sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La morte ti fa social
Pubblicato il 30-01-2014


Vite speciali“Quando si muore si muore soli” cantava Fabrizio de Andrè nel 1963. Oggi invece quando si muore si muore social. Eh sì, perché anche da noi è sbarcato un portale dedicato alle persone che ci hanno lasciato, alla morte e al lutto. L’idea di condividere anche la perdita di una persona cara è nata negli Usa con il social network “1000 Memories” concepito per commemorare i defunti; il suo successo è e continua a essere consistente con oltre 2 milioni di iscritti e 39 milioni di alberi genealogici. Approda oggi la versione italiana con il portale “Vite speciali. Perché ogni vita è una storia” (http://www.vitespeciali.it) il cui scopo è quello di superare il tabù della morte, ricordando le persone che non ci sono più con una pagina su internet. Una pagina fatta di ricordi, immagini, pensieri, aneddoti, video del proprio caro o di un personaggio famoso scomparso. Avanti! ne ha parlato con Franco Ferrarotti, sociologo e intellettuale poliedrico che accoglie favorevolmente la tendenza, ma ricorda che “il rapporto umano è definito non solo dalla possibilità elettronica, ma anche dalla presenza fisica”.

Professore, come interpreta questa nuova tendenza di condividere una dimensione intima come quella della perdita e del lutto?

Esiste la cremazione dei cadaveri, credo dunque giusto che ci sia anche un incenerimento, inteso come abbreviamento delle condoglianze. Un modo di porgerle, senza la presenza fisica. Un autentico risparmio di tempo.

Recentemente Papa Francesco ha definito Internet “un dono di Dio”.

Quella elettronica rappresenta senz’altro una socialità rapida, ma fredda. Ben venga fare le condoglianze attraverso un portale, ma non dimentichiamo che nulla può sostituire la presenza fisica. In una società dell’informazione – ove è possibile comunicare su scala mondiale e risparmiare tempo – manca però il faccia a faccia. Il dialogo interpersonale è definito dalla presenza fisica del corpo: uno sguardo, un movimento delle mani, per esempio. Una socialità fredda, ripeto. Forse il Pontefice se ne accorgerà.

Silvia Sequi

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