giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Un passo in avanti per far ripartire l’Italia
Pubblicato il 06-01-2014


Spread-caloUn ottimo risultato quello raggiunto dal governo Letta, che sembra così avanzare positivamente nel compito di risollevare l’economia italiana dal baratro della crisi. Lo scorso 3 gennaio 2014 lo spread è infatti planato a quota 199, soglia non più registrata dal 6 luglio 2011. Sicuramente un risultato prezioso non soltanto per l’apprezzamento degli investitori italiani e stranieri per i nostri titoli, ma anche per il forte segnale di ripresa verso gli investitori futuri. Se ci soffermassimo a riflettere, il valore di un tale risvolto non potrebbe che ingigantirsi ricordando gli indici astronomici raggiunti dallo spread sui titoli a 10 anni (575 punti) e quelli ancor più allarmanti dei titoli a breve termine (700 punti).

La discesa sembra comunque non volersi arrestare e dai livelli pre-crisi nei prossimi mesi si potrebbe arrivare sino alla soglia dei 170, ottimisticamente toccare anche i 150 punti. L’indice più ottimistico nel panorama economico è senza dubbio il BTp a 10 anni che raggiunge cosi un tasso del 3,94% e che potrebbe migliorare con il diminuire dello spread e del costo dei titoli tedeschi. Unica nota dissonante in questa sinfonia di buone notizie è l’indice di inflazione. Definita come un generale continuo aumentare dei prezzi di beni e servizi, l’inflazione ha assunto comunemente un carattere estremamente negativo poiché erode il potere d’acquisto dei consumatori. Nonostante ciò l’inflazione ha la capacità di far diminuire il costo reale dei debiti. Per esempio un’azienda o un cittadino che abbia contratto un debito a tasso di interesse fisso è avvantaggiato da un aumento imprevisto dell’inflazione, nel caso in cui ad essa corrisponde anche un aumento delle sue entrate.

Differentemente accade alla banca che ha concesso un mutuo, poiché ottiene indietro denaro con un valore inferiore a quanto preventivato. Difatti l’inflazione era intervenuta sul debito pubblico che aveva raggiunto il 2,1 %. Ora a seguito della progressiva disinflazione il debito italiano ha raggiunto quota 3,24 %. Nonostante i pro e i contro del processo di inflazione il risultato finale a medio e lungo termine sembra più che ottimistico, poiché l’attuale calo dei tassi nominali potrebbe rappresentare un notevole vantaggio negli anni a venire per la reale riduzione del debito. In questo quadro macroeconomico è necessario impegnarsi per l’avvio della ripresa economica, specialmente in ambito manifatturiero, metalmeccanico, tessile e sanitario, auspicando anche ad una probabile crescita moderata dall’inflazione (intorno al 2%) che può far riaprire degli spazi per le politiche sociali e salariali ferme da troppi anni a livelli inaccettabili. Rimane comunque lodevole l’impegno del ministro Saccomanni e del premier Letta che, oltre l’attuale risultato, puntano ad conseguire dalla Commissione europea ben 31 miliardi di fondi strutturali per il periodo 2014-2020 finalizzati alla ripresa del paese.

Alessandro Munelli 

 

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