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Opinioni e commenti
 

LE UNIONI CHE DIVIDONO
Pubblicato il 03-01-2014


Matrimoni gay

Sembra una tela di Penelope. Di giorno si costruisce e di notte si disfa. Si parla di patto e si tirano fuori temi di scontro. Il nuovo punto di frattura per la ex larga, ora mini, coalizione guidata dal presidente Letta si gioca sulle linee di frontiera delle unioni gay e dell’immigrazione. A proporre la questione il neo-segretario del PD Matteo Renzi che vorrebbe metterla nel nuovo patto di governo. Immediato l’alt del leader del NCD, Angelino Alfano che minaccia la crisi:  «Invito Renzi a ragionare sul fatto che questa non è né una riforma economica né una riforma istituzionale. Quella attuale poi è una maggioranza provvisoria e Renzi lo sa bene. Per questo noi dell’Ncd proponiamo una moratoria su questo tema fino al 2015». Un ragionamento non del tutto sbagliato visto che, pur rilevante, il tema non rappresenta un’urgenza in questo momento.

«A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca», ha detto all’Avanti! Luigi Iorio, responsabile Diritti del PSI, commentando la proposta di Renzi. Secondo Iorio, infatti, «è  strano notare come, improvvisamente, in un momento così delicato, il tema sia messo in agenda proprio da Renzi che non è mai stato un alfiere dei diritti civili, anzi in alcuni casi aveva espresso posizioni molto “prudenti”. Sembra quasi sia stato folgorato sulla via di Damasco». In merito al tema, il responsabile Diritti socialista ribadisce che «in Italia, quando si parla di unione tra persone dello stesso sesso e di diritti civili, è venuto il momento di volare alto visto che siamo fermi agli anni ’70. Si deve fare una scelta netta rispetto al matrimonio gay che credo rappresenti un diritto d’amore».

Anche la deputata socialista Pia Locatelli è intervenuta sulla questione affermando che «una legge sulle coppie di fatto va fatta e subito. La notizia non è che il segretario del Pd l’abbia proposta, ma che se ne stia ancora a discutere, mentre il resto dell’Europa è già da tempo intervenuto sulla materia».

Per Locatelli, infatti, il problema non riguarda la questione delle riforme visto che «il fatto che alcuni temi non rientrino nel programma di governo non significa che non debbano essere affrontati, soprattutto quando riguardano una fetta sempre più consistente della popolazione. E non mi riferisco solo alle coppie omosessuali – aggiunge la deputata socialista – ma anche a tutte quelle coppie etero che scelgono di convivere senza sposarsi. Per questo come gruppo socialista alla Camera stiamo mettendo a punto una proposta di legge in materia affinché si riconoscano diritti, e si stabiliscano doveri, a tutte le coppie di fatto senza alcuna distinzione tra omo e etero».

Tutt’altra musica nell’Ncd che si schiera, naturalmente, a difesa della famiglia. Ma, a rompere il coro all’interno nel nucleo alfaniano è il deputato Giuliano Cazzola, ex membro della CGIL e dirigente del Ministero del Lavoro, grande esperto di previdenza. Secondo Cazzola «anziché riconoscere il diritto alla pensione nell’ambito delle unioni civili, almeno per le casse degli enti previdenziali sarebbe meglio ammettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Le unioni civili darebbero luogo, sul versante pensionistico, a troppi abusi, soprattutto in certe aree del Paese».

Una posizione contro corrente che merita di essere approfondita.

On. Cazzola, ha affermato che sarebbe meglio riconoscere i matrimoni gay piuttosto che il diritto alla pensione e le unioni civili. Una posizione controcorrente rispetto al suo partito. Ce la può spiegare? 

Innanzitutto voglio sottolineare che la mia non è una valutazione di carattere etico. Non voglio entrare nel merito della questione. Io dico che se si vogliono riconoscere dei diritti si deve tenere bene in mente che questi hanno un costo. Per questo dico che sarebbe meglio garantire certi diritti in presenza di una relazione più formalizzata come può essere il matrimonio, perché, soprattutto in un Paese come il nostro, la formula dell’unione civile è molto soggetta alla possibilità di truffa.

In che senso? 

Prenda il tema del lavoro. In alcuni Paesi il sussidio viene dato a chi ha lavorato e ha perso il lavoro: in Inghilterra, ad esempio, ci si iscrive al collocamento e, in caso di disoccupazione o inoccupazione, viene erogata un’indennità. C’è un dato culturale diverso, un civismo che noi non conosciamo. Ma, anche, un’organizzazione diversa perché se qualcuno viene sorpreso a lavorare in nero lo mettono alla gogna: in Italia questa cosa non succede. La mia preoccupazione nasce da questo.

Il matrimonio gay impedirebbe questa dinamica? 

Bé, un conto è avere un rapporto non formalizzato. I Paesi che hanno fatto il salto, lo hanno fatto fino in fondo cioè hanno sancito che ci si può sposare anche con persone dello stesso sesso.

Si parla spesso di diritti, ma quanto ci si sofferma ad analizzare la loro sostenibilità  in termini economici?

Senza dubbio c’è un problema in questo senso. Mentre i diritti politici e civili sono diritti non vincolati a costi, per quelli sociali la situazione è diversa. Basti pensare all’art. 38 della Costituzione che parla di misure necessarie quando si tratta di persone, ma di misure “adeguate” quando si tratta di diritti previdenziali. Adeguato, a differenza di necessario, è un concetto che rimanda ad una quantità finita.

Ma, perché ci si divide ora su questo tema, secondo lei? 

Perché è un tema di moda. Ci sono dei temi che rompono un certo “andazzo”, un certo modello di vita, un modello sociale e, soprattutto, sono temi che rispondono anche a interessi concreti di una parte della società. Ci sono persone che contano e che vogliono vedere riconosciuti i loro diritti. Credo anche che sia diventato un tema ‘politicamente corretto’. Potrei dire, con una provocazione, che essere gay oggi è più di sinistra che non esserlo, viene considerato parte del ‘nuovo che avanza’. In fondo se penso a Togliatti e soprattutto a Berlinguer, che definì il divorzio come un lusso borghese,  mi sembra che oggi la sinistra si sia appiattita su posizioni che erano dei radicali, cavalcando questi aspetti. Io ho la forte impressione che quando si parla di diritti civili ci si metta dentro tutto: ma, se devo dire la mia, ho dubbi che tutto possa e debba essere tradotto in un diritto.

In che senso? 

Ho l’impressione che in Europa ci sia la tendenza ad avere una certa attitudine verso il tema delle libertà, però da qui a dire che tutte le libertà debbano diventare diritto ho dei dubbi.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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