mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La sintonia
Pubblicato il 10-01-2014


Che non è sinfonia, certo. Men che meno quella nona di Beethoven dedicata alla gioia. Però Letta e Renzi sembrano aver siglato un patto: voto nel 2015 e adesso avanti con la legge elettorale e col Piano del lavoro. Forse anche con quel rimpasto che si rivela assolutamete necessario e condiviso, ma non lessicalmente, da Renzi, l’innovatore dei riti della cosiddetta Prima Repubblica. Magari lo chiamerà in un altro modo. Che so, forse Cabinet reshuffle. Fatto sta che Letta ha fatto autocritica sulla questione insegnanti che aveva destato preoccupazione in tutto il corpo docente e non italiano e insistito perchè l’intesa sulla legge elettorale parta dalla maggioranza di governo, come gli hanno chiesto, non senza qualche ragione, gli alleati e in particolare il Nuovo centro destra.

Su questo punto pare che tra i due si sia cementato una sorta di patto nella differenza dei ruoli o unità nella diversità di antica memoria. Letta lavorerà sulla base delle tre proposte di Renzi per farne accettare una ad Alfano, Renzi aprirà, ma ha già cominciato a farlo, a Forza Italia e a Sel. Anche sul piano del lavoro, o Job act, non vi sarebbero obiezioni di fondo. Letta apprezza Renzi come ieri aveva apprezzato Ichino, padre naturale del progetto renziano. Sembra anche che i due siano in sintonia, in improvvisa sintonia, sui passi da fare verso l’Europa, sulla politica internazionale, sui marò, insomma una sorta d’intesa generale che non manca di stupire dopo le bordate degli ultimi giorni da parte dell’entourage di Renzi, vedasi la richiesta, poi ritirata, di dimissioni del ministro Saccomanni.

Eppure sulla metodologia per arrivare entro la fine di gennaio ad individuare un testo condiviso di riforma elettorale si nasconde un tranello. Mettiamo il caso che Letta si presenti da Alfano con le tre proposte di Renzi, come se fosse Mike Bongiorno con le tre fatidiche domande numerate. E Alfano, che preferisce la legge dei sindaci, ne cambi almeno qualche parte non trascurabile condividendone altre. Renzi ha parlato già con Forza Italia e Sel, e così si determinerebbe una strana situazione, in base alla quale le intese potrebbero non essere le stesse. Si tornerebbe alle convergenze parallele. E siccome sia Letta sia Renzi hanno solennemente affermato che le regole si varano non a colpi di maggioranza, si dovrebbe tornare da capo. E soprattutto ripartire con la vecchia logica del confronto istituzionale, magari in commissione dove, si sa, non mancano i diversivi per allungare tempi e svuotare le proposte. La sintonia a quel punto potrebbe davvero trasformarsi in sinfonia, ma non la nona, piuttosto La patetica. Con Grillo a urlare Al voto (con il Porcellum, solo cambiato come vuole la Corte..).

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Commenti all'articolo
  1. Mentre aspettiamo di vedere quale sarà la ricetta elettorale che dovrebbe risolvere tutti i problemi nazionali, forse varrebbe la pena che il PSI incominci a fare qualche proposta spiegnadone i motivi. L’ “Avanti!” potrebberessero veicolo per raccogliere e diffondere pareri.
    Visto che hai citato il problema Marò, il nostro partito non potrebbe prendere qualche iniziativa tipo manifestare davanti all’ambasciata indiana e contemporaneamente davanti a tutti i consolati? Potremmo chiedere al PSE di darci un aiuto a livello europeo?
    Un’interpellanza perché si spieghi se la linea morbida fin qui usata é davvero quella più efficace?
    Grazie e saluti
    Paolo Grassi

  2. Confrontato a un peperoncino dalla Svezia mi pongo dei dubbi, gli stessi che mi assalgono nell’accettazione di un leader della sinistra italiana, prodotto del 20ennio di inferno mediatico subito dal Paese e cresciuto nella filosofia del “todo modo” dell’area politica che lo ha generato. Parliamo di una sinistra che fonda le sue radici nel processo storico necessario alla costruzione della nostra Repubblica e che, nel caso attuale, costituisce l’ultima speranza per un’integrazione europea adeguata alla dignità di un popolo. Il bipolarismo sperato non ha saputo rispondere a tutte le differenze culturali che da sempre fanno l’Italia. Oggi abbiamo un polo con un piede in galera, impegnato a snaturare valori essenziali alla dignità sopra pretesa, e l’altro che sembra omologato al suo opposto ma con nuovi optional. Mi spiego. I due poli avrebbero dovuto produrre una tensione armonizzata e costruttiva sul modello naturale della continua lotta degli opposti per il raggiungimento dell’equilibrio, il giorno e la notte, il bene e il male. Invece sembra che non possano vivere l’uno senza l’altro, senza incontrarsi, confrontarsi, sdoganarsi, fino a diventare un Giano bifronte: una faccia che minaccia e l’altra che assolve cambiando l’ordine dei fattori in funzione dei fedeli dell’una o dell’altra chiesa. Un Giano bifronte à double face.
    Questa è la sfida innaturale che logora questa democrazia normale ma italiana. Fa bene il Psi a chiedere la cittadinanza europea, a pretendere di essere l’unico depositario di valori centenari che in nome della Ragione fondarono le ragioni del Socialismo: Il bipolarismo che caratterizza da sempre il Socialismo e quello in cui è nato e che lo fa vivere: la tensione tra il Torto e la Ragione, elementi per natura irriducibili agli schematismi ormai sterili di destra e sinistra. Compagni, don’t worry, be socialist e che l’Avanti ci indichi l’oltre che insieme cerchiamo…

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