martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps: conguaglio
dei contributi 2013
Pubblicato il 04-01-2014


Con la fine dell’anno i datori di lavoro devono portare a compimento le operazioni di conguaglio riferite, per quanto concerne l’Inps, ai contributi di previdenza e di assistenza. L’Istituto, come di consueto, ha emanato la circolare esplicativa alla quale i datori di lavoro devono attenersi per effettuare il conguaglio di fine anno 2013 dei contributi previdenziali e assistenziali. L’approssimarsi della fine dell’anno solare segna, in genere, il momento in cui i datori di lavoro sono chiamati ad espletare alcune operazioni di conguaglio connesse agli oneri assicurativi previdenziali e assistenziali. Per effetto di talune specifiche normative, infatti, può risultare necessario:

· pervenire a una precisa quantificazione dell’imponibile contributivo (art. 6 del D.Lgs n. 314/1997);

· applicare con esattezza le aliquote correlate all’imponibile stesso;

· imputare, all’anno di competenza, gli elementi variabili della retribuzione imponibile per i quali gli adempimenti contributivi vengono assolti con la successiva denuncia del mese di gennaio 2014.

E’ appena il caso di elencare in proposito le singole fattispecie alle quali poi l’Ente, nella richiamata circolare, abbina le istruzioni operative per la corretta compilazione del flusso Uniemens oltre a riassumere la disciplina di riferimento :

– variabili della retribuzione (D.M. 7 ottobre 1993);

– massimale contributivo e pensionabile art. 2, c. 18 della legge n. 335/1995, pari, l’anno 2013, a € 99.034,00;

– contributo aggiuntivo IVS 1%, art. 3-ter della legge n. 438/1992 (a carico del lavoratore) eccedente il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile determinata ai fini dell’applicazione dell’art. 21, c. 6 della legge 11.3.1988 n. 67. Per l’anno 2013, tale limite è risultato pari a € 45.530,00 annui, corrispondenti a € 3.794,00 mensili;

– conguagli sui contributi versati sui compensi ferie a seguito fruizione delle stesse;

– “fringe benefits” esenti non superiori al limite di € 258,23 nel periodo d’imposta (art. 51, c. 3 del T.U.I.R.);

– auto aziendali;

– prestiti ai dipendenti;

– conguagli per versamenti di quote di TFR al Fondo di Tesoreria;

– rivalutazione annuale del TFR conferito al Fondo di Tesoreria;

– operazioni societarie.

I datori di lavoro possono assolvere all’adempimento di conguaglio in questione, oltre che con la denuncia di competenza del mese di “dicembre 2013” (scadenza 16/01/2014), anche con quella di competenza del mese di “gennaio 2014” (scadenza 17/02/2014), attenendosi alle modalità indicate con riferimento alle singole fattispecie. Considerato, peraltro, che – dal 2007 – i conguagli possono riguardare anche il Tfr al Fondo di Tesoreria e le misure compensative, si ricorda, per ogni opportunità, che le relative operazioni possono essere inserite anche nella denuncia di “febbraio 2014” (scadenza 17 marzo 2014), senza aggravio di oneri accessori. Resta fermo l’obbligo del versamento o del recupero dei contributi dovuti sulle componenti variabili della retribuzione nel mese di gennaio 2014. In merito, poi, ad alcune categorie di dipendenti pubblici, ovvero al personale iscritto al Fondo Pensioni per le Ferrovie dello Stato e al Fondo di quiescenza ex Ipost, la sistemazione della maggiorazione del 18 per cento prefigurata dall’art. 22 della legge n. 177/1976 può avvenire anche con la denuncia del mese di “febbraio 2014”.

Inps, assegno di invalidità: stop ai non residenti

Le prestazioni per invalidità civile possono essere corrisposte dall’Inps solo se il soggetto interessato abbia dimora effettiva, stabile e abituale in Italia. Lo ha recentemente precisato lo stesso Ente di previdenza nel messaggio n. 20966/2013 in risposta ad alcune richieste di chiarimenti formulate da parte delle proprie strutture territoriali. Questi i dubbi avanzati. Numerosi uffici periferici, viene riportato nella nota, hanno chiesto chiarimenti e indicazioni in merito al requisito della residenza ai fini del riconoscimento delle prestazioni d’invalidità civile (pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili; pensioni e indennità ai sordomuti e ai ciechi civili).

Al riguardo, ha osservato la sede centrale dell’Istituto, ai sensi dell’art. 43 del codice civile, la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. L’interpretazione giurisprudenziale ha sempre privilegiato la situazione di fatto, intesa come l’effettiva presenza del soggetto in un determinato luogo, rispetto all’elemento soggettivo, cioè all’intenzione di dimorarvi, che viene presunta fino a prova contraria. Pertanto, il requisito della residenza deve ritenersi soddisfatto in caso di dimora effettiva, stabile e abituale in Italia del soggetto interessato.

