domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Matteo il Nazareno
Pubblicato il 21-01-2014


Renzi ha spiegato ieri con dovizia di particolari la nuova legge elettorale, frutto dell’incontro del Nazareno con Berlusconi e, a quanto pare, anche di un’intesa di massima con gli altri partiti. Dico subito che Matteo ha fatto bene ad incontrare Berlusconi. È ora di smetterla di considerare Silvio come il diavolo e di consentirgli di fare la vittima e di urlare in nome dell’anticomunismo. Se Forza Italia è un partito padronale, come dicono i critici di Renzi, con chi si doveva mai trattare? Col padrone o con i suoi sudditi? E che c’entra la decadenza? Anche Grillo non è candidabile. Eppure se Renzi avesse incontrato Grillo, col quale Bersani voleva fare addirittura un governo, non sarebbe accaduto nulla. Doveva prima trovare un’intesa con la maggioranza di governo? Credo che abbia fatto anche questo. Tanto che il modello spagnolo non è passato e neppure una forma di bipartitismo implicito.

Vengo invece al merito dell’intesa. Che i piccoli partiti non debbano anteporre i loro interessi di sopravvivenza agli interessi generali del paese mi pare giusto. Dunque nessuna obiezione allo sbarramento al 5 per cento per i coalizzati e all’8 per i non coalizzati. Nasceranno liste, però, non necessariamente partiti. Quel che è già avvenuto col Mattarellum. Con uno sbarramento del genere credo che alla fine si potrebbero presentare solo tre, massimo quattro liste. Ma sopravviveranno partiti, che si aggregheranno dentro le liste. Nessuno si illuda su questo. E neppure sul fatto che i cittadini potranno scegliere un governo che duri l’intera legislatura. Non è quasi mai accaduto, a prescindere dalla legge elettorale. In Italia si dividono coalizioni, ma anche partiti. Vedi il caso, ieri l’altro della scissione di Fini e recentemente di quella di Alfano.

Vengo alle due obiezioni. Un premio di maggioranza che si conquista solo col 35 per cento mi sembra eccessivo. La legge truffa lo faceva scattare con oltre il 50 per cento e arrivava al 65. Si gridò al colpo di stato. Oggi col 35 si arriva al 53 e col 38 al 55. E si evita il secondo turno. Dove sta il confine stabilito dalla Corte? Seconda obiezione. Si propongono ancora liste bloccate, ma più corte. Ma quattro o cinque candidati imposti nei vari collegi consentono di affermare che il Parlamento non è nominato? Consiglierei ai socialisti di evitare di sognare impossibili ritorni al passato, di attrezzarsi ad affrontare la nuova situazione politica con realismo e capacità di dialogo col leader fiorentino, di confrontarsi costruttivamente con la sua legge, mantenendo una doppia riserva su premio di maggioranza e liste bloccate.

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Commenti all'articolo
  1. Mi permetto di insistere sul punto, secondo me essenziale per la dinamica e per i rinnovamento della classe politica. I poteri del premier dovrebbero essere ampi come negli Stati Uniti assieme all’incandidabilità categorica dopo il secondo mandato, come negli Stati Uniti. Per quanto riguarda le preferenze possono essere sostituite dalle primarie, che devono essere aperte per favorire la mobilità dell’elettorato. Mi piacerebbe che le primarie fossero regolate per legge. Comunque non è indispensabile imporle anche perché chi non le fa viene castigato. Ovviamente il sistema si presta a leader con le palle, come Togliatti, Craxi e Renzi … per rimanere nella sinistra.

    • Se i poteri debbono essere uguali a quelli del presidente degli Stati Uniti, a garanzia della democrazia e dell’equilibrio dei poteri, il parlamento dovrebbe essere eletto in un turno diverso dall’elezione del presidente per rimarcarne l’autonomia e il potere di controllo.

