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Opinioni e commenti
 

Quattordici anni dopo Craxi
Pubblicato il 18-01-2014


Mentre al Nazareno si consuma l’intesa tra Renzi e Berlusconi, che mette a rischio il governo, mi pare giusto ricordare la scomparsa del nostro leader Bettino Craxi nella ricorrenza del quattordicesimo anniversario dalla sua morte. Naturalmente Craxi non venne invitato ad alcun vertice sulla legge elettorale, dai Prodi, Berlusconi e D’Alema di turno. La sua condanna era l’ergastolo a vita, per finanziamento illecito alla politica e reati connessi. Una evidente, micidiale sproporzione alla quale portava la somma degli anni delle sue condanne, segnata da una pena perfino irrazionale. Craxi aveva scelto la via dell’esilio a fronte di questa ingiustizia. E difendeva i suoi diritti alla verità da quel lontano lembo di terra della Tunisia. Quando morì, in quel pomeriggio del 19 gennaio del 2000, molti piansero lacrime di coccodrillo. Il governo italiano propose addirittura i funerali di stato, dopo non avere mosso un dito per consentirgli neppure di operarsi in Italia, afflitto com’era, non solo da una grave forma di diabete, ma anche da un tumore.

Di Craxi sono ancora vive alcune fondamentali intuizioni. Fu il primo uomo politico di sinistra a proporre nel lontano 1979 una riforma istituzionale e costituzionale la cui rappresentazione viene riproposta proprio oggi. Seppe conquistare per il Psi non solo piena autonomia politica, ma anche le platee europee divenendo interlocutore fondamentale per Brandt, Mitterand, e soprattuto Gonzales, Soares e Papandeu. Volle appoggiare tangibilmente le rivolte dell’Est, a cominciare da quella cecoslovacca, aiutando i dissidenti tra i quali Jiry Pelikan, ma anche la lotta del popolo palestinese del suo amico Arafat, senza dimenticare il diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele. Accettò ii missili a Comiso, ma volle difendere l’autonomia e l’indipendenza italiana anche dagli americani come l’episodio di Sigonella e i bombardamenti su Tripoli e Bengasi insegnano. Laico convinto, amico di Fortuna e Pannella, volle il dialogo con la Chiesa e la revisione del Concordato. Fu il leader che volle sconfiggere il tabù dell’automatismo della scala mobile, e vinse un referendum popolare che pareva perso in partenza. Seppe portare il Psi, ereditato nel pieno della crisi demartiniana, al 15 per cento, in una posizione centrale dello schieramento politico.

Probabilmente non capì le conseguenze dell’89 europeo sull’Italia. O ne intuì solo i rischi, non le nuove potenzialità socialiste. Si illuse che riguardassero solo i comunisti, che attendeva invano sotto l’egida della sua unità socialista. Si attardò con Andreotti in governi inutili, convinto di riottenere la guida del governo dopo le elezioni del 1992. Non seppe o non volle affrontare una seria riforma del suo partito che era certamente inadeguato alle nuove sfide politiche e non avvertì la fine della credibilità di un sistema politico che aveva perso le sue coordinate e il forte scollamento con la pubblica opinione. Eppure ebbe l’intuizione di giocare la carta della verità per la quale verrà ricordato. Con l’ardire di sfidare l’intero Parlamento sulla illegittimità dei finanziamenti alla politica si rivolse a tutti per giurare di non avervi mai fatto ricorso. Gli fece eco un imbarazzato silenzio-verità. Rivalutato dal presidente della Repubblica e da ampi settori della nostra politica, oggi Craxi ci appare nelle vesti di uno statista, della tempra e coerenza del quale un paese come l’Italia avrebbe ancora bisogno. In fondo la crisi della seconda Repubblica, i danni inferti all’Italia e agli italiani in questo ventennio rappresentano, in un certo senso, anche la sua rivincita.

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Commenti all'articolo
  1. Onore a Bettino Craxi, eroe e martire della democrazia italiana. Sottoscrivo ogni parola del tuo articolo tranne la prima riga. Matteo Renzi ha lo stesso stile di Bettino: sa che la democrazia funziona solo se dopo aver discusso e votato si riesce a decidere e ad agire.

  2. Caro direttore, ti sono grato per questa puntuale commemorazione. Spero che Bettino Craxi abbia il posto che si merita nella memoria dei Socialisti.
    Ho condiviso le sue battaglie, sfidando non solo i comunisti,ma anche qualche nostro compagno; mi amareggia ancora ricordarlo.
    Prima o poi verrà inserito in quell’elenco dei grandi Statisti della Repubblica. Napolitano in un certo qual modo lo ha già fatto, altri lo faranno.
    Un pensiero deferente al leader che fu.

  3. Mi permetta, direttore, un’ aggiunta al suo bel ricordo: le lacrime di coccodrillo ci furono a sinistra (il governo che lei ha ricordato), ma anche a destra, dove qualche “amico” ormai da un po’ di tempo tornava a difenderlo (tanto ormai era fuori dai giochi) dopo averlo affossato nel ’92/’93; o mi sbaglio?

