martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

La Corte ha parlato. Ora tocca ai partiti
Pubblicato il 14-01-2014


Consulta-legge elettoraleLa Consulta ha pubblicato le ragioni della sentenza e ora bisogna cambiare per forza, la legge elettorale che c’è, il vituperato (oggi) Porcellum, non c’è più. Bisogna cambiare per forza perché anche se i tagli imposti dalla Corte, di fatto, lasciano comunque in vigore una legge praticamente completa e pronta all’uso, un proporzionale puro con (almeno) una preferenza, se si andasse alle urne domani la situazione politica risulterebbe con molte probabilità ancora più ingarbugliata di quella attuale.

Difatti applicando la legge elettorale – sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 4% e senza premio di maggioranza – come definita dalla Corte Costituzionale ai risultati del sondaggio effettuato ieri da Ipr Marketing sui consensi delle forze politiche, Letta non avrebbe più la maggioranza neppure alla Camera dove ci sarebbe solo quattro forze politiche: Pd, M5S, Fi e Ncd. Il partito guidato da Renzi avrebbe 261 seggi, 167 l’M5S di Grillo & Casaleggio, 159 Forza Italia di Berlusconi e 43 il Nuovo Centrodestra di Alfano.
Dunque Pd e Ncd assieme arriverebbero 304 deputati, 12 in meno della maggioranza richiesta (316). Al Senato, naturalmente, la situazione sarebbe altrettanto ingestibile.

Un risultato che potrebbe andare bene a Grillo, a Berlusconi e ad Alfano, ma certamente non a Renzi che si troverebbe impantanato in una nuova coalizione, inevitabile, con l’opposizione e questa volta senza lo ‘scudo’ di Letta.

È presumibile dunque che ce la metta tutta per trovare un accordo, che come auspica Letta, parta dalla maggioranza, ma senza escludere nessuno. Certo è che comunque le Camere, almeno formalmente come ha spiegato la Corte, sono pienamente legittimate e dunque possono lavorare alla nuova legge.

È quanto sottolinea il segretario del PSI, Riccardo Nencini quando afferma che “le motivazioni della Consulta ci forniscono un dato inequivocabile: il Parlamento è pienamente legittimo. Uno schiaffo a populisti e demagoghi. La palla passa alle Camere per una seria riforma della legge elettorale. Non c’è più tempo da perdere. Si tratta ora di trovare una convergenza a partire dalle forze politiche di maggioranza per sciogliere i due nodi, quello del premio di maggioranza ‘eccessivo’ e delle liste bloccate. E nello stesso tempo garantire stabilità al governo e agli elettori, rappresentanza democratica e capacità di scelta degli eletti. La strada del doppio turno di collegio – conclude Nencini – potrebbe essere la base di discussione più proficua”.

Anche il senatore socialista, Enrico Buemi, che guida la Commissione Giustizia di Palazzo Madama, plaude alla sentenza perché “lungi dall’aver perpetrato un arbitrio, la Corte ha riconosciuto, infatti, che arbitro del sistema elettorale è prima di tutto il Legislatore. Le conseguenze della sentenza non sono affatto ostative di nuove opzioni legislative ispirate ad altri sistemi: solo che ognuno di essi richiede di essere adottato con il rispetto di quei criteri di proporzionalità e ragionevolezza che fino ad oggi, nella produzione legislativa elettorale, sono mancati. Tutta la politica è chiamata a dare una risposta alta e il più possibile unitaria definendo un nuovo punto di equilibrio tra esigenze della rappresentatività e della governabilità. A condizione, però, che nuove “vocazioni maggioritarie” non tornino ad essere l’alibi per imporre scelte di stretta convenienza di parte”, ha concluso Buemi con un chiaro riferimento al Porcellum che nacque dall’incontro politico di Berlusconi e Veltroni per eliminare, come avvenne, qualunque concorrenza politica.

Ma se non si trovasse l’accordo e invece la crisi precipitasse – abbiamo chiesto al costituzionalista, Fulco Lanchester – si potrebbe andare a votare con la legge che c’è?
Quello che ci ha lasciato la Consulta è comunque un sistema con cui potremmo andare subito alle elezioni, autoapplicativo. La  Corte suggerisce addirittura all’Esecutivo come fare a inserire la preferenza nella scheda.

Una Corte ‘interventista’?
La Corte è intervenuta per sanare l’inerzia del sistema politico-parlamentare, oramai “imballato”. Un po’ come hanno fatto già il Capo dello Stato, la Corte di Cassazione e la Corte dei Conti. Non è un caso se il ricorso sia stato dichiarato “ammissibile” a marzo dopo il fallimento del tentativo di Bersani, accompagnando la soluzione del governo Letta.

In supplenza al sistema politico…
Certamente. Stiamo assistendo all’esercizio incisivo di poteri integratori e di supplenza da parte di organi di controllo interni (il Capo dello Stato) ed esterni (la Corte costituzionale, la Corte di cassazione, ecc.). La situazione, al di là delle apparenze, rimane estremamente precaria. È, infatti, evidente che le difficoltà di un’intesa tra le forze politiche non mancano di certo e che anche se il 27 dalla Camera potrà uscire un testo, poi dovrà andare al Senato dove la situazione è assai più complessa.

L’intesa bisogna cercarla sulle tre proposte di Renzi…
Le tre proposte avanzate dal segretario del PD, sono innanzitutto uno strumento comunicativo verso l’esterno e l’interno. 

Ma c’è una base di discussione …
La Corte pone dei parametri cui bisogna attenersi nello scrivere una nuova legge, ovvero quelli della ragionevolezza del premio di maggioranza e della proporzionalità sulla base degli articoli 3 e 48, parametri a cui non corrispondeva certamente il Porcellum. Il legislatore deve attenersi a questi parametri.

Allora non resta che aspettare che trovino un accordo?
Dalle due ultime pagine della sentenza emerge comunque un messaggio che è devastante quando si scrive che alla Camera e al Senato sono stati eletti attraverso un meccanismo incostituzionale una serie di parlamentari. È vero che il sistema attuale è legittimo, ma solo da un punto di vista giuridico. C’è da chiedersi se queste Camere abbiano la legittimità politica per scrivere una nuova legge elettorale. Io temo di no e comunque si può andare benissimo subito alle urne.

Ma il rischio di un nulla di fatto è altissimo…
Renzi può correre il rischio. So che una tesi di questo genere può essere considerata non molto popolare, ma Renzi potrebbe farcela.

Carlo Correr

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