lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Il tricolore e Franceschini
Pubblicato il 07-01-2014


Il sette di gennaio è l’anniversario della fondazione del tricolore, vessillo scelto in occasione del primo congresso della Repubblica Cispadana nel 1797 e divenuto poi simbolo dell’unità nazionale. Oggi la mia città, Reggio Emilia, si è agghindata come al solito coi tre colori e ha ricevuto due ministri, Franceschini e Delrio, oltre al presidente della Corte costituzionale Silvestri, che ha tenuto al teatro Ariosto la sua lectio magistralis. Il tricolore, nella storia politica di questo secolo e mezzo, è stato diversamente interpretato, valorizzato e anche contestato. Durante il Risorgimento era il vessillo dei nostri eroi, dell’Italia da conquistare, della lotta agli austriaci e agli oppressori. Poi tale è rimasto nell’epopea interventista durante la prima guerra mondiale. Contestato per questo dai rivoluzionari e dai neutralisti nell’immediato dopoguerra, é stato inopinatamente messo in soffitta e sostituito dalle bandiere rosse issate sui pennoni in luogo della bandiera nazionale dopo la conquista dei comuni da parte delle sinistre alla fine degli anni dieci.

Rispolverato dal fascismo venne poi oltraggiato dai nuovi paladini della rivoluzione, e dimenticato anche da larga parte della sinistra riformista, fimo agli anni settanta. Solo riscoperto in occasione dei mondiali di calcio e sventolato come vessillo delle destre nelle manifestazioni politiche. É capitato così che, dopo la fine delle vecchie contrapposizioni, ancora il tricolore si sia affacciato come simbolo di tutti e da tutti riconosciuto come tale. Se posso aggiungere un particolare, devo ricordare che per primo il PSI di Craxi riscoprì e valorizzò con la figura di Garibaldi anche il mito del tricolore, che era stato riproposto anche dal vecchio Pci, ma solo sotto la sua falce e martello. Tanto che si parlò di socialismo tricolore. Una delle tante anticipazioni del nostro passato.

Dario Franceschini ha parlato solo di politica. E ha voluto ricordare tre cose. La prima è che il governo durerà fino al 2015 e questo appare un dato ormai scontato. La seconda è che occorre, nei prossimi mesi, addirittura prima delle elezioni europee, procedere a due riforme istituzionali. La prima è la legge costituzionale relativa alla soppressione del Senato come Camera elettiva e all’introduzione del mono cameralismo, con conseguente diminuzione del numero dei parlamentari. La seconda é la riforma elettorale, a doppio turno, per far sì che vi sia un vincitore che possa governare. La terza cosa ricordata da Franceschini riguarda l’impegno del governo a trattare con l’Europa la separazione degli investimenti dalla percentuale del 3 per cento deficit-pil. Sarebbe un grande passo, che attendiamo da tempo. Ma l’Italia ha l’autorevolezza per ottenerlo? Su questo nutriamo qualche dubbio. Come del resto ricordato da Giavazzi e Alesina sul Corriere, occorrerebbe presentarci in Europa con un progetto di forte riduzione della spesa pubblica e conseguente alleggerimento del prelievo fiscale. Dalla legge di stabilità non emerge con sufficiente chiarezza questa volontà. Vedremo nelle prossime settimane.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore , il problema é sempre quello : razionalizzazione dello Stato in senso lato a partire dalle partecipate , dalle aziende . Con conseguente responsabilità degli amministratori a non fare debiti … Perché dobbiamo votare (oggi ) il Salva Roma , senza garanzie che ci sia il risanamento? Ieri altri salvataggi ? Perché caricare sulle persone la gestione disastrosa di alcuni sugli Italiani . Questo dovrebbe essere un obiettivo del PSI ..

  2. Non ci sara’ salvezza per l’Itaia se non verra’ tagliata la spesa pubblica ed il numero eccessivo di farabutti e fannulloni che mangiano sulla pelle dei poveri contribuenti. Che si vergogni Letta e quell’altro suo complice Napolitano.
    JDA

  3. Sulla spesa pubblica le poche proposte sono materia trita e ritrita questi pensano di poter governare il Paese senza conoscerlo, ridurre i costi della burocrazia, varare una patrimoniale per far pagare a chi possiede di più, dismettere una parte del patrimonio pubblico non strategico, ridurre le spese militari, concordare una tassazione seria con il vaticano, ridurre lentamente il costo del lavoro, non risanare con faciloneria i debiti delle pubbliche amministrazioni, queste proposte concrete inizierebbero un percorso nuovo di risanamento

  4. Per me il problema non è la spesa pubblica da diminuire , ma la qualita e la razionalizzazione della spesa. Gli sprechi sono il male dell’Italia ma non si eliminano gli sprechi spendendo meno. ma spendendo rapidamente e meglio.Sul costo del lavoro l’unica cosa da fare sarebbe quella di togliere dai contributi (cosa grava sui salari e stipendi non sono le imposte ” si dice imposte non tasse” ma i contributi ).la parte relativa all’assistenza . cassa integrazione , assicurazione malattie , contributi per la disoccupazione devono gravare sulla fiscalità generale, non costituire costo del lavoro, questa parte di contributi devono andare direttamente ad integrare il netto in busta paga .
    Una domanda a tutti una azienda dell’Emilia terremotata non a ricevuto nulla per la sua ricostruzione , pare dovrebbe ricevere 1/milione , perchè la stessa risulta avere un debito verso l’Imps per €. 10.000, verrei tanto vedere in faccia quei burocrati che hanno fatto questa perla , non si poteva togliere il debito all’Inps defalcandolo dal milione ????. se una aziendo o una attività economica è in debito verso l’Inps è perchè era già in crisi se non la si aiuta, non riaprirà mai , ed avremo solo disoccupati da assistere , tanto vale dargli i contributi per la ricostruzione , intimandogli però un piano di rientro per i debiti pregressi.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

  5. Carissimo Mauro,
    Vero è che la tua Reggio ha dato all’Italia la bandiera tricolore e tu fai bene a ricordarlo in ogni occasione ; ma è anche vero cha la Reggio di Calabria ha dato il nome all’Italia e constato che questo importante fatto tu non lo ricordi mai.
    Penso che il Gemellaggio delle due Reggio sarebbe una utile occasione per ricordare al Paese, all’Europa e al mondo intero questi importanti fatti della nostra storia. Che ne pensi?

  6. La nostra bandiera tricolore deve essere sempre amata al di là da chi la vuole sventolare. Impellente è pure la rivisitazione della spesa pubblica, arrivata a livelli insopportabili e nel contempo una riforma del sistema Stato e dei troppi Enti inutili e sempre in rosso nonchè una seria lotta all’evasione ed elusione fiscale. Per quanto riguarda le riforme Costituzionali io personalmente resto fermo sull’elezione di un’Assemblea Costituente eletta con il sistema proporzionale per dare modo al Parlamento di occuparsi di altre faccende non meno importanti. La semplificazione delle Regioni, con eliminazione di quelle a statuto speciale e riduzione del loro numero è a mio avviso ineludibile. Meno leggi e controlli a tappeto per l’applicazione di quelle esistenti con lotta ai furbetti in generale. L’elenco potrebbe essere lungo, ma in generale dobbiamo fare di tutto per riportare l’Italia alla normalità compreso il sistema partiti art. 49 Costituzione.

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