domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tunisia, un passo storico
con la nuova Costituzione
Pubblicato il 29-01-2014


Donne_Tunisia_in_festa_CostituzioneL’Assemblea Nazionale Costituente tunisina (NCA) ha adottato nella tarda sera di domenica scorsa la nuova Costituzione del Paese, dopo più di tre anni dalla rivoluzione che ha scatenato la cosiddetta “primavera araba”. L’Assemblea Nazionale ha approvato la legge fondamentale con una schiacciante maggioranza di 200 voti a favore, 12 contrari e 4 astensioni. 149 gli articoli del testo erano già stati approvati  uno per uno nel corso di numerosi e accesi dibattiti tra il 3 e il 23 gennaio, in particolare tra Ennahda, il Partito islamico e l’opposizione laica.
I deputati – alla fine della votazione – hanno celebrato l’evento cantando l’inno nazionale, sventolando bandiere tunisine e le dita di vittoria. Hanno cantato “fedeli, fedeli al sangue dei martiri della rivoluzione” di gennaio 2011, che ha cacciato Zine El Abidine Ben Ali dal potere. “Noi sacrifichiamo le nostre anime e sangue per te, Tunisia!” hanno inoltre gridato in un momento di rara unità in quest’Aula, dopo due anni segnati da invettive e polemiche.

“In questa Costituzione, tutti i tunisini si ritrovano, conserva le nostre conquiste e getta le basi di uno stato democratico” ha affermato il presidente dell’Assemblea, Mustapha Ben Jaafar. Questo testo fornisce una doppia Presidenza (della Repubblica e del Consiglio come nel caso italiano), e concede spazi assai ridotti all’Islam inteso come legge ordinamentale dello Stato, al contrario, essa sulla scia di una continuità con lo Stato bourguibista (e non violato nei 25 anni di Ben Ali ) introduce anche per la prima volta nel mondo arabo un obiettivo di parità di genere nelle assemblee elettive.

Questo è il compromesso per evitare una deriva autoritaria in un Paese che ha visto più di mezzo secolo di subalternità al regime di Habib Bourguiba, e di Ben Ali. Ma anche per rassicurare coloro che temevano che gli islamisti imponessero le loro posizioni in un Paese con una forte tradizione secolare. L’Assemblea è stata eletta nel mese di ottobre 2011, ed era originariamente destinata a completare la legge fondamentale in un anno, ma il suo lavoro è stato notevolmente ritardato a causa di ripetute crisi politiche.

Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon ha subito accolto con favore l’adozione della Costituzione, che egli chiamò “passo storico”, presentando la Tunisia come un possibile “modello per le altre nazioni che aspirano a riforme” . Il diplomatico sudcoreano ha inoltre incoraggiato gli “attori politici in Tunisia per assicurare che le prossime fasi di transizione siano svolte in maniera pacifica, inclusiva e trasparente” e per “garantire che la crescita economica si ottenga in modo equo e sostenibile ” .

Sempre domenica, il primo ministro Mehdi Jomaa ha anche annunciato la presentazione della composizione del governo indipendente. L’Assemblea ha tre giorni di tempo per approvare il nuovo gabinetto. Mehdi Jomaa, ministro uscente dell’Industria è stato scelto nel mese di dicembre da parte della classe politica, i negoziati per formare un esecutivo tecnico e politicamente neutro capace di condurre la Tunisia alle elezioni nel 2014 dopo lunghi mesi di attesa, e il Paese fuori dalla profonda crisi politica causata dalla assassinio, lo scorso luglio, del deputato dell’opposizione Mohamed Brahmi.

“Ho fatto la mia lista in base a tre criteri: competenza, indipendenza e onorabilità” ha spiegato Mr. Jomaa. Questa è “una squadra straordinaria, consapevole delle sfide” ha poi aggiunto. 21 ministri, tra cui due donne, sono personaggi noti indipendenti e apolitici. Il portafoglio finanziario é occupato da un economista che proviene  dalla  Banca Africana di Sviluppo, Hakim Ben Hammouda, e gli affari esteri da un ex funzionario delle Nazioni Unite, Mongi Hamdi.

Il ministro dell’Interno Lotfi Ben Jeddou, la cui nomina è bloccava  la formazione del gabinetto, è stato rinnovato. Ennahda lo difendeva dagli attacchi di chi considerava che Egli non avesse fatto abbastanza  per impedire l’omicidio di Mohamed Brahmi. Mr. Jomaa ha giustificato il mantenimento di Ben Jeddou al suo posto dichiarando che la situazione della sicurezza é ancora precaria e con l’esigenza di mantenere una necessaria continuità.

Reggerà questo difficile equilibrio tunisino? Da un lato vanno sottolineati gli sforzi politici che sono stati compiuti affinché si desse finalmente corso a un reale cambiamento di carattere politico ed istituzionale che sancisse una definitiva cesura con il passato autoritario. Dall’altro è apparso evidente, in questi tre anni, che le forze chiamate a sostituire il vecchio equilibrio politico fossero del tutto inidonee – per esperienza e per eccessivo peso dell’influenza religiosa – ad assumere la guida della Tunisia, cioè di un Paese che era cresciuto, e non di poco, nel ventennio del dittatore Ben Ali che aveva, seppur nelle vistose differenze sociali, maturato una coscienza nazionale molto spiccata, e un’inevitabile modernizzazione nella produzione e nei costumi sociali , nonché nel carattere plurale della dimensione culturale.

Se la stabilità politica offrirà l’occasione di una leggera ripresa economica allora potremo dire che la Tunisia si offre all’intero mondo arabo, che è alla ricerca di una possibile terza via fra una totale occidentalizzazione e un oscurantismo religioso che porta alcuni Paesi verso una inevitabile regressione o a un vero e proprio scontro di civiltà dalle conseguenze devastanti, come sta accadendo in Egitto.

Se le forze oscure del male, o le potenze destabilizzatrici straniere, occidentali ed arabe – che hanno portato al collasso la Tunisia – non agiranno è molto probabile che siamo di fronte a una svolta politica, culturale epocale che investe il Mediterraneo. I tunisini sono nostri vicini di casa, sul terreno delle riforme hanno fatto prima di noi, dobbiamo chinare il cappello di fronte a questo piccolo, grande e democratico Paese.

Bobo Craxi

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