domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Le tre leggi (elettorali) di Renzi
Pubblicato il 02-01-2014


Matteo RenziTre è numero perfetto. Tre sono gli enti della Trinità, tre gli enigmi di Turandot. Maestro nell’arte di comunicare anche Matteo Renzi non poteva rifarsi a un numero diverso. Così nella proposta di modifica elettorale egli ha ipotizzato tre leggi deponendole sul piatto del confronto con gli altri partiti. Da quel che si può capire il segretario del Pd intende aprire una discussione con tutti, non necessariamente limitandola ai partiti dell’attuale maggioranza, e questo appare al momento il problema più rilevante. Ma veniamo al merito delle tre proposte renziane.

La prima è quella relativa alla ripresa del modello spagnolo corretto con un premio di maggioranza. Il modello spagnolo si fonda su un metodo proporzionale, imperniato su collegi molto piccoli, senza recupero nazionale e tali da innescare un implicito sbarramento molto alto, certo superiore all’8-10 per cento. Tale sbarramento implicito favorisce il bipartitismo e non umilia le liste regionali particolarmente robuste. A tale sistema Renzi vorrebbe anche aggiungere un premio di maggioranza. Ahimè. Sarebbe un ulteriore colpo alla logica democratica delle rappresentanza e forse anche un implicito venir meno alla sentenza della Corte su questo argomento. Un sistema spagnolo che diventa spagnolismo, dunque. E forse anche incostituzionale.

La seconda proposta di Renzi è relativa al ripristino del Mattarellum, ma senza recupero proporzionale e con un ulteriore premio di maggioranza. Si tratterebbe di introdurre dunque l’uninominale secco, a un solo turno, bocciato dal referendum del 1999, e per di più di renderlo ancora più secco con un premio di maggioranza al primo partito. È una soluzione, che presa per intero, può anche portare al bipartitismo, ma più probabilmente alla nascita di liste che comprendono più partiti. Più che bipartitismo nascerebbe il bi-listismo, se la parola ci è consentita. E il premio di maggioranza a questo punto sarebbe o inutile, perché con l’uninominale secco è implicito che una lista vinca, ma anche ulteriormente premiante. Un metodo questo più inglese dell’inglese, più rigido dell’americano. Renzista, dunque. Senza gli attuali partiti e con due candidati, uno che vince e uno che perde. Probabilità di essere approvato, dunque, zero virgola zero. Nessuno credo voglia per sé la fine del tacchino a Natale.

Ultima e terza proposta, credo quella vera, è il sistema elettorale dei sindaci. Cioè un doppio turno per chi non prende la maggioranza al primo. Con un premio di maggioranza limitato. Solo che la legge elettorale dei sindaci implica l’elezione diretta dei primo cittadino e non si capisce se Renzi voglia l’elezione diretta del presidente del Consiglio che la sua proposta di riforma costituzionale invece non contempla. Senza l’elezione diretta del premier, la legge dei sindaci è infatti una legge proporzionale, almeno nei comuni superiori ai 15mila abitanti. E il calcolo della vittoria al primo turno o il successivo passaggio al secondo non dovrebbe essere fatto sui voti raccolti dal candidato presidente, che formalmente non esiste oggi e non esisterebbe neanche domani senza riforma costituzionale, ma sulla coalizione. Un sistema questo poco renziano. Che dovrebbe fare i conti sia con la riproposizione delle attuali coalizioni, ma anche col problema della governabilità. Non è detto infatti che premi di maggioranza ottenuti nei singoli collegi la risolvano. A meno di non prevedere anche in questo caso un unico premio di maggioranza nazionale, che però potrebbe, anche in questo caso, essere vanificato dalla sentenza della Corte.

Queste sono le prime considerazioni alle proposte di Renzi. Sia ben chiaro, riconoscendo al segretario del Pd il coraggio e il tempismo della proposta, anzi delle proposte. Tre come i triunviri romani. Che precedettero la nascita dell’impero. Di Matteo Cesare Augusto?

Mauro Del Bue

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Commenti all'articolo
  1. Una cosa è certa l’elezione per il Parlamento Europeo del 25 maggio 2014, ma nessuno si occupa della legge elettorale europea che oltre che con profili rilevanti di costituzionalità è per di più in contrasto con i trattati europei. Il 1° dicembre 2009 è entrato in vigore il Trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali nella UE. Dunque queste sono le prime elezioni nel nuovo contesto giuridico istituzionale. Qualcuno, a parte me, ha mai valutato le conseguenze della trasformazione dei deputati da rappresentanti dei popoli degli Stati membri a rappresentanti dei cittadini dell’Unione? se non si pone rimedio. I presidenti e i componenti delle Commissioni I e XIV di Camera e Senato sin silenti eppure conoscono la situazione. Lo stesso dicasi dei Presidenti delle 2 Camere

  2. Scrivevo, nel commento all’editoriale L’anno appena cominciato, che la proposta vera è la terza, quella dei sindaci, ovviamente con la riforma per l’elezione diretta del premier. Mi piace anche perché dovrebbe prevedere il limite categorico di durata del mandato (non più di due), come negli Stati Uniti. Dobbiamo chiedere a Matteo Renzi di sposare questa regola sacrosanta, di renderla inviolabile e indiscutibile. Il Premier, al termine del mandato, potrà fare conferenze, insegnare all’Università oppure dedicarsi ad una brillante professione privata ma con gli incarichi elettivi al vertice dello Stato avrà chiuso definitivamente. Il PSI potrebbe sostenere questa proposta che eviterebbe “l’impero di Matteo” come quello dei suoi successori. E’ una semplice regola che ha consentito agli Stati Uniti di diventare la più longeva democrazia del mondo.

  3. Le tre proposte di Renzi sono chiarissime, una legge elettorale “ad personam”, (mi viene naturale associarlo ad un altro presidente del consiglio), solo così potrà sperare di andare a Palazzo Chigi. Ai tempi del fascismo le minoranze venivamo manganellate fisicamente adesso lo fanno politicamente.

  4. Le riforme elettorali devono avere lo scopo non solo di rendere migliore la selezione della classe dirigente ma anche di semplificare e facilitare la partecipazione degli elettori che devono sentirsi partecipi anche della decisione sulla maggioranza che ci governi. Per questo motivo, senza tanti rigiri, credo che la riforma migliore sia l’uninominale a doppio turno come in Francia.

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