  4. Gia , ora è uno statista , per troppi rappresenta ancora il male della politica, ne hanno bisogno di questa ingiusta demonizzazione se non altro per coprire la loro ignavia ,la loro pochezza politica.
    Hai ragione Mauro, fu il suo partito che fù inadeguato ad essere il suo trumento, il partio campò non di propria politica ma della politica che lui macinava è il partito che crollò miseramente, un partito che era in mano non dei militanti ma dai troppi craxini il nostro grande male.
    E’ vero questi 20/anni con i suoi disastri, sono la sua rivincita molto amara, ai tanti che ora lamciano l’allarme “NON SI DEVE TORNARE ALLA PRIMA REPUBBLICA”occorre ricordare che la 1° repubblica iniziò il 2/06/1946 con l’Italia uscita da una guerra che l’aveva attraversa in lungo e in largo con gravi lutti e rovine morali , sociali ed economiche.
    40 anni dopo eravamo la 5° potenza indistriale con credibilita economica e politica, con un leader riconosciuto universalmente.
    In 20/anni di 2° repubblica dove siamo ??????Non voglio nemmeno commentare, una cosa però voglio dire agli allarmati di cui sopra ” Guardate che il vero problema non è il tornare ALLA PRIMA REPUBBLICA ma è come uscire DALLA SECONDA REPUBBLICA prima che tutta l’Italia imploda.
    Circa Renzi che ha lo stese stile di Craxi, per cortesia evitiamo di bestemmiare.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari – Fed. Torino – consigliere nazionale

  5. Bravo Direttore! Ricordiamo il nostro Grande Segretario.Ma gli ipocriti sono stati e sono ancora tanti.
    In quegli anni, quanti dentro il partito, parlo di chi viveva di luce riflessa di Bettino con tutti i benefici conseguenti, hanno fatto qualcosa? E fuori il partito: ci ricordiamo che l’unico che ci ha dato una mano è stato il Direttore del Giorno di quel tempo? Tutti gli altri, ma proprio tutti, sputavano sentenze di comodo in particolare contro i socialisti. Oggi molti di loro fanno i pentiti e riconsiderano. Ma è solo un comportamento di comodo per loro, che si ripete nella storia.Non facciamoci prendere in giro.

  6. In democrazia, i cittadini scelgono i loro capi, che riflettono in un certo senso la società che governano. Si può dire che Craxi era uno dei migliori individui della società italiana, nonostante i vari errori, tipici dell’uomo. I popoli meritano il leader che si scelgono, se non ne sono capaci allora si meritano i mediocri. La seconda repubblica è il “premio” che si sono guadagnati gli italiani per non aver capito che se Craxi doveva andarsene, allora doveva essere cambiato con uno pari o migliore. La seconda repubblica è la meritocrazia dei mediocri, che pultroppo riflettono la media della società italiana. Riprendendo Bruno, Campanella, Cartesio e altri necessita in ambedue le parti, una riforma politica, sociale e culturale.

  7. Io non stavo con Craxi, anche se gli riconoscevo la tempra di grande statista.
    Se Renzi oggi fila come un treno senza curarsi di nessuno e se Berlusconi ha potuto manipolare gli italiani per vent’anni, si deve tutto a Bettino: fu lui ad inaugurare la stagione del “liderismo”, di un uomo solo al comando, quando, nei partiti, il segretario era al massimo il “primus inter pares”.

  8. C’è chi dice che molti sostenitori di Renzi siano spinti da interessi privati. Può darsi. Che siano interessi privati o simpatia, quando il numero dei sostenitori è grande, c’è una fase creativa che porta un grande beneficio. Il problema è che la fase creativa dopo pochi anni termina e allora sono guai. Ecco perché la democrazia statunitense ha inventato il limite categorico del mandato con l’impossibilità categorica di replica sotto qualsiasi forma. I socialisti farebbero bene a chiedere a Matteo Renzi di adottare quella regola e di farla diventare un caposaldo della sua rottamazione!

  9. A distanza di 14 anni dalla sua morte, ormai dimenticate le macchie del passato, i compagni (di merende) forse per rimorso cercano di riabilitare il defunto Cinghialone, riconoscendogli oggi ciò che gli dovevano anche ieri: il merito di essere stato il più intelligente politico della sua epoca e di non avere intascato una lira del bottino che loro invece si sono spartiti impunemente, e seguitano a spartirsi grazie ai ricchi rimborsi elettorali nettamente superiori agli esborsi, vivendo felici e contenti. E magari rubando ancora per arrotondare.
    Noi socialisti, con i garofani rossi nelle vene, abbiamo il compito e il dovere di testimoniare la verità storica sul massacro di Craxi e sulla distruzione della Casa socialista.

  10. Grande Bettino; viste le argomentazioni all’ordine del giorno; legge elettorale e riforma istituzionale, media e politici dovrebbero riconoscere che aveva ragione, ma la loro pochezza intellettuale non glielo permette ma………tutti lo sanno.

