lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Spese pazze,
la Sicilia batte tutti
Pubblicato il 15-01-2014


Regione sicilia-corruzioneSe di ciò che ha affermato oggi dell’ex capogruppo Pd all’Ars, Antonello Cracolici, già segretario regionale Ds Sicilia, fosse vero anche solo per il 50%, ovvero che le spese della scorsa legislatura dal gruppo parlamentare sono state effettuate a soli fini politico-istituzionali, ci troveremmo di fronte alla solita approssimazione di taluna stampa che, pur di screditare il ceto politico, fa di ogni erba un fascio.

Nella sua lunga autodifesa odierna Cracolici dice, tra l’altro: “In questa indagine si mette in discussione il funzionamento dei gruppi: ci contestano spese davvero singolari, come quella per un sondaggio politico. Io penso che sia una spesa legittima, la Procura no, vedremo. Mi contestano perfino i rimborsi telefonici all’addetto stampa del gruppo: perché questa non è una spesa legittima”. E ancora: “Nessuno di noi ha fatto spese per viaggi all’estero con le proprie mogli, sia chiaro. Al Pd contestano le spese politiche fatte e ci chiedono perché abbiamo utilizzato per queste iniziative i fondi del gruppo. Ma l’attività istituzionale del gruppo si esplica in tutto il territorio siciliano e promuovendo incontri: per la Procura queste spese le deve fare il partito. Ma chi la deve fare la promozione dell’attività istituzionale del gruppo nel territorio?”.

È evidente che passa una bella differenza tra l’acquisto di costosi articoli griffati o la collezione di Diabolik e l’utilizzo dei fondi per svolgere attività politica. Ed è altrettanto evidente che non si capisce dove sta il limite nell’utilizzo di fondi per l’attività politica, chi stabilisce ciò che si può e ciò che non si può fare. Pagare una struttura per un convegno del partito a cui fa riferimento un gruppo parlamentare è un illecito penalmente perseguibile? Se sì, allora la solerte procura di Palermo ci spieghi chi deve pagare gli oneri dell’attività politica che, da che mondo è mondo, si dispiega in svariati modi (certo, alcuni illeciti) e soprattutto ha dei costi.

Ma se Cracolici si è limitato a fornire la sua versione dei fatti Davide Faraone, l’emergente renziano dell’isola, anch’egli coinvolto nella retata, dopo avere protestato la propria estraneità ai fatti, tanto per non perdere le pessime abitudini lessicali di orlandiana memoria ha affermato “se si dimostrerà che vi sono persone che hanno rubato è giusto che vadano in galera”.

Vedremo gli sviluppi dell’indagine che, a quanto pare è solo all’inizio, ma certo il buon Faraone avrebbe fatto meglio a limitarsi a fornire spiegazioni non vaghe evitando di tentare di iscriversi d’ufficio al club dei ‘manettari’ in cui, a quanto pare, non è neppur tanto gradito.

Data la premessa, alcune, brevi, considerazioni tuttavia vanno svolte e occorre finalmente dire le cose con chiarezza: è inaudito che mentre in Italia vi sono Regioni virtuose come l’Umbria e la Toscana dove la politica non da oggi si svolge all’insegna della sobrietà (è sufficiente sapere che l’indennità dei consiglieri regionali umbri e toscani corrisponde a meno della metà di quella erogata ai deputati regionali siciliani), l’Ars, con la scusa dell’autonomia e del fatto che stiamo parlando di un ‘parlamento’, è da sempre un vero pozzo senza fondo dove si sprecano per i fruitori e frequentatori di Palazzo dei Normanni, un monte di privilegi nonché assurde prebende e sinecure. Non stiamo parlando del Landtag della ricca Baviera, ma dell’istituzione di una Regione, la Sicilia, agli ultimi posti del ranking europeo per reddito dei suoi abitanti, occupazione e qualità della vita. Un parlamento, quello siciliano, che tra l’altro lavora pochissimo, licenzia leggi con il contagocce e quando lo fa sono quasi sempre sbagliate.

Vale solo la pena di ricordare che, grazie all’autonomia concessa nel 1946, tra le competenze esclusive dell’Ars vi sono: beni culturali, agricoltura, ambiente, pesca, enti locali, territorio, turismo e polizia forestale. Appunto.

La domanda è: che giovamento ha tratto l’isola, dopo quasi 70 anni, dall’ottenimento dell’autonomia? Non sarebbe forse il caso di ripensare profondamente un istituto che è divenuto una sorta di feticcio da agitare a difesa di un pletorico e tardoborbonico ceto burocratico che neanche a Washington DC e di un’imbelle e rapace classe dirigente che, salvo rare eccezioni (ad esempio qualche decennio fa, il socialista Salvatore Lauricella), in particolare in questi ultimi 20 anni, si è dimostrata quanto meno inadeguata?

Scriveva lo scorso novembre il sicilianissimo Pietrangelo Buttafuoco: “Povera e buttanissima (senza offesa) Sicilia”. E già.

Emanuele Pecheux

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