sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Medea, pioniera dell’emancipazione femminile
Pubblicato il 29-01-2014


Medea-teatro-AmbraUna lettura dell’animo e della condizione femminile lucida e profonda, un allestimento e una scenografia concepiti per suggerire la pienezza del vuoto scenico e moltiplicare le ombre dell’animo umano, una raffinata alternanza tra lingua greca e lingua italiana: tutto questo è la Medea di Euripide – diretta da Giovanni Nardoni – in scena al teatro Ambra alla Garbatella sabato 1° e domenica 2 febbraio. Avanti! ne ha parlato con Fabiana Lazzaro, giovane attrice teatrale nei panni di Medea, protagonista indiscussa di uno dei testi teatrali cronologicamente più antichi, ma fra i più moderni per i suoi contenuti.

Lazzaro, si può definire il personaggio di Medea una figura di donna attuale?

Sì, lei è un’antesignana dell’emancipazione femminile. E della rivendicazione dei diritti della donna perché si oppone a un sistema fatto di oppressione da parte degli uomini. Lei è sapiente, lei sa, anche se utilizza la sua sapienza in modo brutale. Μήδεια (Mèdeia) dal greco, significa infatti abile, esperta. Abbiamo voluto cogliere la modernità di Medea: il percorso è stato progressivo, abbiamo voluto farla diventare una voce riconosciuta e riconoscibile.

Medea chiede infatti l’aiuto e la complicità delle donne di Corinto.

Quando organizza una sorta di comizio con le donne del popolo, Medea spiega loro che la condizione femminile è soggetta alla volontà e ai desiderata dell’uomo. Critica e compatisce lo status quo della condizione delle donne, invitandole a riflettere sull’importanza del loro ruolo.

Come è stato calarsi in un personaggio così complesso?

Confrontarsi con Medea è una prova infinita. All’inizio provoca una sorta di soggezione perché leggendo la tragedia greca di Euripide pensi di non riuscire a interpretarla. Progressivamente mi sono resa conto di quanto non solo fosse vicina a me, ma anche al genere femminile.

Silvia Sequi

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