mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

‘Pensioni d’oro’, la Camera
si adegua alla Consulta
Pubblicato il 09-01-2014


Pensioni-oro-smSul tema delle cosiddette ‘pensioni d’oro’ la demagogia questa volta non l’ha spuntata, o almeno non fino in fondo anche perché si sa che le mozioni, nella stragrande maggioranza dei casi, servono solo a tacitare le coscienze, ma non portano a risultati concreti; insomma chiacchiere in libertà.

Delle 7 mozioni in discussione ieri (che si rifanno a 6 proposte di legge) alla fine la Camera ne ha approvata una, quella della maggioranza, che, tenendo conto di quanto deciso dalla finanziaria, tenendo conto delle censure della Corte costituzionale in merito ai prelievi straordinari sugli assegni più elevati, sostanzialmente rinvia a un incerto domani, il compito del governo di ricalcolare gli importi delle pensioni ‘d’oro’ tenendo conto dei contributi effettivamente versati. Un conto difficile, anzi probabilmente impossibile perché in tantissimi casi non ci sono più le ‘carte’ per verificare quanto avvenuto, e che oltretutto potrebbe portare in direzione affatto contraria a quella che si prefiggono i firmatari, ovvero non di riequilibrare il sistema a favore di chi percepisce gli assegni più bassi, ma di impoverire i pensionati più poveri!

Per spiegare quanto avvenuto alla Camera, per comodità, di rifacciamo a quanto ha scritto Franco Abruzzo, giornalista di Milano che al tema ha dedicato, e sta dedicando, molte energie.

Scrive Abruzzo che ieri la Camera con la mozione approvata ha impegnato “il Governo a monitorare gli effetti e l’efficacia delle misure introdotte con la legge di stabilità; a valutare, agli esiti di questo monitoraggio, l’adozione di interventi normativi che, nel rispetto dei principi indicati dalla Corte costituzionale, sempre in un’ottica di solidarietà interna al sistema pensionistico, siano tesi a realizzare una maggiore equità per ciò che concerne le cosiddette «pensioni d’oro» e correggano per queste ultime eventuali distorsioni e privilegi derivanti dall’applicazione dei sistemi di computo retributivo e contributivo nella determinazione del trattamento pensionistico”. Questo è il cuore dalla mozione approvata, con 310 voti, dalla maggioranza (Pd, Nuovo centro destra e Scelta civica) al termine del dibattito sulle cosiddette ‘pensioni d’oro’.

La mozione appare prudente quando afferma: “Appare utile che il Governo proceda nell’esame della delicata materia, prestando comunque la massima attenzione alla giurisprudenza della Corte costituzionale”. Secondo Abruzzo difatti in questo modo “la mozione approvata recupera il rispetto per le sentenze della Corte costituzionale”.
Quanto al ‘ricalcolo’ “gli enti previdenziali non hanno le ‘carte’ e non è possibile ricalcolare le vecchie pensioni retributive con il metodo contributivo” – come spiegato da Stefano Fassina, ex viceministro all’Economia – mentre secondo Sel “non è vero che un sistema retributivo, come quello adottato fino al 1995, sia necessariamente più generoso del sistema contributivo”; anzi “penalizza i poveri”.

Bocciate le mozioni di M5S, Sel, Fdi e Lega mentre Forza Italia si è astenuta.

Sempre Abruzzo segnala un importante elemento che emerso nel corso della discussione alla Camera nell’intervento di Giampaolo Galli (Pd), ex direttore generale di Confindustria, a proposito del ‘ricalcolo’ delle pensioni: “È vero che il ricalcolo con il nuovo sistema contributivo darebbe luogo a valori generalmente più bassi di quelli del sistema retributivo. Ma a coloro che propongono questo ricalcolo mi permetto di suggerire una riflessione: facciamo attenzione, perché lo squilibrio è molto elevato per le pensioni medie e medio-basse, diciamo fra 1.500 e 3-4.000 euro, ma si riduce fino tipicamente ad azzerarsi per le pensioni più alte, perché il vecchio sistema retributivo conteneva in sé un forte meccanismo di solidarietà. Per cui il ricalcolo che è stato proposto rischia in pratica di avere effetti fortemente regressivi dal punto di vista della distribuzione del reddito. La sentenza 116/2013 della Consulta non dice affatto che non si deve fare solidarietà. Al contrario: quella sentenza dice che la solidarietà dev’essere a carico di tutti i redditi, quale che ne sia l’origine, pensione, rendite immobiliari, lavoro e così via. Quella sentenza indica la via maestra da seguire per sviluppare davvero la solidarietà a favore delle persone e dei gruppi sociali più deboli”.

Red. A.

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