sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Previdenza, ecco cosa cambia nel 2014
Pubblicato il 14-01-2014


Il 2014 è appena iniziato, ma per i cittadini si prospettano già importanti cambiamenti all’orizzonte: oltre alle impellenti e numerose scadenze fiscali previste per il mese di gennaio, numerose sono infatti le novità in tema di pensioni e sistema previdenziale. Facciamo allora il punto della situazione occupandoci in particolare di rivalutazione, disincentivi, età, calcolo e contributi.Pensioni Inps 2014: rivalutazione assegni, età, calcolo e contributi

La prima Legge di stabilità emanata dal governo Letta ha ripristinato la consuetudine a rivalutare le pensioni sulla base dell’inflazione rilevata con riferimento all’anno precedente; il tema della rivalutazione delle pensioni è da sempre molto delicato e sentito dalla cittadinanza, in particolare dopo che il governo Monti ne aveva bloccato il meccanismo di funzionamento per il biennio 2012-2014.
Ecco lo schema della rivalutazione delle pensioni a fronte del cammino registrato dall’inflazione:
Pensioni inferiori a 1.486 euro: la rivalutazione al netto dell’inflazione ammonterà al 100%;
Pensioni comprese tra 1.486 e 1.981 euro (dunque fra 3 e 4 volte il minimo): rivalutazione pari al 95% dell’inflazione;
Pensioni comprese tra 1.981 e 2.475 euro: rivalutazione pari al 75% dell’inflazione;
Pensioni comprese tra 2.475 e 2.973 euro: rivalutazione pari al 50% dell’inflazione;
Pensioni superiori a 3.000 euro lordi: rivalutazione pari al 40% (dal 2015 la quota sale al 45%).
Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, i requisiti per averne diritto sono i seguenti:
66 anni e tre mesi per i lavoratori dipendenti o autonomi e per le lavoratrici del comparto pubblico;
63 anni e 9 mesi per le lavoratrici private;
64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome

Pensioni Inps 2014: disincentivi previsti dalla riforma Fornero

Con decorrenza a partire dal primo gennaio 2014 sono inoltre entrati in vigore i disincentivi che scattano nell’ipotesi in cui si voglia fruire del ritiro anticipato dal lavoro: nello specifico si avrà a che fare con una riduzione dell’1% dell’importo mensile per ogni anno di distanza dalla soglia dei 62 anni d’età e del 2% per ogni anno prima del raggiungimento della quota standard di 60 anni. Nel complesso le nuove misure rendono l’andare in quiescenza più difficile e meno conveniente; la struttura previdenziale ridisegnata (per alcuni massacrata) dalla riforma Fornero ha inciso fortemente sul diritto alla pensione dei lavoratori che avevano già maturato i tempi idonei all’uscita dal lavoro, innescando al contempo la bagarre legata agli esodati. Da gennaio le lavoratrici dipendenti del settore privato possono andare in pensione di vecchiaia solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, 18 mesi in più rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi).

Dal 2014 sono scattati infatti i nuovi requisiti per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero che porteranno gradualmente alla parificazione delle età di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita). Questi in sintesi i requisiti per l’uscita da lavoro richiesti nel corso del 2014, in presenza comunque di almeno 20 anni di iscrizione assicurativa (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si è cominciato a versare dopo il 1996 e’ richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima):
Donne dipendenti settore privato: possono andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scatterà un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Possono quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si e’ nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sarà rimandata almeno fino a luglio del 2015.

Donne autonome e gestione separata: nel 2014 le lavoratrici autonome possono andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in più rispetto a quanto prefigurato per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andrà aggiunta la speranza di vita.
Uomini settore privato: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

Comparto pubblico, uomini e donne: restano i requisiti richiesti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di età. Il requisito andrà adattato alla speranza di vita nel 2016. Pensione anticipata: nel 2014 gli uomini possono andare in quiescenza in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in più di quanto prescritto nel 2013. Per le donne sono necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione (un mese in più di quanto stabilito nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

Altro punto importante da affrontare riguarda la rivalutazione degli assegni più elevati, con indicizzazione e importi mensili ad avere un rapporto di proporzionalità inversa: in particolare la prima scende con l’aumentare della seconda. La rivalutazione degli assegni ammonta al 100% per quelli fino a tre volte il minimo, mentre si attesta al 95% per quelli fino a quattro volte il minimo. La legge di Stabilità ha ufficialmente ratificato anche il contributo di solidarietà che è entrata in vigore per le pensioni d’oro a partire dal 2014. Le aliquote stabilite sono le seguenti:
6% per la parte eccedente i 90.168, 26 euro annui;
12% per la parte eccedente i 128.811,80 euro annui;
18% per la parte eccedente i 193.217,70 euro l’anno

Il gettito ricavato andrà a costituire il fondo ‘Reddito minimo garantito’ che servirà ad assicurare adeguate misure di welfare a sostegno degli individui disoccupati. Per quanto riguarda il cumulo con altri redditi, è stato confermato quanto avevamo già sottolineato in un precedente intervento: da sottolineare solo il fatto che il prelievo effettuato su questi redditi andrà a finanziare un fondo per le pmi in difficoltà. Per quel che concerne infine gli esodati, dal 2014 al 2020 saranno stanziati circa 950 milioni di euro; la Legge prescrive che altri 17.000 individui si aggiungano al computo dei 140.000 già attenzionati nelle scorse settimane, ed entrambe le categorie potranno fruire di una pensione regolamentata dalle norme pre Legge Fornero.

Inps, comunicazione lavoro accessorio: le ultime novità

Prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, i committenti hanno l’obbligo di comunicare la data di inizio attività, indicando i dati anagrafici e il codice fiscale propri e del prestatore, il luogo dove si svolge l’attività lavorativa e il periodo presunto di durata di quest’ultima. Finora, la comunicazione avveniva, per i voucher cartacei distribuiti presso le sedi Inps, con la trasmissione della dichiarazione all’Inail a mezzo fax o tramite i servizi online del sito www.inail.it. Per gli altri canali di distribuzione (tabaccai abilitati, sportelli delle banche popolari, uffici postali, procedura telematica) la comunicazione è trasmessa direttamente all’Inps tramite contact center o tramite il sito istituzionale www.inps.it.

Per razionalizzare e uniformare l’adempimento e rendere più tempestiva ed efficiente la gestione, Inps e Inail hanno stipulato un accordo per la realizzazione del coordinamento informativo e operativo per una migliore gestione dei buoni lavoro, il quale prevede che – a partire dal 15 gennaio 2014 – tutte le comunicazioni di inizio attività, nonché le eventuali variazioni, siano effettuate direttamente all’Inps, esclusivamente in modalità telematica, qualunque sia il canale di acquisizione dei buoni lavoro. Nella circolare n. 177 del 19 dicembre 2013 l’Istituto descrive in dettaglio le nuove modalità di trasmissione delle comunicazioni di inizio attività.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Bungiorno vorrei sapere quando posso andare in pensione.
    Sono un maschio nato il 6 10 55 al 31 marzo 2013 ho compiuto 40 di contributi, sono ancora in attivita come dipendente privato.
    Cordiali saluti

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