lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Agenda dei 77 Morales sfida
la rapacità del capitalismo
Pubblicato il 14-01-2014


Evo-Morales-G77L’8 gennaio Evo Morales ha assunto la presidenza del G-77 per l’anno 2014, succedendo al Ministro degli Esteri di Fiji, Ratu Kubuabola.

La scelta pro Bolivia era avvenuta per acclamazione da parte dei 133 Stati il 7 novembre scorso e rappresenta un riconoscimento importante per la piccola repubblica e per l’operato del presidente dato che il 2014 segnerà il 50° anniversario dalla nascita della coalizione creata nel 1964 dai 77 Paesi che sottoscrissero la Joint Declaration of the Seventy-seven Countries. Questo blocco di Paesi in via di sviluppo firmò nel 1967 la Carta di Algeri la quale, pur non creando vincoli e obblighi tra le parti, contribuì a stabilire e rafforzare alcuni principi fondamentali (che si sarebbero pian piano affermati nel corso dei decenni seguenti) come il diritto di tutti i popoli all’esistenza, alle risorse, alla cultura e all’ambiente.

Dato che il Gruppo era già composto da Paesi neo-indipendenti nella Carta forte è il richiamo all’autodeterminazione in tutte le sue forme, sottolineato dalla prevalenza che è riconosciuta alle istanze di libertà dei popoli sulle esigenze di sovranità degli Stati, giungendo addirittura a legittimare il ricorso alla forza da parte dei movimenti di liberazione nazionale per ottenere tale obiettivo (si tenga presente che il periodo in cui fu stilata la Carta si era in piena epoca di decolonizzazione).

Il documento offre ancora oggi spunti di riflessione come il tentativo di collegare, già allora, il rispetto del diritto di autodeterminazione ai principi generali del diritto internazionale, considerando la violazione del primo come una trasgressione agli obblighi verso l’intera comunità internazionale o, addirittura, un crimine internazionale.

Dal discorso di insediamento di Morales emerge ancora una forte determinazione da parte dei Paesi membri a scrollarsi di dosso le eredità nefaste del loro passato di colonie, tentando in ogni modo di rilanciarsi in un sistema internazionale sì piagato dalla crisi internazionale, ma con opportunità di inserimento per le economie parte del G77.

Fondamentale per il futuro dei Paesi del G77 sarà avviare uno sviluppo integrale in equilibrio con i diritti della Madre Terra, capace di eliminare i gap di ricchezza materiale affinché le varie economie possano promuovere il bene comune e soddisfare i bisogni materiali, culturali e spirituali delle società in un contesto di armonia con la natura.
Desta curiosità l’idea lanciata dall’ex cocalero di sorpassare la forma di democrazia rappresentativa per raggiungere quella partecipativa e comunitaria, sottolineando come sia oggi necessario fornire ai cittadini nuovi meccanismi democratici per far sì che tutti i settori sociali vedano rispettate e preservate le proprie tradizioni. Di fronte ai successi dell’umanità nel raggiungere enormi capacità di produzione di ricchezza materiale in grado di garantire cibo, acqua, elettricità, istruzione e salute a tutti gli abitanti del mondo Morales ricorda che ancora oggi milioni di persone soffrono la fame e la sete e muoiono per malattie causate da povertà e abbandono. Ciò è dovuto, secondo le parole del boliviano, ad una distribuzione ineguale del reddito e all’accesso discriminatorio ai servizi di base.
La soluzione che egli propone è il riconoscimento dei servizi di base come diritto umano e la loro nazionalizzazione per evitare l’aggravarsi di situazioni già critiche. La lotta del G77 contro il colonialismo non è finita, anzi proprio ora serve de-colonizzare l’economia e la cultura così da garantire ad ogni popolo il diritto a governare se stesso dato che nessun Paese al mondo ha l’autorità morale e storica di invadere un territorio straniero. Facendo eco agli obiettivi del Millennio (MDG) ONU Morales ha ricordato come occorra sradicare la fame nei Paesi del Sud e fornire l’accesso universale a un’adeguata salute anche attraverso l’accesso universale ad una alimentazione sicura e sana per la salute delle persone, rafforzando le pratiche produttive di ogni nazione e favorendo lo scambio solidale tra popoli.
Al fine di implementare tale obiettivo la scienza e la conoscenza tecnologica, in quanto patrimonio dell’umanità, devono servire a migliorare la felicità degli esseri umani, sentimento oggigiorno calpestato in nome dell’arricchimento spietato. In linea con il proprio credo il socialista aymara incoraggia i Paesi del G77 a nazionalizzare le risorse naturali in modo da farne ricadere i benefici sui popoli stessi e non arricchendo multinazionali senza scrupoli.

Dinanzi alle ingiustizie, alle disuguaglianze e alla burocratizzazione l’andino propone di creare una istituzione mondiale dei popoli e per i popoli consentendo interventi per contrastare il saccheggio coloniale delle risorse economiche e l’imposizione della volontà di pochi sulla maggior parte dei Paesi che perseguono l’indipendenza.

Prematuro lanciarsi in un giudizio sulla effettiva fattibilità della Agenda Morales, ma è giusto leggerla con speranza di fronte ad una crisi economica capace di scuotere nelle fondamenta i principi del capitalismo, lasciando spazio alla disillusione e all’incertezza sul futuro. La proposta di costruire una nuova architettura economica al servizio dei popoli appare ambiziosa, ma l’acclamazione del presidente boliviano alla guida del G77 rispecchia la volontà del gruppo di tenere fede, nell’anno del cinquantesimo anniversario, ai principi ispiratori originali affidandosi ad un noto protettore e promotore dei diritti dei popoli sottomessi, anti colonialista convinto e assertore di modelli di economia sostenibile in linea col rispetto per l’ecosistema.
Per ora non resta che fargli i migliori auguri.

Luca Boschini

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