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Opinioni e commenti
 

UN ANNO PROMETTENTE
Pubblicato il 02-01-2014


Legge elettorale-parlamento

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale e la “tirata d’orecchie” del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si torna a discutere di un piano di riforme per il 2014. A lanciare la palla nel mucchio è il neoeletto segretario democratico Matteo Renzi che chiede alla maggioranza «un accordo serio, istituzionale, su tre punti: legge elettorale, riforma del bicameralismo e una riforma del Titolo V della Costituzione».

Renzi mette sul piatto ben tre proposte di legge elettorale ribadendo: alla spagnola la prima, un Mattarellum rivisitato con premio di maggioranza la seconda e, infine, il doppio turno di coalizione dei sindaci. Secondo il sindaco fiorentino si deve andare in aula con «un testo da presentare alla fine di gennaio e poi andare in aula la prima settimana di febbraio».

Insomma, sembrerebbe allontanato definitivamente lo spauracchio di elezioni anticipate, visto che, per ragioni tecniche, con il semestre e le elezioni europee alle porte, il mese di gennaio rappresenta l’ultimo treno utile per un eventuale scioglimento delle camere e convocazione delle urne. Letta rimane alla guida della nave Italia che attraversa un mare non certo facile. «Un rischio che noi socialisti non abbiamo mai ritenuto imminente, a differenza di altri, perché  siamo consapevoli della difficile situazione che viviamo come Paese. Fortunatamente, alla fine, la responsabilità ha prevalso», commenta il capogruppo del PSI alla Camera. Marco Di Lello, che sottolinea come le «eventuali elezioni anticipate avrebbero inferto un danno particolarmente forte all’Italia: ne era consapevole l’Europa così come il presidente Napolitano».

Non la pensa così Silvio Berlusconi che plaude alle proposte del giovane segretario PD e rilancia con un appello per un “election day” in cui celebrare, contemporaneamente, politiche ed europee, «per risparmiare» – dice – «rispetto alle scadenze elettorali che già sono in agenda (e cioè le elezioni europee, e una consistente tornata amministrativa), la nostra posizione è chiara. Serve un election day per garantire una alta partecipazione e un notevole risparmio di spese per lo Stato», sostiene il Cavaliere. Difficile capire se si tratti del solito bluff tattico o se Berlusconi voglia puntare davvero su un’opzione del genere: di sicuro, anche volendo ipotizzare trame oscure e “convergenze parallele”, sembra difficile credere che possano allinearsi tutte le condizioni affinché si riesca a trovare un accordo sulla legge elettorale in tempi utili per la convocazione delle urne.

E ora che Letta può (quasi) mettere da parte panettone e spumante per il prossimo anno, si guarda al da farsi. «Noi per primi, al discorso sulla fiducia, dicemmo a Letta che non ci sono più alibi», dice Di Lello, «ora Letta deve dare all’Italia quello che serve: investimenti, occupazione, ripresa economica e anche, punto importante per noi socialisti, più equità perché la crisi ha, soprattutto aumentato la forbice sociale». Secondo l’esponente socialista «bisogna mettere in piedi un patto per un programma condiviso  prendendo spunto dall’esperienza tedesca: 10 punti su cui lavorare sviscerati con chiarezza per non lasciare spazio a pericolose interpretazioni. Ci si siede intorno ad un tavolo, entro febbraio, si sottoscrive il patto e poi ci sono 12 mesi per portarlo a termine».

Dodici mesi e poi al voto, dunque, per Di Lello. Ma, con quale legge elettorale? «Io ho già avuto modo di dire che il Mattarellum rimodellato con il premio del 25 per cento che diventa premio di maggioranza della coalizione che vince superando almeno il 40 per cento o con un ballottaggio, rappresenta un buon sistema».

E, sul tema legge elettorale, interviene anche il segretario del PSI, Riccardo Nencini che, dopo avere incontrato a Firenze la responsabile per le riforme nella segreteria nazionale del Pd, Maria Elena Boschi, si dice «disponibile a discutere rapidamente di riforma elettorale già da domattina», sottolineando che «il lavoro, come la riforma della legge elettorale, sono questioni prioritarie». Per Riccardo Nencini «il sistema elettorale prediletto dal Psi è quello con cui il giorno delle elezioni, per garantire stabilità di governo, si sappia chi è il vincitore e chi il vinto. Chi governa e chi fa opposizione». Fin qui in casa socialista.

Anche il leader del NCD, Angelino Alfano, si dice «pronto al lavoro» appoggiando il «modello dei sindaci» e definendo «chiaro» l’impianto della legge che ha dimostrato di «funzionare».

Gli unici a mettersi di traverso sono naturalmente, fino ad ora, i pentastellati che hanno ricevuto l’ordine dall’alto di non replicare all’intervento di Renzi. Insomma, il 2014 sembra essersi aperto all’insegna della responsabilità, salvo casi isolati.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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