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Opinioni e commenti
 

La Terra dei Fuochi brucia di omertà
Pubblicato il 28-01-2014


Terra dei fuochiIndegno. Spaventoso. Terribile. Inconcepibile. Vergognoso. Soltanto queste parole si possono usare per descrivere la situazione che vive la Campania, e in particolare nelle province di Napoli e Caserta. Pochi giorni fa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale una delegazione di madri di famiglia, accompagnate da don Maurizio Patriciello, alle quali è morto un figlio in seguito a tumori. E sono proprio i tumori a uccidere le giovani vite dei campani. Anzi. È la camorra che continua a mietere vittime indirettamente.

La Terra dei Fuochi è un territorio compreso tra Napoli, Caserta e Benevento dove la camorra, dalla fine degli anni Ottanta, ha sepolto, e continua a seppellire, milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Tra questi, oltre ai rifiuti urbani, scarti e immondizia delle grandi industrie e imprese del centro-nord Italia. Non solo. Camion carichi di rifiuti provengono anche da Svizzera e Austria. La Campania è diventata la prima discarica-regione dell’Unione Europea.

Analisi dell’ARPA, Legambiente e vari istituti sanitari di ricerca hanno rilevato nei prodotti ortofrutticoli sproporzionate quantità di piombo, nichel, naftalene, diossina, uranio e altri agenti chimici mortali per la salute. Recenti inchieste sospettano l’inquinamento delle falde acquifere del casertano. Dal 1991 almeno 433 aziende hanno versato nel sottosuolo campano quasi dieci milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Le conseguenze sono facilmente intuibili: un innalzamento della mortalità per tumori del 300% in soli due anni.

Il sistema ribattezzato “ecomafia” ha rapporti diretti con le imprese italiane e i sindaci ed amministratori delle località campane. Nel solo 2013 sono scattate 1800 denunce e 915 ordinanze di carcerazione preventiva. Il pentito camorrista Carmine Schiavone aveva già riferito alla Commissione parlamentare d’Inchiesta, sul ciclo dei rifiuti, nel 1997. Ben sedici anni sono trascorsi. I danni e le vittime si iniziano a contare solo ora.

Il 3 dicembre scorso il governo Letta, su insistenza del PSI e del M5S, ha emanato un decreto legge che si occupa di rifiuti. Infatti la legislazione italiana attualmente prevede il reato di “combustione illecita dei rifiuti” con pene variabili da 2 a 6 anni di reclusione. Tuttavia tale decreto arriva con un ritardo abissale. In questi venticinque anni i cittadini campani hanno costruito case, a loro insaputa, sopra i rifiuti tossici sotterrati. Inoltre gli agricoltori e le aziende del settore primario coltivano e vendono prodotti alimentari destinati alla grande distribuzione. L’effetto “Terra dei Fuochi” minaccia anche di avere un impatto disastroso sull’industria agroalimentare della regione, la quale fattura 5 miliardi di euro all’anno e conta 65mila addetti.

L’oncologo Antonio Marfella, dell’Istituto Pascale di Napoli, che ha condotto le analisi sui prodotti alimentari e ha in cura diversi cittadini provenienti da Frattaminore, Acerra e Giugliano, scredita il decreto del governo Letta. Per il professor Marfella il vero problema non è la gestione dei rifiuti urbani, ma la lotta contro l’evasione fiscale, che ha favorito l’estensione delle discariche abusive. La paura, ora, è la concreta possibilità di un’infiltrazione della camorra negli appalti per il risanamento dei terreni.

«La vicenda della Terra dei Fuochi racchiude in se quattro emergenze: quella sanitaria, quella economica, quella ambientale e quella dell’illegalità» – così Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti, intervenendo alla camera durante la discussione del decreto Terra dei Fuochi- «Accanto ai temi sanitari e ambientali che vanno di pari passo, infatti, c’è la necessità di ridare impulso all’economia agricola della zona e di intervenire con maggiore forza contro la criminalità che fa dello smaltimento dei rifiuti pericolosi un business di 50 milioni di euro all’anno. E’stato un errore non inasprire le pene e introdurre il reato di disastro ambientale per i rifiuti» – conclude Di Lello- «Solo affrontando di petto le quattro emergenze la terra dei fuochi tornerà a essere la terra dei sapori. Questo Decreto e’ dunque un primo importante passo, ma altri occorre farne».

