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Opinioni e commenti
 

Inps, pensioni: in arrivo la busta arancione
Pubblicato il 10-01-2014


Di ritocco delle pensioni l’esecutivo Letta non ne vuole sapere, ma tra le novità provenienti dall’Inps in questa primo scorcio dell’anno si segnala l’introduzione della busta arancione, uno strumento mirato ad informare i lavoratori sulla loro situazione pensionistica in tempo reale, in grado cioè di fornire informazioni sugli anni di contribuzione versati e mancanti, l’entità dell’eventuale rendita, e quando poter andare in quiescenza ed altro, con anche la possibilità ulteriore del calcolo del trattamento elaborato telematicamente online.Sebbene se ne parlasse da tempo sembrava che la busta arancione della pensione non dovesse mai venire adottata in Italia, tanto che a fine dicembre 2013 c’erano state delle conferme sull’abbandono del progetto; invece proprio in questi giorni Enrico Giovannini, il ministro del Welfare, ha dichiarato che “è stato avviata l’operazione che, nel corso del 2014, porterà ad informare tutti i lavoratori delle diverse gestioni Inps sulla loro futura condizione pensionistica ed a consentire loro di effettuare simulazioni di quest’ultima, la cosiddetta busta arancione”. Gli interessati – ha annunciato il responsabile del Lavoro – riceveranno l’informativa direttamente al loro domicilio e potranno in seguito effettuare delle simulazioni in rete sui siti istituzionali.

Per i lavoratori a cui mancano pochi anni alla pensione le informazioni e le simulazioni del rendimento pensionistico ovviamente daranno risultati più precisi che per i giovani o comunque chi ancora è nel pieno della carriera lavorativa. Il termine busta arancione deriva esattamente dal colore che l’informativa cartacea aveva originariamente nei paesi scandinavi, i primi a fornire tale servizio ai propri cittadini che qui in Italia vedrà una prima fase sperimentale di alcuni mesi in questo 2014. Ma come i più attenti rammentano, già alcuni anni fa l’Istituto di previdenza pensò a un servizio automatizzato di simulazione e computo della pensione, ma il progetto venne sospeso quasi subito visto che lo stesso presidente Mastrapasqua disse “Se dovessimo fornire la simulazione della prestazione pensionistica agli assicurati parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”. Tra i più favorevoli alla busta arancione della pensione ci sono le assicurazioni e in genere chiunque sia nel ramo della previdenza complementare: in fondo, se è proprio l’Inps a dire quanto si prenderà di pensione, poi magari la voglia di una pensione integrativa viene naturale e spontanea al lavoratore.

Welfare, un prestito per anticipare la pensione

La questione era uscita dai radar. Ma presto potrebbe tornare di attualità. Il ministro del lavoro, Enrico Giovannini, sta lavorando ad una «manutenzione» della riforma delle pensioni per introdurre degli elementi di flessibilità sia per i lavoratori che vogliono lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti attuali, ma anche per le imprese che potrebbero avere la necessità di ringiovanire il proprio personale. Lo schema è quello del cosiddetto «prestito pensionistico», un’ipotesi che già era circolata e di cui si era parlato nei mesi scorsi. Funzionerebbe più meno così: supponiamo che ad un lavoratore manchino due anni alla pensione. Con le regole attuali non potrebbe fare altro che attendere.

Con il meccanismo al quale sta lavorando Giovannini, invece, potrebbe lasciare anticipatamente il lavoro. Non andrebbe in quiescenza, ma incasserebbe un assegno pari ad una certa percentuale del suo stipendio (per esempio l’80%) pagato dall’Inps eventualmente con il contributo della stessa azienda. Dal momento in cui, soddisfatte le condizioni per il pensionamento, si incomincia a percepire l’assegno previdenziale, quest’ultimo verrebbe decurtato di una cifra (che secondo le ipotesi circolate potrebbe oscillare tra il 10 e il 15%) per poter restituire i soldi ottenuti in prestito nei due anni precedenti. «Il meccanismo al quale stiamo lavorando», ha di recente spiegato a “Il Messaggero” il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, «prevede anche il coinvolgimento da parte delle imprese oltre che del lavoratore e dello Stato. È un’operazione anche finanziariamente difficile da disegnare». Il prestito pensionistico dovrebbe valere soltanto per i lavoratori del settore privato e sarebbe, comunque, un meccanismo volontario. Il principale ostacolo, come sempre accade quando si parla di pensioni, sono i costi per le casse pubbliche di un sistema del genere.

Costi che, ha puntualizzato Giovannini, «possono essere molto alti». Per questo si stanno facendo delle simulazioni insieme al ministero dell’Economia e alla Ragioneria generale dello Stato. Molto dipende dal numero di lavoratori e dal numero di imprese eventualmente interessate ad attivare il prestito. Se, per esempio, il mondo imprenditoriale non fosse propenso ad utilizzare il sistema, tutti i costi si scaricherebbero sui lavoratori e sull’Ente previdenziale. dunque il meccanismo potrebbe diventare difficilmente sostenibile. Anche per questo, non appena il lavoro tecnico di Giovannini sarà terminato, il risultato sarà illustrato alle parti sociali, a cominciare dalla Confindustria, per sondare l’interesse delle imprese.

«Già oggi», ha precisato Giovannini, «c’è un meccanismo che attraverso accordi sindacali permette la quiescenza anticipata con pagamento da parte dell’azienda di una quota consistente del gap pensionistico, è stato impiegato dalle grandi aziende, mentre non è utilizzabile dalle piccole. Anche queste ultime», ha aggiunto il ministro, «potrebbero avere l’interesse a dare uno scivolo ai lavoratori, soprattutto in quei comparti dove l’età avanzata può addirittura comportare rischi per il tipo di attività svolta». Il prestito pensionistico, inoltre, sarebbe alternativo all’altra ipotesi di cui pure si era discusso, ovverosia la cosiddetta staffetta generazionale.

In questo caso i lavoratori più anziani vedrebbero trasformati i loro contratti in part time con una contribuzione figurativa a carico dello Stato in modo da non incidere sul futuro assegno pensionistico, dando così la possibilità alle imprese comunque di far entrare giovani nel mercato del lavoro. In confronto alla staffetta, la misura di cui si tratta avrebbe anche un altro vantaggio, non secondario, quello di essere una opportunità in grado di dare una risposta più strutturale anche al problema degli esodati, fino ad ora affrontato con interventi poco incisivi, l’ultimo in finanziaria con la salvaguardia di altri 33 mila lavoratori.                                                                

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. La logica è sempre la solita, fare pagare agli ultimi.
    Se dal 2012 la pensione è per tutti contributiva è ovvio che per il lavoratore che viene, e non chiede (e già questo mi piace pochissimo), messo a part-time gli si debbano pagare i contributi reali o figurativi che siano, diversamente se gli mancano tre anni deve lavorarne 6 per raggiungere le settimane necessarie, ma mi chiedo un lavoratore che accetta il part-time quanto doveva guadagnare prima 2000 euro??? perchè se ne guadagna 1200, 1300, come la media dei lavoratori voglio vedere con 600 euro come vive. Chi fa queste belle pensate ha mai fatto i conti di casa sua per sapere quanto serve per vivere. Per quanto mi riguarda, la proposta può anche andare ma deve assolutamente rimanere una scelta volontaria del lavoratore.

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