lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

‘Testato sugli animali’, scriviamolo sul farmaco.
Manifesti con minacce contro ricercatori
Pubblicato il 07-01-2014


sperimentazione-animali-LocatelliL’unica soluzione è scriverlo chiaramente sulla confezione: testato sugli animali. Solo così i cittadini verrebbero informati del fatto che la maggior parte dei farmaci oggi in commercio, dal più banale antidolorifico al quale tutti prima o poi ricorrono per un mal di testa o un mal di denti, ai sofisticati antitumorali, è il frutto di quella sperimentazione animale che i fondamentalisti animalisti vogliono bloccare a ogni costo. Da qui il progetto di legge presentato il 23 dicembre scorso dalla deputata socialista Pia Locatelli che prevede appunto l’apposizione, sulla confezione del farmaco, di una scritta informativa sulla sperimentazione sugli animali. Una proposta presentata subito prima della vicenda di Caterina, la ragazza affetta da rare malattie genetiche, insultata e minacciata sul web per aver detto che sarebbe morta senza i farmaci ottenuti attraverso la sperimentazione animale.
Una proposta che assume maggiore urgenza oggi dopo minacce di morte denunciate nelle settimane scorse dal direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini, e i manifesti affissi per le vie di Milano contro alcuni ricercatori universitari e scienziati, vere e proprie liste di proscrizione con tanto di nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, bollati come «vivisettori assassini di animali».

“Come sappiamo – afferma Pia Locatelli nell’illustrare la sua proposta di legge – l’orientamento della Comunità scientifica internazionale è sostanzialmente univoco: il ricorso agli animali nella sperimentazione scientifica rimane a tutt’oggi una necessità. Nessuno può smentire la realtà: è proprio grazie alla sperimentazione animale che si sono ottenute importanti scoperte che hanno permesso di avere a disposizione farmaci efficaci che hanno contribuito ad allungare la durata della vita”.

L’Unione Europea, accogliendo questo spirito, aveva emanato una Direttiva che rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale. Ma il Parlamento italiano sulla spinta degli animalisti, Brambilla in testa, nel recepire la direttiva ha imposto regole ben più restrittive che se applicate porterebbero non solo a un processo di infrazione da parte della Unione Europea, ma anche all’emarginazione del nostro Paese sul terreno della ricerca.

Sulla vicenda come è noto c’è molta ipocrisia. Si mostrano filmati con i cuccioli di animali rinchiusi in gabbia senza dire però che in Italia l’uso di animali randagi per sperimentazione è vietato fin dal 1991 e questo divieto assoluto rimane anche con la nuova direttiva europea. Siamo quasi certi che coloro che oggi condannano senza possibilità di appello l’uso della sperimentazione su dei ratti, perché diciamolo una volta per tutte che di ratti si tratta, non si sono mai trovati a dover scegliere tra la loro vita o quella di un loro caro e l’assumere o meno un farmaco testato sugli animali.

Così come siamo certi che gran parte di quell’opinione pubblica che aderisce per ragioni puramente emotive agli appelli degli animalisti non si farebbe alcuno scrupolo a disinfestare la propria abitazione se fosse invasa dai topi. “E’ giusto – ha concluso Locatelli – che i cittadini abbiano la consapevolezza dell’importanza della ricerca e dei risultati che si ottengono attraverso la sperimentazione animale, così come è giusto che ciascuno di noi abbia le proprie idee in materia e comprendo quindi il fatto che persone particolarmente sensibili potrebbero non accettare di usare tali medicinali. Scriviamolo dunque chiaramente, ma non fermiamo la ricerca, perché senza ricerca non c’è speranza, non c’è crescita, non c’è futuro”.

Cecilia Sanmarco

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Commenti all'articolo
  1. Da militante animalista leggo questo articolo e le mie reazioni sono di due tipi: divertita e seriamente preoccupata. Divertita perché scrivere su di un farmaco “testato sugli animali” è ridicolo. Non siamo di fronte ad un prodotto cosmetico, su cui ognuno di noi può compiere una scelta di acquisto ed orientarsi verso marchi non testati. I principi attivi, e non le presentazioni farmaceutiche, sono testate sugli animali. Che voi prendiate la tachipirina o l’efferelgan è sempre paracetamolo. Ed è quello che viene testato. Per quel che riguarda i principi attivi noi non abbiamo possibilità di scelta. Scrivere testato o non testato sulla confezione è solo una presa in giro. Passiamo alla preoccupazione. La proposta di legge della quale si parla nell’articolo è stata redatta con estrema leggerezza, una leggerezza che né i socialisti né gli italiani si possono permettere. Sarei curioso di sapere chi sono i consulenti scientifici della compagna Locatelli, se lei, prima di mettere mano alla proposta, abbia ascoltato non solo assofarma ma anche le associazioni ambientaliste. Non credo, visto il tenore della proposta. Come socialisti noi dobbiamo tenere a cuore i diritti e farli convergere dialetticamente. Vanno tenuti in conto anche quelli degli animali non umani. Anche questo è socialismo.

  2. Caro Michele,
    naturalmente prima di presentare questa proposta di legge mi sono avvalsa della consulenza di scienziati e ricercatori e in particolare l’idea della Pdl deriva da sollecitazioni ricevute da Giuseppe Remuzzi, e da Elena Cattaneo. Inotre, tramite il dottor Vianello, ho avuto notizia che l’agenzia del farmaco discuterà con tutta la filiera farmaceutica italiana la possibilità di indicare sulle confezioni dei farmaci se siano stati fatti test sugli animali.

