mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il regime soft
del resistenzialismo rosso
Pubblicato il 20-01-2014


Nel mese di gennaio del 2008, durante il Governo Prodi, moriva il partigiano Arrigo Boldrini. Non mancò la rituale e consueta corsa alla sua santificazione a mezzo della solita stampa. Non ricordo, in quella triste circostanza, non dico qualche coraggioso e civile dissenso, ma nemmeno un qualche disperato tentativo magari da frustrazione di mettere in discussione il resistenzialismo rosso. Nulla di personale, sia chiaro, contro Arrigo Boldrini, molte riserve e parecchi sospetti, suffragate da documenti, invece contro quello che io chiamo “ resistenzialismo rosso” del quale Arrigo Boldrini fu un esponente. Poteva essere quella, forse, l’occasione, per l’opposizione di centrodestra di mettere al centro del dibattito politico e culturale italiano la questione del “resistenzialismo rosso” che nemmeno successivamente il centrodestra berlusconiano ha avuto però la forza o il coraggio di scoperchiare, per svelarne i tanti punti oscuri e i tanti, i troppi misfatti.

Storicamente il “resistenzialismo rosso” è una sorta di filo rosso, un filo di Arianna che, se srotolato con accuratezza, documenta e rivela il progressivo svilupparsi di quel “ consociativismo” fra la vecchia Dc di sinistra ed il vecchio Pci che, al di là delle reciproche minacce e degli apparenti insulti, ha portato quei due partiti, pure all’apparenza così antitetici, a costruire” insieme “ questo nostro Stato (le sue istituzioni, la sua burocrazia, la sua cultura, etc) dove appunto domina il pensiero “politicamente corretto”, quello, cioè, prodotto da quel loro “consociativismo ormai secolare”. Che parte dall’aver messo il proprio cappello, per intestarsene indebitamente la paternità, sulla tribale impiccagione di Mussolini e della Petacci e dalla auto edificazione del mito della libertà dal nazifascismo dovuto principalmente alla resistenza rossa, due storiche ed incommensurabili “patacche” tuttavia ripetute e dunque santificate da un prezzolato codazzo di intellettuali al soldo della sinistra comunista, fino ad etichettarli come (falsi) elementi fondanti della nostra democrazia. Quel consociativismo resistenziale rosso, trasformatosi strada facendo da “pura e semplice omertà”, quale fu all’inizio, in “ complicità” che, seguendo le regole delle bande criminali, obbligava i complici alla più assoluta e reciproca omertà, si è trasformato in una tale comunanza di intenti e di interessi da condurli , nel 2007, addirittura alla loro fusione ed unificazione nell’unico PD. E questo “filo del resistenzialismo rosso“ ha rappresentato sopra tutto una sorta di linea Maginot sociale e politica, al di là della quale il loro “resistenzialismo consociativo” ha sempre isolato il “nemico politico”, esponendolo al fuoco dei propri plotoni d’esecuzione.

