domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sanità: la crisi comatosa del pronto soccorso italiano
Pubblicato il 20-01-2014


Sanità-crisiUn vero e proprio dramma quello che sta affliggendo i Pronto Soccorso di tutta Italia, ormai incapaci di gestire in modo efficace l’affluenza giornaliera. Un collasso generale dovuto non solo alla carenza di personale medico e infermieristico, ma anche allo “stazionamento dei pazienti, anche per giorni in attesa di ricovero in condizioni precarie, insicure e non dignitose diventato l’unica caratteristica ‘nazionale’ del Servizio Sanitario”. Ad affermarlo è il maggior sindacato medico italiano, Anaao – Assomed, che di seguito aggiunge: “Tutto questo vede come prima causa il taglio progressivo dei posti letto ospedalieri, specie nel settore pubblico, fino a livelli che ci relegano agli ultimi posti in Europa”.

Tutti segnali di una crisi quanto mai profonda e caratterizzata, purtroppo, da problematiche strettamente legate a scelte politiche applicate negli ultimi anni in modo poco oculato. Una delle probabili cause principali di questa incapacità ospedaliera è imputabile all’impossibilità di inviare nei reparti già saturi i pazienti che necessitano di ricovero. Inoltre negli ultimi dieci anni sembra aumentare esponenzialmente il numero di decessi in pronto soccorso per mancanza di tempestività passando da 1700 decessi nel 2002 ai 3200 decessi registrati solo nell’anno 2013. In una nota molto dura del presidente della Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Gian Alfonso Cibinel, si può leggere che “il monitoraggio dell’adeguatezza dei servizi non può limitarsi a valutare quanto si deve attendere per una prestazione non urgente ambulatoriale (come un’ecografia) oppure ospedaliera (come un intervento chirurgico); è invece indispensabile valutare il sistema anche per come risponde nelle emergenze e urgenze, valutando ad esempio quanto si attende in pronto soccorso prima di essere visitati da un medico e soprattutto quanto si resta in barella in pronto soccorso dopo che è stato deciso il ricovero”. Davvero preoccupante la situazione dell’ospedale CTO “A. Alesini” di Roma quasi dismesso a causa dei tagli sulla Sanità della Giunta Polverini.

Primo ospedale nel Lazio e tra i primi in Italia per il trattamento nella orto – traumatologia, il CTO di Roma è ora soggetto a carenze nonostante il piano di rilancio, proposto dal presidente Zingaretti, finalizzato alla sua trasformazione in un polo di avanguardia per traumatologia, protesica e riabilitazione. Ben conscio dell’importanza strategica e sociale del CTO è l’on. Consigliere Oscar Tortosa, capogruppo PSI e vice presidente della Commissione Attività Produttive del Consiglio Regionale del Lazio, che in una sua nota scrive: “Seppur circoscritto, un contributo contro il sovraffollamento dei pronto soccorso di Roma può essere offerto da subito reinserendo il CTO nella rete delle emergenze”.

Da sempre impegnato nel rilancio della Sanità nella Regione Lazio l’On Tortosa ha anche inviato un’interrogazione al Presidente del Consiglo Regionale per chiedere una reale e concreta partecipazione dell’Amministrazione nel progetto di rilancio del CTO partendo proprio dal pronto soccorso. E’ quindi necessario rivedere il sistema di accettazione degli utenti in modo da ottimizzare tempo e personale per poter offrire un serio ed efficace servizio di First Aid. Un profondo miglioramento che deve provenire proprio dalla politica senza però escludere gli addetti ai lavori, anzi è necessario coinvolgere medici ed operatori a vantaggio della funzionalità del sistema e delle condizioni di lavoro degli operatori stessi.

Alessandro Munelli

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