giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le convergenze parallele di Renzi
Pubblicato il 17-01-2014


Come avevo previsto, e scritto in un precedente editoriale, il metodo Renzi sulla nuova legge elettorale può determinare due intese parallele. Una all’interno della maggioranza di governo e una tra Renzi e Berlusconi. Anzi le sta creando già. Quella tra Letta e Alfano pare preludere a una preferenza sul modello della legge dei sindaci. Con una precisazione. Il professor Dalimonte, che pare il referente principale adottato da Renzi in materia (come la penserà l’irascibile Sartori?) sostiene che la legge dovrà puntare non già su un doppio turno di collegio, ma su un doppio turno nazionale. Cioè se nessuno supera il 50 per cento, non nei singoli collegi, come in Francia alle legislative, ma nel conteggio nazionale, allora si va al secondo turno e chi vince si porta a casa il governo.

Resta il fatto che questa legge dovrebbe comportare una riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del premier. E i tempi si allungherebbero parecchio. Invece tra Renzi e Berlusconi (già ci sono stati contatti con Verdini) pare ci si orienti sul modello spagnolo, con piccole circoscrizioni e liste corte bloccate e un premio di maggioranza del 15 per cento. Questi due elementi dovrebbero rassicurare la Corte che ha contestato l’illegittimità di liste bloccate lunghe e di premi di maggioranza eccessivi. Si tratta di due leggi, non di una. Difficile dunque mettere insieme un progetto unitario. Come era facile prevedere. Ora il punto politico è il seguente. Renzi preferisce una convergenza con Alfano o con Berlusconi? La prima rafforzerebbe il governo, la seconda lo affosserebbe. La prima consentirebbe di votare nel 2015, la seconda porterebbe immediatamente alle elezioni.

Che dovrebbero fare i parlamentari socialisti? Innanzitutto incontrarsi tra loro e col partito e stabilire una linea, che mi pare ancora incerta. Si va dalla suggestione proporzionalistica pura, che solo la mancanza della legge potrebbe assicurare, a una generica preferenza per il modello dei sindaci. Chiariamoci. Per l’interesse di bottega il proporzionalismo puro sarebbe l’ideale. Resta il fatto che solo Grillo lo ha invocato come ipotesi percorribile. Difficile che possa prevalere. Personalmente sono sempre stato convinto che il modello tedesco sia il più conforme alle esigenze dell’Italia e del suo sistema politico. Contribuisce a smantellare un bipolarismo rigido e improduttivo che in questi vent’anni è stata la causa delle nostre rovine. Però il modello tedesco non è contemplato nella triade renziana con la quale si sta facendo i conti. Oggi mi limiterei a contestare qualsiasi ipotesi che contenga gli oggetti di scomunica delle Corte e cioè il premio di maggioranza, anche limitato, e le liste bloccate, anche corte. Siamo oggi anche più determinati della Corte. I premi di maggioranza e le liste senza preferenze sono un attentato alla democrazia.

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Commenti all'articolo
  1. A mio avviso si può optare per un doppio turno nazionale senza dover procedere a una riforma in senso presidenzialista, non ne vedo il bisogno. Al secondo turno si sceglie tra i due partiti che hanno riportato più voti al primo turno, e chi dei due vince si prende la maggioranza dei seggi, insieme alle altre liste che eventualmente si sono apparentate fra il primo e il secondo turno. Tutti gli altri si ripartiscono tra loro proporzionalmente i seggi restanti. I voti di preferenza per i singoli candidati si esprimono solo al primo turno. Con questo sistema non c’è neanche la necessità di uno sbarramento che terrebbe il PSI e altri partiti fuori dai giochi.
    Sento da molte parti che per una legge elettorale con doppio turno nazionale si dovrebbe procedere previamente a una riforma in senso presidenziale, ma ancora non ho capito il perché non si possa operare come ho succintamente descritto sopra, senza riforme costituzionali.

  2. IO CI PROVO…………………IO CI PROVO A FARE QUESTA PROPOSTA………………… SI POSSA VALUTARE……………………….
    Dopo le dimissioni dell’On Jole Santelli (coerente neo-forzista-berlusconiana), non lo so se oltre all’On. Marco Minniti uomo di riferimento del Pd calabrese), a parte il montiano Calatracà, vi sia qualche altro calabrese a rappresentare la Calabria nel Governo Letta.

