lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il “nuovo corso” del Dragone cinese Xi Jinping
Pubblicato il 01-01-2014


Xi JinpingDal 14 marzo scorso Xi Jinping è il nuovo presidente della Repubblica Popolare Cinese. Un paese che, sulla carta, rimane ancora comunista, ma che cela al suo interno delle enormi contraddizioni. Prima tra tutte la scelta di adottare un sistema economico iperliberista imponendo, allo stesso tempo, un’autorità illimitata che viene esercitata con strumenti dittatoriali quali la censura, la repressione di rivolte e la soppressione di ogni formazione politica non conforme alla linea imposta dal regime di Pechino.

La Cina, secondo paese al mondo per PIL, è il più grande esportatore e importatore di merci al mondo. Xi Jinping discende da una famiglia di fondatori del partito comunista cinese, eredi del gruppo originario raccolto attorno al “padre” della Cina contemporanea: Mao Zedong. Per questo l’attuale classe dirigente cinese, tra cui lo stesso Jinping, può essere definita la classe dei “principini”. Si tratta di un’élite divenuta il custode della tradizione e dei principi dei padri della patria.

Come legge, dunque, il piano di riforme dell’attuale presidente del “Dragone rosso”? Le riforme promosse da Jinping sono indirizzate, prevalentemente, al ceto urbano medio-alto e alle lobby industriali (che gestiscono un’industria ovviamente nazionalizzata). Inoltre, Jinping ha messo in atto politiche volte ad attirare, nell’ultimo semestre del 2013, ingenti capitali stranieri: americani e tedeschi in primis.

Il nuovo corso della politica interna cinese si profila, inoltre, a favore, come ampiamente riportato dalle agenzie di stampa e televisioni, dell’abolizione della politica del figlio unico. Infatti la regola del figlio unico venne adottata dopo la morte di Mao da Deng Xiaoping rimanendo in vigore fino al novembre scorso.

Ma, al plenum del Congresso del Partito Comunista a Pechino, Jinping ha delineato un aggiustamento. Da quest’anno sarà possibile, per le coppie cinesi, avere un secondo figlio a patto che uno dei due genitori sia esso stesso un figlio unico. L’azione politica di Jinping è quella di procurare alla Cina un ricambio generazionale sempre più fitto per poter competere con le richieste del mercato. Più il mercato internazionale si espande, più cinesi dovranno lavorare per assecondare le aspettative del capitalismo finanziario.

La Cina ha infatti, con i suoi 1,35 miliardi di abitanti, un enorme capitale umano. Tuttavia questa massa è completamente gestita dai tentacoli del Partito Comunista Cinese, sottoposta ad un rigido controllo. La censura e la soppressione di ogni forma di pensiero non conforme alle disposizioni del regime sono all’ordine del giorno. I diritti umani, così come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sottoscritta dalla Cina, sono quotidianamente violati.

Questo è il punto centrale, soprattutto per l’Occidente. La supremazia economica non è un alibi per infrangere normative inalienabili. Anzi. La Repubblica Popolare Cinese deve ergersi come esempio di pace, solidarietà e uguaglianza. La speranza è di vedere, un giorno non troppo lontano, un cambiamento positivo ed epocale scaturire da Oriente. L’Impero Celeste per essere una guida mondiale dovrà ripensare, e mettere in pratica, riprendendo un’espressione del riformista slovacco Alexander Dubček, un “socialismo dal volto umano”.

Manuele Franzoso

 

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