giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

“La Regina scalza”: Falcones fa centro con un nuovo best seller
Pubblicato il 30-01-2014


Falcones_La-regina-scalzaL’ultimo romanzo di Ildefonso Falcones arriva nelle librerie sette anni dopo lo strepitoso esordio editoriale de “La Cattedrale del Mare” e consacra l’avvocato di Barcellona autore di best seller da milioni di copie. “La Regina Scalza” prosegue sulla strada del romanzo storico e sposta l’asse temporale ancora più avanti rispetto ai precedenti lavori dello scrittore catalano: siamo a metà del diciottesimo secolo, in una Spagna solo marginalmente investita dai venti della rivoluzione illuministica. Falcones conferma le sue straordinarie doti di creatore di intrecci e ci consegna un romanzo fluviale di quelli che si divorano con avidità senza lasciarsi scoraggiare dalle 700 pagine che lo compongono, tutte intrise di elementi che, mischiati sapientemente, non possono che decretare il successo di una storia.

Lotte, passioni, soprusi e vendette: questi ultimi due ingredienti in particolare sono adoperati da Falcones con una ineguagliabile maestria che riesce nel difficile intento di coinvolgere il lettore travolgendolo nel turbine di sentimenti che investe i protagonisti. Le vicende ruotano attorno a due figure femminili: Caridad, giovane e sensuale cubana che dopo essere cresciuta da schiava nell’isola caraibica si ritrova in Spagna a vivere da donna libera, e Milagros, un’impetuosa e giovanissima gitana che incrocerà il suo destino con quello della “negrita”.

Sullo sfondo la città di Siviglia, crocevia di popoli e culture, baluardo andaluso alle porte dell’Atlantico. Non trasuda fascino la Siviglia di Falcones ma appare piuttosto come una città selvaggia, ricca di tutte le contraddizioni dell’epoca, dove la vita è difficile specie per chi è considerato “diverso” come i gitani, come Caridad. La cubana si accorgerà ben presto che la guadagnata libertà non ha alcun valore di fronte all’ostile accoglienza del paese in cui è approdata, dove il colore della sua pelle autorizza chiunque a maltrattarla, dove l’ingenuità la espone continuamente a incontri sfortunati e la sua esotica sensualità rappresenta al tempo stesso la sua condanna. Quando il suo destino sembra ormai segnato, l’incontro con Melchor, un fiero gitano dallo sguardo impenetrabile e dal burrascoso passato, cambierà le sorti della sua vita e le farà conoscere Milagros, la bella e sfrontata nipote di Melchor. Tra i vicoli del quartiere gitano le due donne stringeranno un’amicizia profonda che le aiuterà ad affrontare i loro amori impossibili, come quello di Caridad per l’imperturbabile Melchor, o quello di Milagros per Pedro Garcia, un sentimento inammissibile per le famiglie dei due giovani divise da antiche faide. A unirle è anche la passione per la musica, quel cante flamenco che si fa voce dell’anima e che sarà la struggente colonna sonora del romanzo.

Tutto cambierà quando le loro vite incroceranno gli eventi della Storia, quella con la “S” maiuscola: nel 1749 il governo spagnolo ordina la “grande retata” che ha come obiettivo quello di spazzare via il popolo gitano arrestando tutti coloro che continuano a conservare gelosamente la propria cultura evitando di integrarsi con la popolazione locale. Fughe e deportazioni sconvolgeranno le vite di tutti i gitani e dei protagonisti, fino alla separazione che porterà ognuno di loro sulla propria strada, verso il proprio sciagurato destino in una nuova città, Madrid, anch’essa ostile e brutale realtà per uomini e donne così “diversi”. Giunge infine il momento del ricongiungimento, che trova i protagonisti ormai mutati dalle sofferenze patite e che fa da preludio ad un finale epico e toccante.

Pagina dopo pagina Falcones plasma momenti avvincenti e ricchi di pathos, tessendo trame irresistibili che fanno affezionare il lettore ai protagonisti e lo tengono inchiodato al corposo volume in attesa che le loro disgrazie abbiano fine e arrivi il momento del riscatto. L’atto finale ci consegna la vendetta di Melchor e della sua famiglia; la narrazione, pur fedele alla sua disarmante semplicità semantica, tocca l’apice compositivo e chiude il romanzo senza tradire le attese. Se “La Mano di Fatima”, precedente fatica letteraria dell’autore catalano, non aveva convinto appieno, questo libro spazza via ogni dubbio e riporta il livello qualitativo a quello del romanzo d’esordio; Ildefonso Falcones ha ormai trovato la ricetta giusta, quella che lo sta conducendo nell’olimpo dei moderni autori di best seller.

Lorenzo Del Sole

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