      • D’accordo. Evidentemente occorrerà un secondo passaggio, magari nella prossima legislatura, per perfezionare la riforma costituzionale. Le primarie aperte possono egregiamente garantire la scelta ragionata dei candidati molto meglio delle preferenze. Dobbiamo imporle per legge? Oppure dobbiamo lasciare ai partiti la libertà di scegliere il criterio? Io ho votato per il partito di Berlusconi alcune volte poi ho smesso proprio per l’inadeguatezza dei candidati in testa alla lista e l’impossibilità di influenzare la loro scelta. Mi sono orientato sul Partito Democratico per sostenere, alle primarie, l’elezione del senatore Stafano Collina, ingegnere, renziano, che è stato eletto per il rotto della cuffia anche se Renzi aveva perso. E’ stata una bella esperienza. Poi ho deciso di scrivermi al PSI perché sono decisamente laico, decisamente antifascista e liberale. Immagino un ruolo decisivo della corrente socialista liberale nel Partito Democratico, che aderirà al PSE.

  2. Un parlamento di nominati equivale ad un parlamento di donne di servizio. Che le liste siano di 50 nomi o di 5 nomi è la stessa cosa perché vengono sempre scelti dai segretari di partito.
    Matteo e Silvio dopo aver nominato i loro dirigenti di partito nomineranno anche i parlamentari.

  3. Dialogare con Renzi che significa?, accettare con qualche mugugno la proposta di Legge confezionata con l’indagato Verdini e il sigillo “politico” del condannato Berlusconi, oppure prendere posizione in primo luogo per respingere il falso messaggio che la crisi “è tutta colpa dei piccoli Partiti”. Come dire eliminati loro, tutto è risolto, quando tutte le decisioni sbagliate (fiscal compat e rifiuto della patrimoniale per avere risorse a favore del cuneo fiscale e per programmi di crescita e lavoro è proprio loro responsabilità):
    Gli altri rilievi riguardano l’alto premio di maggioranza che non esiste in nessun paese Europeo e la mancata scelta dei cittadini, che potrebbero votare tra i nominativi della lista presenti nei collegi.

  4. Se passa, com’è ormai certo, questa legge elettorale, e se, e anche questo sembra certo, il PD entra a far parte del PSE, sarebbe opportuno varare finalmente il partito LABURISTA italiano. Magari con le stesse regole congressuali del partito LABOUR inglese.

  5. Apprezzo l’analisi e l’evidenziare la novità nella sinistra rappresentata dal modo di porsi di Renzi rispetto alla cultura della tolleranza e del riconoscimento e del rispetto dell’avversario. La fine dell’articolo non mi trova d’accordo nella misura in cui, per crudo realismo, tanto crudo da sconfinare nell’utilitarismo amorale, abbandona qualsiasi difesa di visione della democrazia, che è una parte importante dell’essere socialista e di sinistra riformista, e porta a contrattare con Renzi alcuni posti nelle liste in posizione utile per il segretario e alcuni suoi fedeli. Dopo, come dici, ritorneranno i vari partiti nel parlamento. Non penso che è un gioco che può continuare per molto, anche perchè non si troverà nessuno disponibile a regalare posti in parlamento a chi finirà col rappresentare se stesso e un gruppo di familiari ed amici. Con ciò non mi pongo il problema di anteporre la sopravvivenza del PSI a qualsiasi cambiamento, specialmente se utile per la crescita della democrazia e della società. Quello che io penso è che la democrazia leaderistica e oligarchica può vivere solo nella debolezza della politica e dei partiti, ridotti a comitati elettorali e non è la democrazia per cui hanno lottato i socialisti. E’ un obiettivo che in Italia centri di potere (dalla grande impresa, alle banche e al potere finanziario ) hanno perseguito da venti anni, complice un ex PCI debole, in crisi di identità, ma con un’organizzazione e una nomenclatura, specialmente a livello territoriale, molto forte. I risultati sul piano dello sviluppo economico e della giustizia sociale li stiamo vedendo, senza che la sinistra abbia eretto nessuna diga culturale, politica al declino e alla degenerazione sociale in atto. Al massimo ha saputo essere momento di conservazione, per non avere saputo governare il cambiamento e porsi come interlocutore nei grandi stravolgimenti di questi anni. Anche Craxi, che aveva colto la necessità di una grande riforma del paese, era per il rafforzamento dell’esecutivo e per snellire i processi decisionali, ma prevedendo il rafforzamento del ruolo dei partiti e del controllo democratico. Invece di fare i realisti più del re e diventare complici della degenerazione oligarchica in atto, facciamo una battaglia politica chiamando a raccolta tutti i democratici che non ci stanno. Prepariamo con loro una battaglia di chiarezza in parlamento e nel paese. Diciamo che siamo favorevoli a una riforma elettorale che, pur garantendo che il popolo indichi chiaramente una maggioranza di governo, non sacrifichi il diritto di eleggere i propri rappresentanti, non imponga alleanze imposte dai più forti, ma di di avere rappresentate nel parlamento le proprie visioni della società e del futuro, se sorrette da un consenso sufficiente, come è nella media dei paesi europei. Diciamo chiaramente che siamo favorevoli all’abolizione del bicameralismo e alla revisione del titolo V della costituzione, cosi come ad una riforma radicale della burocrazia. Viene il momento in cui bisogna avere il coraggio di mettrsi in gioco.