Troppe sono state infatti le operazioni, e tutte di alta precisione chirurgica, che hanno condotto, strada facendo, all’eliminazione fisica e politica sempre e solo di chi nulla ebbe a che fare, negli anni della resistenza ed in tutti quelli successivi, con quel tipo di resistenzialismo rosso, che fu tipico e proprio solo del Pci e della Dc di sinistra. La “ legge dell’oblio” di ateniese memoria imposta sul caso Moro; la vendetta tipica del complice che si vende allo sbirro pur di eliminare il boss Craxi ed i suoi luogotenenti onde usurparne il ruolo; l’uso del pentitismo mafioso premiale contro Andreotti (e con la complicità della Commissione Antimafia non appena questa fu nelle mani – dal ’92 al ’94 – di Luciano Violante, un Magistrato talmente ideologizzato da istruire un processo con arresto per Edgardo Sogno e Luigi Cavallo, due conclamati eroi della resistenza italiana, – ma liberale e mai rossa – imputati niente di meno che di tentativo di colpo di stato con Randolfo Pacciardi (successivamente assolti da ogni accusa) che osa svelare segreti inconfessabili della Gladio Bianca e della Gladio Rossa che da quel resistenzialismo rosso è stata prodotta; l’uso della giustizia organica a quel resistenzialismo rosso usata per gettare in pasto all’opinione pubblica i “peccati veniali” della polizia giudiziaria onde sviare l’attenzione dalle enormi responsabilità di quella stessa Magistratura (che pure guida le indagini) organica al resistenzialismo rosso, come è stato fatto con Contrada, con Mario Mori, con Pollari, con Gratteri, con Mancini, con la fumosa trattativa Stato – Mafia che la Procura di Palermo, una volta liberatasi di Falcone e di Borsellino, sta cercando da decenni di mettere insieme; le storie degli omicidi di Falcone e Borsellino eseguiti dalla Mafia senza mai aver approfondito chi siano stati i loro veri mandanti, mentre quella stessa Procura palermitana si è affrettata ad archiviare, appena dopo tre mesi dalle morti di Falcone e di Borsellino e senza aver svolto alcuna indagine, l’inchiesta su “mafia ed appalti” che era stata approntata dai ROS di Mario Mori; per proseguire con le rapine ai danni Rizzoli, con quelle ai danni di Gardini, con alcuni “ cadaveri eccellenti” – cito Cavallari, un dirigente dell’IRI trovato morto a Roma agli albori di Mani Pulite -, per non infierire oltre parlando di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, del Commissario Calabresi, di Guido Rossa, di Sossi, dell’Italicus, della stazione ferroviaria di Bologna, delle Brigate rosse di Franceschini e Curcio e delle “ nuove Brigate Rosse” quelle dirette da Mario Moretti, del famigerato e sempre celato “ Lodo Moro” e degli attentati palestinesi in Italia, ecc. che ne sono solo un parziale elenco. E non solo.
Perché, mi chiedo, persino il Governo Berlusconi, pur disponendo nel 2001 di una considerevole maggioranza e non avendo assolutamente nulla a che fare con quel resistenzialismo rosso, istituì formalmente la famosa “Commissione Mitrokhin” ma non le consentì di indagare ufficialmente in Parlamento anche sulla “Gladio Rossa “? E perché coloro i quali fecero parte di quella Commissione, a cominciare dal suo Presidente, hanno accettato di chiudere gli occhi? Forse perché avevano in mente quanto accadde ad Andreotti, un democristiano non certo di sinistra e dunque inviso al “consociativismo dominante” , che fu letteralmente sbranato da quando nel 1990 osò parlare pubblicamente – ma i fatti erano tutti ben noti non solo agli storici, ma a tutti coloro che solo avessero avuto l’intenzione di conoscerli – dell’esistenza della “ Gladio Stay Behind”, detta anche “Gladio Bianca” nata negli anni cinquanta in Italia per opporsi all’occorrenza alle minacce intimidatorie della “Gladio Rossa”, la cui esistenza e la cui sanguinosa storia, pure nota a tanti, doveva restare segreta per non delegittimare e disonorare il Pci con la sua sequela di omicidi, attentati, golpe? (La Gladio Rossa era, a sua volta, la struttura militare creata nella Cecoslovacchia staliniana dagli esponenti della resistenza comunista ed addestrata nei campi militari sotto la guida della Sbt – servizio segreto cecoslovacco – e del Kgb – servizio segreto sovietico-. In quei campi militari cecoslovacchi lavorò per anni il famoso Moranino, in quei campi militari sovietici era stato addestrato alle azioni terroristiche, fra i tanti altri,anche Giangiacomo Feltrinelli).
A costruire questa melma storico ideologica hanno contribuito tutti: studiosi, storici, opinionisti, giornalisti, politici che da giovani hanno vissuto quelle esperienze resistenziali e che poi sono stati “ingabbiati” all’interno di una tacita lobby, ottenendo in cambio fulgide carriere ed eterne benemerenze. Come appunto è accaduto per Sandro Curzi, non a caso piazzato a RAI3 dove creò “Tele Kabul” e come è accaduto anche ad Arrigo Boldrini ed a tutti i troppi ignoti ma ben compensati il cui unico merito è stato quello di aver partecipato alla resistenza rossa. Quanti sono dunque e quali sono gli ex partigiani, i loro simpatizzanti, i loro parenti, i loro discendenti, i loro beneficiati, i loro raccomandati, i loro assistiti, le loro clientele, i loro amici che hanno occupato e che ancora occupano, grazie a questa lobby tacita, posti di rilievo nell’apparato burocratico, politico, giornalistico, mediatico dello Stato italiano e che hanno così fattivamente contribuito a mantenere il segreto sull’attività terroristica dei partigiani rossi e della loro Gladio Rossa?
In tal modo il controllo comunista sul potere mediatico e giudiziario è stato assoluto e totale. Andreotti minacciò rivelazioni scabrose sulla Gladio Rossa parlando nel 1990 della Gladio Bianca? Subito quel potere mediatico – giudiziario riuscì a trasferire l’interesse che sarebbe nato intorno a quello scandalo storico politico, con la manovra diversiva del processo contro Andreotti che attrasse subito l’attenzione dell’opinione pubblica italiana.
Craxi credeva di poter tenere sotto controllo i comunisti perché pagava loro un terzo delle tangenti? La tacita lobby ha calato l’asso pigliatutto, la Magistratura che, unica a poter intraprendere l’azione penale, ha finto di non vedere la corruzione del Pci. Così era ormai diventata una cosa scontata per il resistenzialismo rosso giungere al potere politico in Italia per assenza di competitori.
Ecco perché quando nel 1994 fu ridicolizzato nelle urne democratiche da Silvio Berlusconi , il resistenzialismo rosso si rivoltò, come un bulldozer inferocito, sfoderando tutta la potenza di fuoco della sua imponente struttura mediatico – giudiziaria contro di lui.
Se anche il centrodestra berlusconiano o post berlusconiano è popolato da seguaci di quel resistenzialismo rosso- e tali mi appaiono i tanti che davanti a simili ragionamenti storici altro non sanno profferire se non degli stentati ed inutili “ma è roba passata”, “roba sepolta”, una “inutile perdita di tempo” allora il regime del resistenzialismo rosso è totale, soft, completo. E addio alle nostre libertà.

Gaetano Immè

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