    Non c’è stata quindi né leggerezza, né improvvisazione.

    Detto questo però reputo che la tua obiezione meriti attenzione e approfondimento, ho quindi inviato questo tuo commento a Remuzzi e Cattaneo e non appena avrò la loro risposta te la girerò con piacere.
    Ti ringrazio comunque per questo spirito collaborativo e sono pronta a un ulteriore confronto
    Pia Locatelli

    • Caro Michele di seguito ti giro la risposta che mi hanno mandato dall’IRCCS – ISTITUTO RICERCHE FARMACOLOGICHE MARIO NEGRI “Perché è ridicolo? Il fatto che sia obbligatorio testare un principio attivo sugli animali prima di passare alla sperimentazione sugli uomini, non fa venir meno un problema di trasparenza. E’ un contributo, seppur parziale, alla crescita di una cultura scientifica, soprattutto in un momento come l’attuale dove, giocando sulla disperazione dei malati e dei loro familiari, vengono diffuse pericolose notizie pseudoscientifiche. Ma è anche un richiamo alla coerenza. Se, come sostengono gli animalisti, l’attuale sistema di validazione di un farmaco non ha basi scientifiche, allora, per chi ci crede, assumere un farmaco sperimentato sugli animali è non solo inutile ma pericoloso. Anche in questo caso, paradossalmente, l’etichetta aiuta a prendere una decisione consapevole. Ricordo, infine, che l’attenzione al benessere animale è parte integrante del metodo scientifico condiviso, come ha evidenziato una ricerca della rivista scientifica Nature, dalla quasi totalità degli scienziati e dei ricercatori a livello mondiale che, tuttavia, ritengono che al momento la sperimentazione sugli animali sia necessaria. Ed è con autorevoli rappresentanti di quella comunità che mi sono confrontata.”

  3. Sono d’accordo, ma scriviamo su quali specie e tutti i dati relativi allo studio preclinico cosi chi vuole approfondire non deve farsi il mazzo in estenuanti ricerche visto che non sono dati che vengono divulgati purtroppo…e chissaà perchè..però ve ne do un assaggio..
    Io sono diventata antivivisezionista non solo x tutelare
    i miei parenti gravemente malati che non hanno tempo di permettere a
    ricercatori vecchio stampo di pasticciare ancora e ancora sugli animali
    sprecando tempo e soldi, ma anche leggendo le fonti scientifiche e
    universitarie.Consiglio a chi vuole approfondire in maniera ONESTA di dgt su google “modelli animali sperimentali” per vedere con quanta fantasia si cerca di replicare maldestramente negli animali le patologie proprie solo dell’essere umano(anzi, di una particolare parte di esseri umani, per cui neanche io sarei un validomodello sperimentale).

    Es. tratto dalla lezione di “Principi di Oncologia
    Sperimentale”pagina 10: “l’estrapolazione dell’animale all’uomo VA SEMPRE
    EFFETTUATA CON RISERVA,E I RISULTATI DEGLI ESPERIMENTI DOVRANNO ESSERE VERIFICATI CON STUDI SULL’UOMO”.
    Oppure ancora DAL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO DI GRISOVINA FP (GRISEOFULVINA):“.LE SOMMINISTRAZIONI DI DOSI ELEVATE DI GRISEOFULVINA PER LUNGO TEMPO HA DATO LUOGO ALLO SVILUPPO DI EPATOMI NEL TOPO E DI TUMORI TIROIDEI NEL RATTO, MA NON NEL CRICETO. IL SIGNIFICATO CLINICO DI TUTTO CIO’ NON È NOTO.
    Che dire di più a prova che la SA a tutto serve fuorchè alla vera ricerca della conoscenza delle nostre malattie e alle relative cure?

  4. cara pia. potremmo citare tantissimi ricercatori e scienziati , talvolta anche ammalati di gravi patologie, che sulla sperimentazioen animale hanno a lungo argomentato l’assoluta inutilità se non entro paradigmi razionali relativi a condizioni della conoscenza e acquisizioni antropologiche oramai superate, se non autoreferenzialmente mantenute in piedi. se non per meri interessi . e semmai non lo fossero per alcuni, devo dire che come donna difendo il rispetto delle specie soprattutto quando decidiamo di farne oggetto di dominio per un nostro presunto vantaggio. tra questione femminile e specismo animale ci sono moltissimi nessi. quindi sono per un no chiaro alla sperimentazione animale e auspico che la protezione della vita e della fragilità tutte sia l’orizzonte etico e politico che accomuni tutti e tutte coloro che credono nel rispetto e soprattutto in una buona vita. la difesa della scienza sotto attacco mi sembra propaganda e basta francamente .

  5. Penso che, per ora, la sperimentazione sugli animali sia indispensabile.
    Il tempo e le ricerche potranno, in futuro, fornire metodiche di diverso impatto “etico”.
    Trovo che gli “animalisti” si siano comportati da veri animali quando si sono espressi sul caso della ragazza che ha dichiarato di dovere la sua vita proprio alla sperimentazione sugli animali.
    Sono d’accordo con Pia Locatelli!
    erie5

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