    Ho detto che non lo so ma si può verificare. Una cosa è certa che Ministri – Vici-Ministri e/o Sottosegretari nella prima e nella seconda Repubblica, del calibro di Giacomo Mancini, meridionalista tenace e grande Uomo di Stato, non ve ne siano più stati.
    Il Grande Leone Socialista Giacomo Mancini è stato un protagonista della vita politica italiana, meridionale e calabrese.
    Sapeva dare il forte impulso che ci vuole in Politica e pretendeva che per la nostra Terra: “La Calabria” si promuovessero non solo dibattiti per la rinascita del Sud e della Calabria Stessa ma soprattutto forti azioni di sviluppo di crescita economica, sociale e di occupazione.
    23 mar 2012
    Esprimo profondo rammarico perché non vi siano più in Calabria Uomini Politici di Governo dello spessore di Giacomo Mancini. Anche il tema del rimpasto del Governo Letta mi porta a rendere omaggio ad un Uomo che con la sua azione politica ha segnato un epoca fondamentale per lo sviluppo della Regione Calabria. – Io che sempre mi dichiaro essere un forte SOCIALISTA IRRIDUCIBILE E SIA BEN CHIARO INQUIETO come il Grande Giacomo Mancini, sebbene iscritto al Circolo PD di Tortora (Cosenza), sono fortemente convinto che lo sviluppo del Paese passa dalla crescita del Mezzogiorno, col piglio pragmatico e tenace del Ministro Mancini riuscendo ad indirizzare verso questa terra calabresel’attenzione e l’azione della classe politica dirigente assicurando, in un periodo storico cruciale, un’importante fase di progresso sociale e civile.
    Ora per la Terra di Calabria è necessario che ci sia un Uomo dello spessore del Grande Leone Socialista e che lo imiti in tutto nell’ impegno che andrà a ricoprire sapendo caratterizzare profondamente non solo la storia di un’intera Regione ma dell’intero meridione.
    Si guardi – dunque – verso uomini calabresi che abbiano prestigio, e che possano ancora consegnare, come lo ha fatto Giacomo Mancini, alla storia esempi di un Grande Uomo di indiscutibile valore da cui prendere spunto per intraprendere un’azione che dia lustro e credibilità alla nostra Calabria.
    Personalmente una proposta io l’ avrei: c’è un altro Giacomo Mancini in Calabria – Mancini Jr – attualmente Assessore al Bilancio e alle Attività Produttive della Giunta Scopelliti. Una domanda: HA IMPORTANZA CHE FACCIA PARTE DELLA NUOVA FORZA ITALIA DI SILVIO BERLUSCONI?!?.
    Spero che non la consideriate un’eresia.
    Io ho fatto la mia proposta.

    Franco Guerrera da Tortora-marina (Cosenza).

  3. Sono d’accordo con il Direttore Del Bue che i Socialisti dovrebbero far sentire la propria voce dicendo chiaramente “che vanno rispettati i paletti deliberati dalla Corte Costituzionale. “NO AI PREMI DI MAGGIORANZA E NO ALLE LISTE BLOCCATE”. In tal caso la maggiore vicinanza è quello del sistema Sindaco con l’eventuale doppio turno di coalizione per l’attribuzione del premio stesso. Non si sente la voce del PSI e di Nencini, come sempre tattico e inconcludente nell’attivare un ruolo politico vero.

  4. Caro direttore, comunque vada per noi sarà dura guadagnarci un ruolo nel futuro Parlamento.
    Obiettivamente con il nostro peso non possiamo influenzare le scelte per una legge elettorale che ci possa garantire.
    Io personalmente propendo per un sistema a doppio turno di coalizione.

  5. Sicuramente il doppio turno, simile a quello dell’elezione del Sindaco, rafforzerebbe la figura del Premier dopo la necessaria riforma Costituzionale, a dimostrazione ancora una volta della ricerca dell’uomo forte alla guida del paese mettendo in secondo piano i ministri che compongono il Governo peraltro di sua nomina. Resta il fatto comunque che al primo turno, se fatto col proporzionale e con le alleanze consentirebbe all’elettorato la possibilità di scelta del candidato con la propria preferenza (ma non è questo l’indirizzo perchè si parla di collegi uninominali) e al secondo turno la confluenza dei voti solo sul Premier da parte dell’alleanza e relativo premio di maggioranza, il tutto comporta tempi lunghi ed incerti. Le cose che non piacciono in questo sistema sarebbero abbasanza chiare. Il modello così detto spagnolo, con piccole circoscrizioni e liste corte bloccate e un premio di maggioranza del 15 per cento dovrebbe rassicurare la Corte che ha contestato l’illegittimità di liste bloccate lunghe e di premi di maggioranza eccessivi. Anche in questo caso sarebbe evidente il percorso e le eventuali anomalie con un elettorato solo comprimario. A mio modo di vedere, concordo il Direttore, che la terza via purtroppo non citata da Renzi che potrebbe per noi e non solo, essere più accettabile è il modello tedesco sia il più conforme alle esigenze dell’Italia e del suo sistema politico. La nostra posizione dovrebbe essere ferma ed univoca magari troverebbe qualche convergebnza in più e una maggior simpatia da parte degli elettori. Contribuirebbe a smantellare un bipolarismo che abbiamo sempre contenstato ed ancor più il bipartitismo ancora più bastardo del primo ridurrebbe tutti i partiti in poltiglia che in questi vent’anni è stata la causa delle nostre rovine. Comunque sia l’ipotesi del premio di maggioranza non andrebbe bene alla Corte e credo nemmeno agli elettori. Ultimo aspetto e non meno importante, rilevato dal Direttore, è che i premi di maggioranza in qualunque modo dati, non si sa bene per quale meritocrazia e le liste senza preferenze sono un attentato alla democrazia partecipata del Popolo sovrano, unica forza che dovrebbe essere premiata concretamente dopo troppi anni di oblio.

  6. sONO DA’CCORDO CON JACOPO, ANCHE I PARTITI MINORI DEVONO ESSERE RISPETTATI (SBARRAMENTO AL 3% NAZIONALE, UNA SOLA CAMERA, DOPPIO TURNO DI COALIZIONE E PREFERENZE AL PRIMO TURNO) E IL PSI DEVE ESSERE PROTAGONISTA PER EVITARE LA MORTE DELLA SINISTRA SCHIACCIATI DAL POPULISMO DISTRUTTORE DI GRILLO E DAL PROTAGONISMO DI RENZI

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