giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Le balle qualunquistiche di Renzi
Pubblicato il 08-01-2014


Matteo Renzi ha, indiscutibilmente, una grande capacità comunicativa. Riesce con la parola e senza urlare alla plebe, a trasmettere messaggi accattivanti. Sembra un commerciante in grado di vendere qualsiasi prodotto, anche scadente e poco utile. In una parola, sa far stare in piedi, come si dice al Sud del nostro Paese, anche i sacchi vuoti. Gli manca, però, quel quid che può far pensare ad un politico di razza o a un premier di livello, per cui è improbabile che possa diventare uno statista.

Il suo percorso è tutto lastricato di opportunismo. Cavalca sopratutto quanto può fargli realizzare il sogno di sostituire Enrico Letta a Palazzo Chigi stando attento a non caricarsi della responsabilità della caduta del governo e delle conseguenti nuove elezioni. Per questo nel mentre presenta tre proposte per sciogliere il nodo della ‘legge elettorale’, senza indicare quale preferisce, e lasciando agli altri il compito di fronteggiarsi, accompagna le stesse con tre micidiali bombe.

Due destinate agli ingenui del NCD che si cullavano sulla loro indispensabilità e si sentivano in una botte di ferro perché sicuri del rapporto con Letta, e ultrasicuri della copertura del Presidente della Repubblica. Mettere sul tappeto, come Segretario del PD, le unioni civili e la legge Bossi-Fini è stato un colpo terribile sferrato agli Alfano, ai Formigoni ed ai Giovanardi che non possono ingoiare l’avvio della legalizzazione delle unioni gay, e non possono tollerare la liquidazione di una legge che aveva bloccato i flussi di immigrazione clandestina senza rompere quel tenue legame con un pezzo di popolo moderato. La terza è stata riservata a Fassina che d’impulso, come certamente previsto, ha rassegnato le dimissioni aprendo la strada ad un rimpasto che farà crollare tutto.

Ma la specialità di Renzi, come egregiamente ha sottolineato Arturo Diaconale, su l’Opinone, è “l’inquietante pressapochismo ispirato alla demagogia mediatica più semplicistica e becera”. In parole semplici, è costantemente attento alla pancia dell’elettorato e si fa guidare dagli umori che salgono dal basso facendo concorrenza al grillismo qualunquista tanto di moda in tempi durante i quali anche la grande stampa offre una valida sponda all’antipolitica. La scelta di dire no all’amnistia (malgrado fosse uno dei 100 punti del programma della Leopolda degli anni passati) e la bandiera del risparmio, posta a base delle riforme costituzionali, sono la cartina di tornasole.

Che ciò sia poi accompagnato da un esasperante giovanilismo (dal quale non sfuggono Letta e Alfano) e condito da uno sconfortante pressappochismo la dice lunga sulla consistenza del guascone fiorentino che sventola bandiere senza specificare il come e il quando. Non sarà infatti la trasformazione della ragion d’essere del Senato e l’abolizione delle province che faranno risparmiare quel miliardo stampato sulla bandiera che sventola qualunquisticamente ad uso e consumo degli allocchi. Il risparmio sarà circoscritto solo agli stipendi dei senatori, a quelli dei membri delle Giunte Provinciali ed ai gettoni dei Consiglieri.

Il Senato, infatti, continuerebbe a lavorare con altri compiti (è lo stesso Renzi a metterlo in conto) e le competenze delle province, con annessi dipendenti, passerebbero ad altri enti come le città metropolitane o le stesse regioni. Alla fine, e a regime, il risparmio sarebbe veramente irrisorio e non supererebbe i 200 milioni. Ma intanto è stato fatto passare il messaggio che i guai del paese siano tutti da ricercare nei costi della politica e in quelli delle Istituzioni, allontanando l’attenzione dagli sprechi della spesa pubblica senza risolvere il problema del debito.

Qualcuno dovrebbe dire a Renzi che per finanziare i pannelli fotovoltaici si sono spesi ben 70 miliardi per produrre energia quanta potrà essere prodotta da una centrale che costerà si e no 1,3 miliardi. E nel caso della Calabria il finanziamento è totalmente a carico dei privati.

Giovanni Alvaro

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Commenti all'articolo
  1. Renzi ci dice come risparmiare qualche milione e va bene (anche se sulla democraticità del solo finanziamento privato della politica ci sarebbe da discutere), ma non ci ha ancora detto (spero che lo faccia) come recuperare almeno una parte, anche piccola, dei 180 miliardi l’anno di evasione fiscale.

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