venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Novità, pensioni: scattano i nuovi requisiti
Pubblicato il 06-01-2014


Da gennaio le lavoratrici dipendenti del settore privato possono andare in pensione di vecchiaia solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, 18 mesi in più rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi). Dal 2014 sono scattati infatti i nuovi requisiti per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero che porteranno gradualmente alla parificazione delle età di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita). Ecco in sintesi i requisiti per l’uscita da lavoro nel corso del 2014, in presenza comunque di almeno 20 anni di iscrizione assicurativa (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si è cominciato a versare dopo il 1996 è richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima):Donne dipendenti settore privato: possono andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scatterà un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Possono quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si e’ nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sarà rimandata almeno fino a luglio del 2015.Donne autonome e gestione separata: nel 2014 le lavoratrici autonome possono andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in più rispetto a quanto prefigurato per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andrà aggiunta la speranza di vita.

Uomini settore privato: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

Comparto pubblico, uomini e donne: restano i requisiti richiesti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di età. Il requisito andrà adattato alla speranza di vita nel 2016.

Pensione anticipata: nel 2014 gli uomini possono andare in quiescenza in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in più di quanto prescritto nel 2013. Per le donne sono necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione (un mese in più di quanto stabilito nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

Inps, banca dati gestione dipendenti pubblici

Nel mese di dicembre 2013 ha avuto inizio una sperimentazione operativa per il miglioramento e il consolidamento della banca dati relativa alle posizioni assicurative dei lavoratori iscritti alle Gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. L’operazione coinvolge circa 15mila dipendenti degli Enti locali della regione Marche e delle Province di Rieti, Livorno, Trieste e Imperia, nati tra il 1° gennaio 1954 e il 31 dicembre 1969, che non abbiano in corso una domanda di pensionamento e non abbiano in corso istruttorie in stato avanzato di riconoscimento periodi. Agli interessati è stata inviata una lettera cartacea (o in alternativa un messaggio di posta elettronica o PEC, se l’indirizzo è censito in archivio), con l’invito a visionare il proprio Estratto conto on-line, accedendo tramite Pin Inps al sito dell’Istituto assicuratore seguendo il percorso “servizi on line>servizi per il cittadino >servizi ex Inpdap”, e ad inoltrare all’Ente previdenziale eventuali richieste di variazione/integrazione alla propria posizione assicurativa, secondo le modalità indicate in un apposito messaggio interno (il n. 20998 del 20 dicembre 2013). La sperimentazione consentirà di verificare l’intero processo e di mettere a punto eventuali correttivi prima di procedere all’estensione dell’iniziativa all’intera platea degli iscritti.

Inps, rapporto sulla coeasione sociale anno 2013

L’Inps, l’Istat e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno recentemente presentato il quarto Rapporto sulla Coesione sociale (2013). Anche quest’anno il rapporto è stato articolato in due volumi. Il primo è di fatto una guida ai principali indicatori utili a rappresentare la situazione nel nostro Paese e la sua collocazione in ambito europeo. L’obiettivo di tale guida è fornire, in modo particolare ai policy maker alcune importanti indicazioni per conoscere le situazioni economiche e sociali sulle quali intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone. Il secondo volume si compone, tra l’altro, di una serie di tavole statistiche che offrono dati, generalmente aggiornati al 2012, articolati a diversi livelli territoriali per consentire comparazioni regionali e internazionali. A questo fine sono state utilizzate indagini statistiche ed archivi amministrativi nazionali (di fonte Inps, Ministero del lavoro e Istat) e fonti internazionali (Eurostat e Ocse).

Le informazioni sono organizzate in tre sezioni:

Contesti, che riporta tre quadri informativi di scenario con taglio socio-demografico, economico e del mercato del lavoro.

Famiglia e coesione sociale, in cui si rappresentano alcuni fenomeni rilevanti come il capitale umano,  la conciliazione tempo di lavoro e cura della famiglia, la povertà.