Peraltro, continua il messaggio, (con riferimento alla normativa europea diramata in proposito) anche in ambito comunitario (art. 70 del Regolamento Ce n. 883/2004) viene confermato il carattere dell’inesportabilità di tali prestazioni, che possono essere erogate esclusivamente nello stato membro in cui gli interessati risiedono, in base ai criteri prescritti dalla legislazione nazionale, e che sono a carico dell’istituzione del luogo di residenza. Gli uffici periferici dell’Inps sono quindi espressamente tenuti alla verifica e al controllo dell’effettiva dimora dell’interessato in Italia e devono necessariamente procedere alla sospensione eventuale della prestazione di invalidità civile in caso risulti la permanenza fuori dal territorio italiano per un periodo superiore a sei mesi, a meno che non ricorrano gravi motivi sanitari idoneamente certificati da parte del soggetto coinvolto (per esempio, interventi terapeutici, ricoveri, cure specialistiche da effettuarsi presso strutture sanitarie estere; esigenza di assistenza continua da parte di un familiare residente all’estero; esigenza di acquisire farmaci disponibili fuori dal territorio italiano ecc.).

Ai fini della verifica di cui si tratta vanno opportunamente esperiti accertamenti presso il comune in cui risulta l’iscrizione anagrafica dell’assistito, con l’ausilio della polizia locale. Occorre inoltre effettuare verifiche e riscontri tramite l’acquisizione di documentazione attestante la permanenza o meno sul territorio italiano (visti d’ingresso o di uscita sul passaporto, dichiarazioni del consolato), richiedendo, ove fosse indispensabile, la collaborazione dell’autorità di pubblica sicurezza. Decorso un anno dalla sospensione e verificato il permanere della mancanza del requisito della residenza, si deve formalmente procedere alla revoca del beneficio.

Ilo-Ohchr: proteggere diritti e libertà lavoratori immigrati 

“L’Ilo e l’Ohchr rendono omaggio ai 232 milioni di migranti nel mondo che hanno lasciato il proprio paese alla ricerca di una vita migliore e più dignitosa per loro stessi e per le loro famiglie. I migranti contribuiscono in modo significativo e sostanziale allo sviluppo economico, sociale e culturale dei paesi ospitanti come pure delle proprie comunità di origine. Troppo spesso non viene riconosciuto il loro contributo, con il dibattito pubblico dominato da atteggiamenti xenofobi e discriminatori, sul lavoro e non solo”.

Lo scrivono, in un messaggio congiunto, il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder, e l’alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Navi Pillay. “La discriminazione basata sulla condizione di migrante – fanno notare – è una violazione dei diritti umani e anche un freno al lavoro dignitoso e all’integrazione sociale. I migranti in situazione irregolare sono maggiormente a rischio di abusi ed esposti a discriminazioni, esclusione, sfruttamento e vessazioni lungo tutto il percorso migratorio”. “Di fronte a una tale situazione -precisano- è giunto il momento di cambiare radicalmente il nostro modo di considerare la migrazione. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per aumentare la consapevolezza sul contributo positivo sociale e economico dei migranti nella società. E’ ora di rispettare effettivamente i loro diritti umani e le norme del lavoro e di prendere misure concrete per combattere discriminazione e xenofobia”.

In particolare, secondo Guy Ryder e Navi Pillay, attraverso “l’avvio di riforme legislative e non solo per eliminare tutte le forme di discriminazione nei confronti dei migranti; l’applicazione più rigorosa delle leggi, rendendo perseguibili xenofobia e violenza, e consentendo l’accesso dei migranti alla giustizia; la promozione di campagne con tutti gli attori sociali, per porre fine alla diffusione di messaggi negativi e sbagliati, e promuovere tolleranza e rispetto nei confronti dei migranti; e la raccolta e la diffusione di dati affidabili sulla discriminazione e sul contributo positivo dei migranti allo sviluppo dei paesi ospitanti come pure delle comunità di origine”. “Ad ottobre, durante il dialogo di alto livello delle Nazioni Unite su migrazione internazionale e sviluppo – ricordano – gli Stati membri hanno ribadito la necessità di promuovere e proteggere in maniera efficace i diritti e le libertà fondamentali di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status. Hanno anche sottolineato la necessità di rispettare le norme internazionali del lavoro e i diritti dei migranti nei luoghi di lavoro”.

Carlo Pareto

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