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Opinioni e commenti
 

La legge ad partitum di R & B
Pubblicato il 21-01-2014


Soglie alte, listini bloccati, premio di maggioranza. La proposta di legge elettorale messa a punto da Renzi e Berlusconi, coincide perfettamente con gli interessi dei due partiti più forti che, ricordiamo, alle ultime elezioni hanno ottenuto meno di 16 milioni di voti, ovvero assai meno di un terzo dell’intero corpo elettorale (aventi diritto al voto 50.449.979).

A leggere l’impianto della nuova legge, ammesso e non concesso che tale sia quella che verrà presentata e poi approvata dalle Camere, emerge con grande evidenza la ‘impermeabilità’ del sistema che si viene a definire, soprattutto se si tiene conto delle modifiche introdotte alle regole del ‘finanziamento’ pubblico ai partiti. Mi spiego.

Una nuova forza politica che dovesse emergere, per sperare di ottenere rappresentanti in Parlamento, dovrebbe superare una soglia altissima, l’8%, ovvero dovrebbe raccogliere il consenso di quattro milioni circa di elettori. Per far questo dovrebbe superare difficoltà enormi, non potendo contare sul finanziamento pubblico e con diritti pressoché inesistenti di accesso al sistema radiotelevisivo pubblico. Quanto al finanziamento privato, se si trattasse di una forza politica che intendesse rappresentare le fasce più deboli, non potrebbe presumibilmente, ça va sans dire, fare affidamento su sovvenzioni private apprezzabili.

Dunque la nuova legge ‘blinda’ il sistema attuale, fotografa gli attori oggi in campo e grazie al meccanismo selettivo del premio di maggioranza, sembra in grado di escludere dalla gara finale anche il Movimento 5 Stelle di Grillo. Di fatto lascia in campo due soli partiti e quanto alle rispettive coalizioni, tanto quella di centrosinistra, quanto quella di centrodestra, somiglieranno assai ai ‘fronti popolari’ dell’ex blocco sovietico, quando attorno al partito comunista nazionale, si raccoglieva in alcuni casi (Polonia, Cecoslovacchia, Germania ecc.) un’alleanza di partiti satelliti, che serviva unicamente a conservare un simulacro di democrazia parlamentare rappresentativa.

Va da sé che né Alfano né Vendola potranno mai aspirare ad altro che a chiedere un ‘posto al sole’, ovvero contrattare al meglio l’eventuale apparentamento, sempre che se la sentano di sfidare la soglia del 5% (a proposito, che fine ha fatto la regola del primo arrivato sotto il 2%?).

Ma la nuova legge non solo rende impossibile ‘scalare’ il sistema da fuori, rende altrettanto difficile scalarlo dall’interno grazie ai listini bloccati che come nel porcellum assegnano un potere assoluto ai leader dei partiti, praticamente a due soli leader, dando vita a una diarchia. Non solo si uccidono gli odiati e disprezzati ‘partitini’, ma si rendono virtualmente impossibili le scissioni.  Un bene? Mah.

Dunque, come fu con Veltroni, anche in questo caso Berlusconi è riuscito a imporre il suo bipolarismo coatto, che assomiglia sempre più a un bipartitismo coatto. Il Cavaliere ha dimostrato di essere un fine politico che negli anni ha messo nel sacco tutti i leader dell’opposizione, da Occhetto a D’Alema, da Veltroni a Bersani (meno uno, Romano Prodi, combattuto strenuamente anche quando si è avvicinato alla soglia del Quirinale). Era morto, è risorto (politicamente). Aveva partito debole e minoritario, ora ne ha due, anzi una coalizione. Tanto di cappello! Bravo!

Non sappiamo se Renzi farà la fine dei suoi predecessori, ma ci preoccupa il segnale che la ‘blindatura’ di questo sistema politico lancia agli italiani. Hanno paura (anche di lui) e si sono rifugiato in un bunker.

Ha ragione Grillo? Se non ha proprio ragione, poco ci manca, ma di certo in molti si rafforzerà l’idea che la nostra si avvia ad essere una post-democrazia, un regime soft, sempre più sclerotizzato, che allontana un numero crescente di elettori dalle urne, non solo i nostalgici (socialisti, comunisti, democristiani, liberali, repubblicani e socialdemocratici) quanto gli inguaribili affezionati alla democrazia liberale parlamentare, dove si confrontavano prima le idee e poi gli interessi e non bastava dire senza arrossire che così ‘ non ci sarà più il ricatto dei piccoli partiti’ per imporre la dittatura della maggioranza.

E poi queste coalizioni tenute assieme dagli interessi personali o di gruppo, senza il collante di idee forti, di un vero spirito riformatore o liberale, reggeranno all’impatto della politica quotidiana? L’esperienza passata ci dice di no.

Il bipolarismo coatto con i suoi innumerevoli cambi di casacca e la nascita di partiti su base personale e/o locale, fino a oggi ha dimostrato una grande fragilità, garantendo tutto meno che la ‘governabilità’.

Resta comunque da vedere se questa legge vedrà mai l’alba perché le resistenze, pur se poche, ci sono. Un risultato questo che peggiorerà il quadro generale, confermando l’incapacità del sistema di autoriformarsi e portando acqua al mulino degli ‘antisistema’ alla Grillo. Una deriva pericolosissima perché sarà anti-parlamentare oltre che extra-parlamentare. Un errore grave, ‘storico’.

Si poteva fare altrimenti? Sì, che si poteva. Si poteva eleggere un’Assemblea costituente che avrebbe avuto tutte le carte ‘democratiche’ e di rappresentanza in regola per riscrivere una parte della Carta e modificare la legge elettorale. Troppo difficile?

Beh, allora si poteva banalmente ricopiare un sistema da una democrazia europea scegliendolo tra quelli più adatti.

Inglese, francese, tedesco … fa poca differenza; sono tutti più equilibrati della legge ‘ad partitum’ che si sono cuciti su misura Renzi e Berlusconi.

Carlo Correr

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