mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

IMU-Bankitalia, un groviglio dietro la gazzarra del M5S
Pubblicato il 30-01-2014


Decreto IMU BankItaliaSul filo di lana, il Decreto IMU BankItalia è stato convertito in legge. Trascurato dai media, è tardivamente venuto alla ribalta anche se più per modalità, certamente non ortodosse come la gazzarra dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, di ostruzionismo e protesta che non per la sostanza dei fatti. Proviamo a spiegare cosa è successo. Il decreto, ora convertito in legge, prevede che una parte dell’IMU abbonata ai cittadini italiani nel 2013 sia coperta tramite una entrata erariale straordinaria derivante dalla rivalutazione delle quote detenute da banche ed assicurazioni nella Banca d’Italia. Vi è quindi una certa correlazione tra le due questioni, anche se non così stretta, visto che le coperture IMU potevano essere recuperate in altre voci del bilancio pubblico.

IL CAPITALE BANKIT PASSA A 7,5 MILIARDI DI EURO – Veniamo alla questione della privatizzazione della Banca d’Italia. Storicamente la Banca centrale italiana è stata detenuta dalle istituzioni finanziarie del nostro Paese, che va ribadito non hanno poteri nella governance della istituzione pubblica. Il capitale di Bankit, da molti decenni pari a trecento milioni di lire, corrispondenti a 156.000 euro, in base alla nuova legge sarà rivalutato a 7,5 miliardi di Euro, utilizzando per la rivalutazione una parte delle riserve del nostro Paese. Queste riserve si sono formate negli anni anche con gli utili che la Banca d’Italia produce e che derivano sostanzialmente dall’attività di signoraggio e di rifinanziamento degli attivi bancari. Utili che dall’introduzione dell’Euro sono in realtà prodotti dalla Banca Centrale Europea e poi girati quota parte alle banche centrali dell’Eurosistema.

EFFETTI DELLA RIVALUTAZIONE – La rivalutazione avrà almeno tre effetti. Il primo consiste nel fatto che lo Stato incasserà una imposta una tantum , calcolata con l’aliquota piuttosto agevolata del 12%, sulle plusvalenze che le banche iscriveranno nei propri bilanci. E’ stato stimato che il gettito per lo Stato sarà di circa 900 milioni di Euro. Il secondo effetto consiste nel fatto che, grazie alla rivalutazione del capitale, sarà possibile per la Banca d’Italia distribuire annualmente un dividendo maggiore alle banche private . Infatti essendo previsto un tetto agli utili distribuibili da parte della Banca Centrale, che non possono superare una certa percentuale del capitale se il valore del capitale di Bankit aumenta è possibile distribuire più utili alle banche ed assicurazioni azioniste. Il terzo effetto deriva dal fatto che la nuova legge prevede che i soci di Bankit con quote superiori al 3% debbano, nell’arco di tre anni, ridurre la propria partecipazione. Se però non trovano acquirenti, potranno temporaneamente rivendere l’eccesso di quote alla stessa Banca d’Italia. La quale, chiaramente, dovrà corrispondere un corrispettivo: si tratta del famoso regalo alle banche da 4,2 miliardi di Euro.

LE OMBRE – Molte sono le opacità dell’intera questione. La prima riguarda la stessa entità della rivalutazione. L’entità della rivalutazione è stata decisa molto discrezionalmente, sulla base di alcune analisi peraltro tecnicamente discutibili ed è stata fissata al massimo del range dei valori possibili. La rivalutazione beneficia una parte del sistema creditizio e finanziario, quello socio di Bankit, ma esclude tutte le banche ed assicurazioni che non sono socie di Bankit. L’aliquota con cui si è deciso di tassare la plusvalenza, pari al 12%, è ridotta rispetto al 20% abitualmente utilizzata per le rendite finanziarie. La stessa modalità di approvazione di una questione così delicata, e la messa in correlazione con l’IMU, appare quantomeno forzata.

LE LUCI – Proviamo ad andare oltre e spiegare anche perché questa operazione trova una sua giustificazione. Primo, le banche hanno anticipato la copertura dell’IMU con un aggravio dell’imposta IRES, ma questo giustifica solo superficialmente ed in parte l’intervento. Ben più rilevante è il fatto che negli scorsi tre anni il sistema creditizio italiano ha sostenuto le finanze pubbliche acquistando ingenti quantitativi di titoli di Stato italiani, che sono stati progressivamente declassati dalle principali agenzie di rating. Quelle stesse banche che all’attivo avevano titoli di Stato hanno dunque subito un aumento del costo della provvista e dunque una riduzione di redditività dovuta al sostegno dato allo Stato italiano. Inoltre, il sistema bancario italiano, anche a causa della persistente crisi economica che solo recentemente sembrerebbe essere arrivata ad un punto di svolta, si è indebolito.  Ricordiamoci che gli impieghi delle banche sono diminuiti, ma le sofferenze sono aumentate, raggiungendo livelli di guardia anche in istituti di medie dimensioni. L’operazione di rivalutazione e successiva vendita delle quote Bankit consentirà ad alcuni operatori finanziari di registrare un utile che andrà a rafforzare i patrimoni e quindi consentirà alle banche italiane di rafforzarsi, anche in vista degli stress test europei. E qui entriamo nell’importanza di avere un sistema creditizio nazionale e legato al territorio per lo sviluppo delle imprese. Se questo non entra nella partita, non si può comprendere appieno l’operazione che è stata fatta con la conversione del Decreto IMU-Bankitalia. Se, infine, guardiamo in prospettiva quest’operazione, vediamo che la distribuzione a regime delle quote di Bankitalia consentirà in qualche modo di far tornare ad una base più ampia di cittadini europei gli utili derivanti dalla gestione della moneta.

Un’operazione dunque con luci ed ombre, il cui esito non è scontato. Solo il tempo ci dirà chi avrà avuto ragione, se i suoi sostenitori o i suoi detrattori.

Barone Rosso

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Commenti all'articolo
  1. Finalmente una esposizione chiara e circostanziata delle implicazioni di un provvedimento a cui non si voleva dare pubblicità.
    Caro Barone Rosso, tu rimandi ai posteri la sentenza sul cui prodest.
    Per i motivi che illustri così bene nel tuo articolo, sarei, invece, malpensante ritenendo che la rivalutazione delle quote di Bankit gioverà ai soliti noti. O no ?

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