mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rai, canone bloccato
ma il decreto è sbagliato
Pubblicato il 28-01-2014


Canone RaiUn bel pasticcio. L’avrebbe fatto il ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato col provvedimento che ha bloccato il canone Rai Tv per il 2014. Come si sa il canone, in scadenza a fine mese, è rimasto a 113 euro e 50 centesimi, pari pari quello dell’anno passato. Una buona cosa, si dirà, peccato però che rischia di saltare tutto perché, come si rileva da un’interrogazione urgente presentata dal socialista Marco Di Lello, capogruppo dei deputati PSI, nel mettere mano al provvedimento avrebbe fatto confusione tra riferimenti legislativi, termini perentori e provvedimenti adottati, in parole povere “non avrebbe osservato i termini perentori per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto 17 dicembre 2013 sul contratto di servizio, cosi come non avrebbe atteso l’esame e Ia valutazione della Commissione di Vigilanza che avrebbe dovuto esprimere il proprio parere obbligatorio entro i successivi 30 giorni dalla pubblicazione”.

Insomma il ministro, vuoi per un’insufficienza tecnici degli uffici competenti, vuoi per la fretta di fare una cosa gradita all’opinione pubblica in tempi di vacche magrissime, sarebbe venuto meno agli obblighi di legge. Ma il guaio è che così facendo avrebbe determinato la nullità dell’atto, insomma la disposizione ministeriale non avrebbe più alcuna efficacia e il CdA della Rai potrebbe, teoricamente, decidere di aumentare il canone chiedendo un nuovo versamento oppure di chiedere i ‘danni’ al ministro. Che ciò avvenga è molto improbabile anche perché, dopo le vicende dell’IMU, gli italiani potrebbero davvero perdere la pazienza, ma non v’è dubbio che il blocco poggi “su un decreto manifestamente illegittimo e la sua fondatezza risieda nel contratto di servizio che non è stato validato dal parere favorevole della Commissione”.

Una tegola in più per un ministro, già alle prese con la crisi bruttissima dell’Electrolux, che già in passato ha subito molte critiche per i suoi interventi sulle attività gestionali dell’ente radiotelevisivo di Stato che invece erano di competenza del Consiglio di Amministrazione e del Direttore generale. E senza dimenticare che non sarebbe nelle grazie del neo segretario del PD, Matteo Renzi, partito a cui anch’egli appartiene. Insomma, è uno dei primi nella lista dei ‘licenziabili’ per un restyling del governo Letta.

Matteo Zorzi

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