venerdì, 14 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

‘Pensioni d’oro’, soffia forte
il vento della demagogia
Pubblicato il 07-01-2014


Pensioni-OROLa demagogia che soffia a intermittenza, ormai da due decenni, sul nostro Paese, troverà un culmine da domani a Montecitorio con la discussione delle mozioni, sette, sulle cosiddette ‘pensioni d’oro’ collegate a 6 proposte di legge. La ‘colpa’ di queste pensioni, fatta salva l’eccezionalità di quelle che vengono erogate in presenza di contributi versati non proporzionali a quanto poi liquidato, è di superare la soglia di circa 90 mila euro lordi l’anno.

A questi ‘fortunati’, che poi sono generalmente persone colpevoli di aver lavorato sodo e bene per 35 o 40 anni versando fior di contributi alle casse previdenziali, si chiede un contributo straordinario che si somma a quanto già pagano con la normale imposizione fiscale. Un prelievo che è stato già effettuato in passato e che è stato sancito dalla Consulta perché lede un principio base della nostra Carta costituzionale (sentenza 116/2013 che lo ha abrogato).

La Corte lo ha scritto in numerose pronunce che sono vincolanti per il Parlamento e di cui ha tenuto recentemente conto anche il Presidente della Repubblica, intervenuto informalmente sulla Camera nella fase di scrittura della finanziaria.

A più riprese è stato ricordato che i trattamenti pensionistici hanno natura di retribuzione differita “sicché il maggior prelievo tributario rispetto ad altre categorie risulta con più evidenza discriminatorio, venendo esso a gravare su redditi ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa, rispetto ai quali non risulta più possibile neppure ridisegnare sul piano sinallagmatico (degli impegni reciproci tra le parti, ndr) il rapporto di lavoro”.

In parole povere non solo si tassa di più una categoria (i pensionati) rispetto ad un’altra (i lavoratori attivi), ma gli si infligge una violenza doppia in quanto chi si è ritirato dal lavoro non ha più solitamente la possibilità di modificare la propria vita né di resistere ad esso come fanno i lavoratori attivi con l’arma dello sciopero.

Un comportamento che si potrebbe definire odioso e un po’ vigliacco, già utilizzato abbondantemente col blocco della perequazione rispetto al tasso di inflazione e che finisce per erodere lentamente, ma inesorabilmente, gli assegni pensionistici più alti con una tendenza all’appiattimento monetario. Un comportamento fintamente egualitaristico, stile Unione Sovietica, non solo perché si esercita solo su una porzione dei contribuenti, e solo su quelli che generalmente non hanno evaso il fisco, salvando invece quanti si sono potuti permettere solide pensioni integrative e/o corroborate da fortune accumulate con l’evasione fiscale, ma anche perché spingono i giovani, quelli che hanno la fortuna di trovare un buon lavoro, a fuggire dalla previdenza pubblica, minando alle fondamenta uno dei pilastri del welfare.

La lezione sembra essere: ‘Voi che potete, non pagate le tasse, lavorate in nero, non versate i contributi previdenziali, fatevi una pensione integrativa perché quella non possiamo toccarla!’ Quasi che i suggeritori si trovassero proprio nelle compagnie di assicurazioni e che già in passato hanno tentato, senza riuscirvi se non in piccolissima misura, di gestire gli accantonamenti per le liquidazioni dei lavoratori con la creazione dei Fondi di gestione .

Comunque il Parlamento sembra non aver nessuna voglia di riflettere sul fatto che far “rivivere norme già divenute inefficaci in conseguenza del loro annullamento da parte della Corte” contrasta non solo con la legge – primo comma dell’articolo 136 – ma anche col buon senso (difatto lo Stato è stato condannato a risarcire, con un costo di 84 milioni di euro, il precedente contributo imposto ai pensionati ‘d’oro’.

La legge di Stabilità 2014, in continuità peraltro con i criteri già adottati nel 2011 e bocciati dalla Consulta nel 2013 ha (re)introdotto un contributo di solidarietà per le pensioni elevate (6% per la parte eccedente i 90 mila euro l’anno; 12% per la parte eccedente i 128 mila euro; e del 18% per la parte eccedente i 193 mila euro annui) e il divieto di cumulo tra pensione e stipendio da incarico pubblico sopra i 300 mila euro/anno.

Comunque la strada del contributo straordinario farebbe incassare allo Stato una somma relativamente modesta, ma capace però di sopire almeno in parte la collera popolare per la generale insipienza della classe politica e rispondere alla domanda di maggiore equità che proviene da un Paese sempre più sofferente per la crisi e gli scandali. Insomma una panacea perfetta per politici propensi più a cavalcare gli umori della piazza che non a ricercare soluzioni solide e praticabili ai problemi del Paese.

È il caso, ad esempio, delle mozioni del M5S e dei Fratelli d’Italia – «non si vede perché in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti qualcuno debba essere escluso» – che chiedono di tornare alla carica, fissando in pratica un tetto massimo ai trattamenti erogati con il sistema retributivo (FdI sollecita anche il ricalcolo con il sistema contributivo della parte eccedente, 10 volte il trattamento minimo Inps di 495 euro mensili, ma è praticamente impossibile da realizzare). I Grillini chiedono inoltre per un triennio l’applicazione di un «contributo solidale suppletivo» sui redditi da pensione lordi, per finanziare un incremento di 500 euro l’anno destinato ai pensionati al “minimo”. È per l’individuazione di limiti e ‘tetti’ anche la mozione della Lega Nord che ne vuole uno per i vitalizi calcolati con metodo retributivo (max 5mila euro netti mensili) e un altro (8mila euro mensili) per il cumulo tra più pensioni erogate con metodo retributivo.

