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Opinioni e commenti
 

UNA BATTAGLIA EUROPEA
Pubblicato il 13-01-2014


Disoccupazione

«Un vero e proprio disastro sociale». Così viene descritta la realtà del mondo del lavoro nel disegno di legge per un “Atto Unico per il Lavoro” che i parlamentari socialisti presenteranno domani, martedì 14, presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Davvero una situazione drammatica visti i numeri che la proposta socialista evidenzia mettendo a nudo la realtà senza reticenze: «Sono 5,7 milioni i giovani europei ad oggi senza impiego a cui se ne aggiungono 1,5 milioni costretti ad accettare lavori precari. In alcuni Paesi un giovane su due non riesce a trovare lavoro».

In Italia la situazione, per i giovani, è ancora più preoccupante: «A ottobre 2013 il tasso di disoccupazione è stato del 12,5% – si legge nel ddl – il numero di disoccupati pari a 3 milioni 194 mila, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati) del 41,2% pari a 663 mila, il numero degli “scoraggiati”, coloro che non cercano lavoro perché ritengono di non trovarlo 1 milione 901 mila, il numero di precari occupati, con tipologie di lavoro cioè, diverse da quello a tempo indeterminato e a full time, 2 milioni e 624 mila».

Insomma, senza dubbio il lavoro rappresenta una priorità in cima all’agenda, un terreno sul quale non manca di manifestarsi il contrasto politico come quello emerso, nelle ultime ore, da parte del Nuovo Centro Destra di Alfano a proposito delle proposte contenute nel “Jobs Act” di Matteo Renzi. Da Bari. Il segretario della neoformazione di centrodestra chiede al Pd, ad esempio, di non «proporre idee e regole da Novecento, perché la prima eco della proposta Jobs Act ci sembra molto somigliante a proposte del passato», salvo aggiungere che esprimeranno una critica più approfondita una volta conosciuti i testi delle proposte perché finora ci si basa solo sui titoli o poco più.

Infatti in realtà, i dettagli del progetto renziano verranno resi noti giovedì 16 gennaio: fino ad ora il Paese si interroga solo in merito a punti generici che il segretario PD ha elencato pubblicamente.

«Il jobs act e le misure proposte da Renzi sotto il profilo “occupabilità” mi danno l’impressione di essere non solo deboli, ma addirittura lacunose» ha detto all’Avanti! Maurizio Ballistreri, responsabile Lavoro e welfare del PSI, definendo i punti fin qui indicati come «un abbozzo lontano da quegli interventi sostanziali e strutturali indicati dal PSE e formalizzati in modo compiuto con candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione».

Secondo Ballistreri, infatti, «pur essendoci punti interessanti nella proposta di Renzi, soprattutto quelli inerenti l’ottimizzazione di alcune procedure come la proposta sulla libera licenzi abilità dei dirigenti pubblici, complessivamente non si può dare giudizio articolato sulle proposte perché non si tratta di un provvedimento organico». Per l’esponente socialista «alcuni dei principi enunciati, pur condivisibili, richiederebbero interventi che presuppongono accordi a livello europeo» che difficilmente possono essere messi in atto come misure urgenti di contrasto all’emergenza occupazionale a livello nazionale.

Secondo i socialisti, infatti, è necessario abbandonare la demagogia per intraprendere un percorso che porti davvero alla risoluzione dei nodi problematici alla base della crisi.

Parlare di lotta alla disoccupazione significa dunque, improrogabilmente, affrontare la problematica attraverso un’azione congiunta a livello europeo. Si legge ancora nella proposta del gruppo PSI che i socialisti «ritengono prioritario contrastare» l’emergenza lavoro «agendo su due versanti: quello del sostegno alla domanda e, quindi, alla crescita e quello dell’occupabilità. Sul primo versante è necessario agire contro la disoccupazione strutturale, provocata dalla caduta della domanda globale, a sua volta generata dalle politiche monetariste di rigore finanziario».

In quest’ottica si pensa a proposte concrete ed attuabili in presenza di una volontà forte e un blocco comune di intenti: «E’ indispensabile che l’Unione si doti degli Eurobonds, del conferimento della capacità di prestito alla Banca Europea degli Investimenti e di un uso più flessibile dei fondi europei» affinché «nessun Paese sia lasciato da solo nell’affrontare la crisi attuale» e «per promuovere la crescita, in primo luogo con massicci investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, finalizzate alla modernizzazione di sistema».

Dall’altro lato, i socialisti rilanciano «una strategia europea per l’occupabilità fondata su tre obiettivi: piena occupazione, migliore qualità e produttività del lavoro, maggiore coesione e inclusione. Lo strumento principale per l’ottenimento della occupabilità sono le politiche attive del lavoro e gli investimenti in formazione».

La battaglia per l’occupazione in Italia si gioca, dunque, sul terreno dell’Europa e le elezioni del prossimo maggio rappresentano una sfida decisiva.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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