregga il listino bloccato, consentendo ai cittadini di scegliere “tra i candidati del listino”, di alzare l’asticella del Premio di maggioranza, di riconoscere i seggi ai Partiti in coalizione.

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