La speranza risiede nella prontezza di adottare misure quanto mai urgenti per tutelare sia la bonifica del suolo campano sia per tutelare i cittadini colpiti da patologie tumorali gravi. Non possiamo che unirci come socialisti alla battaglia per la legalità e la trasparenza, nonché la lotta costante e senza quartiere nei confronti della criminalità organizzata, dispensatrice di morte e soprusi.

Manuele Franzoso

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Di Lello! Sono queste le battaglie di civiltà che devono fare i socialisti!
    Chi fa la battaglia contro i termo-valorizzatori ha qualche cosa da nascondere sotto terra. Che, sotto terra, si comporterà come una bomba a tempo, finendo per avvelenare le falde e il suolo.
    A Bologna la discarica è da tempo chiusa e un moderno impianto gestisce la parte indifferenziata separata dai veleni, producendo ceneri inerti, calore ed elettricità. Il rifiuto organico va agli impianti di compostaggio, ma guai se qualche pila alcalina o al litio finisce nel compost che, invece di concimare, farebbe morire le piante. La plastica, il vetro, la carta, i metalli, perfino il tetrapak, separati, vanno agli appositi impianti di riciclo, ma guai se si inseriscono oggetti estranei. Tutto deve funzionare come un orologio svizzero altrimenti il ciclo si inceppa. E, nell’alto camino del termo-valorizzatore, i fumi, debitamente filtrati con i procedimenti più moderni, sono costantemente analizzati col risultato visibile, su internet, in tempo reale. Così a Bologna, a Milano, a Brescia e un po’ in tutto il centro-nord. Ho visto il nuovo termo-valorizzatore di Torino, integrato con la differenziata ed il riciclo: è un impianto ardito e potrebbe, tranquillamente, occuparsi anche dei rifiuti di Napoli. In Piemonte nessuno si azzarda a parlare separazione e riciclaggio senza incenerimento. In Piemonte tutti sanno, perché lo insegnano a scuola, che la plastica, non riciclata, va incenerita, altrimenti, prima o poi, finisce in mare a soffocare il plancton, ad uccidere i pesci e le balene.
    A Napoli no, perché loro se ne fregano del mare, se ne fregano della falda. Loro mangiano babà e bevono acqua minerale.

  2. C’è un vecchio detto “Dopo chiopput, che bell’acqua” (Dopo che ha smesso di piovere,che bella acqua). Nessuno di quelli che hanno avuto responsabilità amministrative è esente da responsabilità. Amministratori comunali, provinciali, regionali, sindacalisti, vigili urbani, carabinieri, polizia, guardia di finanza, ecc., dove stavano? Sono stati sotterrati fagioli o camion di rifiuti
    velenosi? Dove stavano gli ambientalisti, che rompevano quando si proponeva la costruzione di un termovalorizzatore?
    I proprietari dei fondi non sanno niente? Se gli occhi non erano volti altrove, non doveva arrivare Schiavone. Pertanto, più che parlare, bisogna agire e,partendo dai vigili urbani, ognuno deve fare il suo dovere. Luigi Mainolfi

  3. Non pendiamoci in giro. Nella terra dei fuochi sapevano, ma tutti stavano a guardare. Poi sono cominciate le malattie. Amaramente dico: la mala ha guadagnato seppellendo i rifiuti del nord, ora guadagnerà risanando quello che ha inquinato.
    Riguardo agli inceneritori, c’è da dire che ci sono anche casi, come in Versilia, dove i gestori hanno falsificato i dati delle emissioni! Rifiuti zero è l’obiettivo da centrare.

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