Spesa ed interventi per la  coesione sociale, con dati sulla spesa sociale delle amministrazioni pubbliche, sulla protezione sociale, sulle politiche attive e passive del mercato del lavoro, sui servizi sociali degli Enti locali. I dati sulla coesione sociale sono disponibili online nei portali dei tre Enti che hanno contribuito alla sua realizzazione: www.lavoro.gov.it, www.istat.it,  www.inps.it

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. ho iniziato a lavorare all’età di 14 anni ho 58 anni ,il nostro paese non produce più posti di lavoro,ed ancora si insiste ad aumentare l’età pensionabile,ma quando troveranno lavoro i nostri figli,se li occupiamo ancora noi genitori,possibile che nessuno ha capito che se i nostri giovani non entrano adesso nel mondo del lavoro,il nostro paese resterà indietro rispetto agli altri.nel mondo del lavoro ci vogliono teste giovani con idee moderne noi con la nostra età e con già 40 e più anni di sudore sulle spalle non possiamo competere con le nuove tecnologie,e se i nostri giovani non entrano adesso nel mondo del lavoro,quando ci riusciranno avranno la mente atrofizzata.e le aziende faranno fatica ad essere competitive con i paesi europei.bisogna trovare i fondi per mandare in pensione noi che abbiamo lavorato già 40 anni,che possiamo fare i nonni e lasciare che i nostri figli possano buttarsi a capo fitto nel lavoro,per poter riportare il nostro paese ad essere guardato con rispetto e con orgoglio,qualcuno dica ai nostri governanti,di mettere a posto i conti del inps e tutto sarà risolto.possibile che nessuno capisce che se un giovane non ha un suo reddito,non penserà mai a metter su famiglia,non potrà fare un mutuo,e le banche non lavorano,non potrà comprare una casa e ditte di costruzione continuano a lasciare a casa migliaia di muratori,le aziende che costruscono macchine per lavoro stanno chiudendo una dopo l’altra perchè non hanno commesse,i mobilifici stanno sparendo pechè vivevano sugli arredamenti delle nuove coppie,addirittura le aziende che producono prodotti per l’infazia non restano più in piedi,chi fa figli in questo momento,solo alcuni extracomunitari,ma non creano economia perchè il grosso dei loro risparmi lo inviano alle loro famiglie nel paese d’origine.
    L’economia la muove chi ha un reddito,non di sicuro un sessantenne che ha in famiglia uno due tre figli di 20 25,30 anni che deve pensare anche a mantenere i loro vizzi ecc ecc..ecco perchè gli anziani non spendono più nulla perchè non hanno più nulla.e i nostri ministri invece di trovare una soluzione a questo problema,cosa fà…..aumenta gli anni per lasciare il posto di lavoro.non hanno capito un cazzo anzi l’anno capito ma non gliene frega nulla tanto a loro basta mantenere la poltrona il più a lungo possibile ,a loro del nostro paese della classe medio bassa non gli importa nulla perchè quando perdono la poltrona hanno soldi a sufficienza che la crisi non sanno neanche cosa sia.per cortesia fate pervenire questa mia a qualche testata giornalistica o a qualcuno nel governo che non sia ancora marcio,è difficile ma qualcuno ancora esiste grazie.

    • Rocco, non sai quanto sono in sintonia con le tue parole, la cosa che fa venire più rabbia è che solo una parte degli Italiani sono obbligati al lavoro per ormai 43 anni, inoltre con una pensione misera visto il tipo di calcolo che ci vedremo applicato; mentre la parte che lavora in politica non sembra essere di questo paese perchè loro non gli frega assolutamente nulla di queste regole, visto che loro guadagnano uno sproposito e dopo qualche anno già hanno diritto all’assegno.

  2. Secondo il mio punto di vista questi signori che ci governano sono al corrente della situazione in cui l’Italia si trova .
    Nel momento che non riescono piu a pagarsi lo stipendio si AUTOELIMINANO da soli lasciando il paese in :braghe di tela.

  3. Tutti coloro che hanno più di 62 anni e 35 anni di contributi sono stati truffati dai governanti italiani: prima col passaggio, a chi aveva meno di 18 anni di contributi nel 1995, al sistema contributivo; poi con l’aggiunta di un anno di attesa da parte del governo Berlusconi; poi con l’abbassamento dei coefficienti di calcolo; poi con la riforma Fornero che li costringe a lavorare più a lungo percependo poi di meno. Ora la truffa continuerà magari rimandandoli in pensione un po’ prima ma con un’ulteriore decurtazione. Tutto ciò va sempre a discapito delle fasce più deboli…. nel frattempo la ricchezza si sposta in mano ad un numero risicato di soggetti che hanno sempre di più, e non parliamo dei vitalizi che si sono regalati gli stessi politici…..E’ ora di finirla!!!!!!!! Con questi sistemi, i giovani non avranno scampo; sono destinati alla fame eterna… tranne che non siano figli di chi ha rubato fino ad oggi.

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