I più duri appaiono i partiti di opposizione, ma anche il PD, quando si tratta di demagogia e soprattutto oggi che alla segreteria c’è Matteo Renzi, non scherza tanto da aver utilizzato il tena delle ‘pensioni d’oro’ per spiegare il suo slogan delle primarie, “Cambiare verso all’Italia”. La mozione del PD mentre ribadisce le ultime iniziative del Governo, ricorda come la sentenza 116/2013 della Consulta escluda, «in materia di trattamenti peggiorativi con effetto retroattivo (…) in linea di principio, che sia configurabile un diritto costituzionalmente garantito alla “cristallizzazione” normativa – riconoscendo, quindi, al legislatore la possibilità di intervenire con scelte discrezionali – purché ciò non avvenga in modo irrazionale». Insomma il PD vuole continuare sulla strada dei prelievi sulle pensioni, ma facendolo in maniera più furba del passato per non incorrere in una nuova bocciatura della Consulta dando vita alla creazione di “fondi” interni a vari enti previdenziali, alimentati con contributi crescenti al crescere del trattamento pensionistico, da applicare a quelli superiori a 12 volte il minimo Inps, prefigurando così «misure di solidarietà interne al sistema previdenziale», che in quanto tali dovrebbero essere ammesse dalla Consulta.

La mozione Ncd pare rendersi conto dell’ingiustizia di fondo del meccanismo dei prelievi e dunque mette in guardia dal «sollecitare scontri generazionali» e dal provocare «cambiamenti nelle legittime aspettative indotte dalle regole del passato». Per questo suggerisce meccanismi a carico «dei percettori delle prestazioni più favorevoli», in grado di agire sul metodo di calcolo o sull’età di accesso alla pensione.

La più equilibrata appare alla fine la mozione di SEL (1-00256 Di Salvo ed altri) perché chiede sì di regolare il contributo di solidarietà ai pensionati più poveri, ma senza violare il dettato costituzionale del finanziamento proporzionale della fiscalità generale in base alla capacità contributiva dei singoli cittadini. Quindi, «ulteriori aliquote impositive progressive» per tutti i redditi over 75mila euro/anno, compresi quelli che derivino da “pensioni d’oro” e non solo da questi.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Quando si toccano certe questioni sicuramente ci si trova davanti chi si ritiene leso da certi provvedimenti. Qui a mio avviso non si tratta di privare qualcuno del dovuto, ma di regolare le troppe storture e iniquità, che sono quelle che provocano rabbia e disappunto. Qualcuno dice, ma da quel prelievo forzoso non si recuperano granchè di risorse. Anche qui ci sarebbe da dire che le somme si fanno alla fine dei tagli alle varie e troppe sperequazioni che ci sono in Italia e l’elenco è molto lungo. Certo è che se mai si comincia tutto rimane fermo e sarebbe auspicabile che non si tacciasse di demagogia propagandistica un eventuale studio fatto seriamente sulla spesa pubblica comprese quelle storture pensionistiche inacettabili e la distribuzione a pioggia delle risorse che si continua ad elargire con troppa facilità. In definitiva se si vuole riprendersi un po’ di credibilità bisogna patire dagli esempi e da un’equa redistribuzione delle risorse perchè non è possibile che chi ha di più continua ad accumulare a scapito dei tanti, in continuo aumento, che continuano ad avere sempre di meno.

  2. Mi sembra che il punto da colpire maggiormente, parlando di pensioni, sia quello delle pensioni erogate a fronte di contributi non sufficienti (contributi figurativi, superpromozioni a fine carriera…). E per non dimenticare le pensioni “false” erogate a chi non ha titolo. Se poi si vuol parlare di redistribuzione o, quantomeno, di contributo da parte dei più abbienti, ricordiamoci che il 10% delle popolazione è proprietaria del 50% della ricchezza nazionale, cioè circa 5.000 miliardi di euro. Un piccola patrimoniale di un 1% (che a questi signori gli fa vento) ci porterebbe 50 miliardi. Così, anche per dare un colpo con argomenti “veri” alle pagliacciate (il termine calza perfettamente) di Grillo.

  3. e “pensioni minime” a (quelle delle famose 500 euro) e oggi si vogliono giustamente rivalutare., OK. Ma, attenzione, ci sono titolari di pensione minima che, in età lavorativa, hanno voluto e potuto… non versare contributi, pagandosi proprie assicurazioni private e garantendosi un discreto patrimonio alle spalle…!
    Esiste possibilità di controllo in tal senso?
    CONDIVIDO comunque ciò che scrive Riccardo Tellini.

  4. Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché i pensionati “ricchi” che guadagnano 3.000 euro lordi al mese dovrebbero pagare un contributo di solidarietà per i più poveri mentre i ricchi deputati, senatori consiglieri regionali, alti funzionari e dirigenti d’azienda con stipendi di 20-30.000 euro al mese ne debbano essere esentati.

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