  6. 5% 8% 35% Eleti /Nominati l’importante é che le candidature non possono essere ripresentate dopo 2 mandati elettorali, in o per nessuna coalizione. Finiranno così i politici di professione e l’incancrimento del sistema paese.

    • Sui limiti del mandato, secondo me dobbiamo distinguere fra incarichi professionali, assemblee elettive e premier (sindaco, governatore, primo ministro, capo dello Stato). Fra gli incarichi professionali metterei anche quelli di partito. Per gli incarichi professionali e le assemblee elettive non fisserei limiti categorici al numero di volte che l’incarico possa essere rinnovato. Per il premier invece l’esistenza di tale limite è un antidoto necessario contro le degenerazioni, il logoramento e il culto della personalità. Sarebbe interessante fare un’analisi comparata della sua efficacia. I risultati sarebbero sorprendenti.

  7. Siamo sinceri, per noi Socialisti che riusciamo ad avere un consenso elettorale fra 1% e 1,2% non ci possono essere leggi elettorali che ci vadano bene.
    La speranza potrebbe essere quella di un’evoluzione del P.d verso
    il Socialismo Liberal Riformista, il che vorrebbe dire la ricomposizione della traumatica frattura di Livorno.
    E’ realistica la cosa?

  8. Quella che è mancata è proprio la professionalità della politica. Una volta avevamo politici veri e capaci; certo venti anni fa si era giunti a un punto da dover rinnovare e cambiare la classe dirigente, non di “ammazzarla” con una carica giustizialista e mediatica soprattutto. Che poi ci ha regalato la II repubblica che ci ha portato allo sfascio.

  9. Come si può parlare tanto di investitura popolare che danno le primarie e poi alle elezioni negare la scelta dei candidati con le liste bloccate? Poi ritengo che le primarie (ad esempio del centrosinistra) debbano farle i suoi elettori per il candidato alle elezioni (in un sistema presidenziale poi) e non per eleggere il segretario di partito (basta il congresso), tanto più aperte a tutti. Ma….

  10. Se la legge prevede di assegnare un premio di maggioranza, le soglie di sbarramento in dovrebbero esserci. Nessun apparentamento deve essere possibile. Il partito che vincerà le elezioni avrà comunque la maggioranza parlamentare. Logicamente la riforma del Senato e del titolo 5 della costituzione si deve fare. I Piccoli partiti non avranno nessun potere di bloccare la maggioranza che ha voti sufficienti per varare le leggi. Se le leggi saranno buone anche i piccoli partiti le voteranno oppure, potranno proporre modifiche o non votarle ma non potranno ostacolare nessuno se non con proposte migliori di quelle della maggioranza.

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