giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il voto ai sedicenni come impegno attivo nella vita politica
Pubblicato il 08-01-2014


Voto-sedicenni“Un ceffone a demagoghi e populisti”. Così, lo scorso 3 gennaio, Riccardo Nencini ha commentato a Orta di Atella, la città in provincia di Caserta indicata come la più “giovane” d’Italia, la proposta di legge socialista, che prevede l’estensione dell’elettorato nelle elezioni amministrative ai giovani che abbiano compiuto i sedici anni d’età. La speranza è che l’Italia sia la prossima nazione a istituzionalizzare il voto per i giovanissimi sulla scia della dichiarazione del Parlamento europeo, del settembre 2012, per l’istituzionalizzazione del diritto di voto ai giovanissimi sedicenni.
Attualmente, in Europa, il voto ai sedicenni è legge in Austria, nelle isole britanniche di Man, Jersey e Guernsey e in alcuni territori della Norvegia, Svizzera e Germania. In quest’ultima, la questione è stata sollevata in occasione dell’elezione dei länder nella città – Stato di Brema, nel maggio 2011, per la quale era sufficiente aver compiuto i sedici anni. La cancelliera Merkel ha, però, arrestato il trend, temendo le conseguenze dei voti di giovanissimi elettori.

Il duplice dibattito europeo sul voto ai sedicenni si muove su due direttrici: l’una che responsabilizza i giovani, attribuendo loro un diritto politico da cui, inevitabilmente, scaturisce la soddisfazione di un dovere e, l’altra che strumentalizza la proposta, intendendola come puro ampliamento del bacino degli elettori. Spostando l’ottica dalla pura demagogia e contestualizzando l’iniziativa socialista nel contesto socio – culturale odierno, che offre una vasta gamma di strumenti informativi ai giovani, la proposta di far votare i sedicenni riconosce loro una maturità politica solitamente disconosciuta dal ritratto che fanno i media di questa generazione.

“L’obiettivo del disegno di legge socialista – spiega il segretario nazionale Nencini – è quello di allargare la platea della partecipazione, chiedere a un giovane, che oggi ha maggiori possibilità di essere informato rispetto a trent’anni fa, di partecipare attivamente alla vita politica e impegnare una nuova generazione nella scelta del futuro dell’Italia”. Il coinvolgimento dei più giovani nel processo elettorale del diritto al voto è una possibile risposta al generale scollamento tra paese reale e rappresentanza politica, oltre a raffigurare l’entrata in scena di nuove sensibilità nella platea partecipativa della nostra vita democratica.

Silvia Anela

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