  11. ” Trieste ha vissuto di mille apporti diversi ma l’amalgama che risulta alla fine di ogniesperienza si esprime in una specifica volontà di appartenenza all’italia che può ben considerarsi il tratto più distintivo della nazionalità, capace di andare ben oltre i dati naturali originari. Una volontà di appartenenza che vince anche nei momenti in cui la scelta appare svantaggiosa rispetto alle posizioni conseguite in precedenza .”
    Così Bettino Craxi a Trieste il 26 ottobre 1984 in occasione della celebrazione del XXX anniversario del ritorno all’Italia di Trieste.
    Ottimo il tuo articolo Mauro ma noi triestini lo vogliamo ricordare oltrechè come statista anche come patriota.

  12. Quattordici anni di commemorazioni e credo che neanche noi si sia capito bene l’89 e ciò che è accaduto allora e dopo.
    Uno degli aspetti meno indagati è quello delle reali conseguenze della fine per implosione del blocco comunista. Mentre ci è abbastanza chiaro cosa è avvenuto nei paesi comunisti perché i fenomeni di trasformazione politica e sociale si sono manifestati con molta evidenza e consequenzialità, nessuna considerazione, o quasi, è venuta rispetto alle trasformazioni innescate in un paese non comunista, il nostro, dove esisteva il più numeroso partito comunista d’occidente.
    Letti in questa prospettiva alcuni fatti potrebbero essere più comprensibili. Ad esempio, ad est la classe dirigente ex comunista, pur disintegrandosi, si riappropriò immediatamente dei ruoli di potere attraverso processi che chiamare trasformisti non renderebbe abbastanza. Scegliendo a caso, si vedano le biografie di Angela Merkel e di Vladimir Putin.
    La tangentopoli italiana ha salvato una classe politica già allo sbando e l’ha tenuta in vita per vent’anni. Nutrita di moralismo giustizialista si è legittimata con il mito dell’onestà berlingueriana e con formule elettorali ultramaggioritarie così da garantire di governare senza maggioranza. Non si può dire che abbiano fatto tutto da soli gli ex comunisti, perché anche dall’altra parte gli ex fascisti si sono affrettati nel proclamarsi liberali.
    E’ certamente una mera coincidenza, ma significativa, che negli stessi giorni dell’anniversario della scomparsa di Bettino Craxi l’incontro fra Renzi e Berlusconi abbia rifatto il punto, oggi esplicito, dell’accordo di reciproca convenienza, all’epoca implicito, che segnò i sistemi elettorali post tangentopoli. Nessuno dei due ha fatto mistero che obiettivo del patto è la liquidazione dei piccoli partiti, attraverso l’oggettivo incremento del premio di maggioranza per garantire il governo della maggiore minoranza. Peccato che lo stallo politico attuale non sia dovuto al sistema elettorale e tanto meno al potere di ricatto dei partiti più piccoli, ma al sostanziale pareggio nei consensi che gli elettori hanno affidato alle diverse coalizioni. In altre parole: alla incapacità di ciascuna formazione politica di convincere la maggioranza degli italiani sulla bontà di un programma di governo si porrà rimedio con la diminuzione delle garanzie di rappresentanza democratica e della libertà di scelta dei cittadini.
    Ho il sospetto, caro Mauro, che Craxi avesse invece capito bene cosa stava accadendo e che abbia scelto di non adattarsi al trasformismo nostrano. Il valore della libertà ha voluto che fosse nel suo epitaffio.

  13. Condivido. Approfondirei su tutti coloro che facevano parte della dirigenza del partito che si sciolsero come neve al sole e sparirono, anziché battersi per il partito e contro certi magistrati asserviti al PCI e al MSI che ancora oggi circolano in programmi televisivi logorroici e di scarso contenuto.

  14. autonomista da sempre, nenniano e craxiano, mi meraviglio di chi si meraviglia oggi per il mancato adeguato ricordo di Bettino, il più grande ,lo statista che manca all’Italia il leader che il partito non è riuscito mai ad amare come meritava. In Umbria dal 1972 la politica socialista è stata caratterizzata dalla presenza di Enrico Manca, rispettabile compagno ma capo corrente di una corrente che veniva definita demartiniana, e quindi anticraxiana ma siccome dispensava potere aveva la stragrande maggioranza del partito e per chi come me, conservava la sua autonomia o prendeva i voti perchè perchè la gente lo votava o altrimenti stava aalla finestra.Ma ormai è tempo di guardare al futuro e bene hai fatto, caro Mauro ,a ricordare le grandi vittorie politico-sindacali e culturali che Craxi ottenne in nome e per conto di tutti noi.Il futuro non mi pare roseo per noi, se vanno avanti le proposte di questi giorni : oggi come oggi credo che nopi non prenderemo il 5 per cento in coalizione figurati se arriviamo all’otto da soli : saremo costretti a trattare o con gli o con gli altri .Vedremo . Serve un grande leader .

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