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Opinioni e commenti
 

Nencini propone un ‘patto di governo’
Pubblicato il 02-01-2014


NENCINI-Psi

É solo una convenzione, come del resto lo è tutto il tempo misurato dagli uomini. Eppure, forse proprio per la sua natura convenzionale, il passaggio di consegne tra il 31 dicembre dell’anno vecchio e il primo gennaio di quello nuovo, diventa sempre un’occasione per riflettere, per meditare, fare bilanci e per guardare al passato immaginando il futuro. Avanti! ha intervistato il segretario socialista Riccardo Nencini per fare il punto sull’anno che ci mettiamo alle spalle, un anno complesso e cruciale, come si dice di quasi ogni anno che si appresta ad essere consegnato all’archivio della memoria. Il 2014 si apre accogliendo il testimone dei tanti nodi irrisolti che caratterizzano la scena politica italiana: dal ruolo che, suo malgrado, il presidente Napolitano ha dovuto assumere, alla crisi dei partiti. Dal difficilissimo momento che vive l’economia nazionale alla spinosa questione dell’Europa. 

Segretario Nencini, mai come quest’anno il messaggio di fine anno del presidente Napolitano, primo nella storia repubblicana di un presidente rieletto, si è annunciato così denso di significato?

«L’età non ha fatto di Napolitano soltanto un uomo più giusto e più saggio. L’Italia ha bisogno di un governo che sia efficace. Questo è senza dubbio il tema centrale. Questo governo non sempre ha manifestato segni di incisività per affrontare la crisi italiana che è profonda».

Di cosa c’è bisogno? 

«C’è bisogno di due cose complementari: una maggioranza più coesa e un programma che venga tradotto in un patto con gli italiani. Il patto deve avere delle scadenze e quindi un calendario; deve segnare delle priorità e deve incarnare un’agenda di lavoro che deve essere dettata dal presidente del Consiglio. Nel patto con gli italiani c’è un impegno a fare le cose che si stabilisce debbano essere fatte.

Quali sono le priorità per il PSI? 

«Nelle priorità noi mettiamo al primo posto la questione lavoro: c’è bisogno di ridisegnare i confini del lavoro italiano con grandi riforme a partire dalla modifica della legge Fornero. É necessario costruire un salvadanaio per poter fare le riforme, perché le riforme hanno bisogno di investimento. Non esistono riforme a costo zero».

In un momento in cui non si fa altro che parlare di tagli, dove possono essere reperite le risorse?

«L’unico salvadanaio che si può costruire è quello che va a prendere il denaro dov’è. Non dobbiamo dimenticare che in Italia c’è ancora un dieci per cento di famiglie che mantiene nel proprio portafoglio il 48 per cento della ricchezza generale. É lì che bisogna andare a prendere il denaro per abbassare la pressione fiscale su chi ha un reddito medio basso e per abbassare il cuneo fiscale lavorativo. Inoltre, il denaro si può prendere lavorando meglio sulla ludopatia, vanno aumentate decisamente le tassazioni sul gioco d’azzardo. Noi abbiamo pensato di pescare da quel mondo circa 7 miliardi di euro che possono essere utilizzati per aumentare le pensioni minime e fare interventi straordinari dove questo Paese ha manifestato maggiori lacune».

Lei ha parlato di mancanza di incisività da parte del governo. Quali sono i punti di frizione visto che ora Berlusconi non è più nella maggioranza? 

«Dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione una realtà di fatto: a differenza della Germania, dove i governi di solidarietà nazionale si sommano gli uni agli altri, quello attuale è già il terzo, da noi manca una coesione di fondo, un comune sentire condiviso dalla destra e dalla sinistra».

Un problema della classe politica o, piuttosto, lo specchio della mancanza di una forte coesione sociale nel Paese?

«Senz’altro lo specchio della mancanza di una di una coesione sociale, ma soprattutto della mancanza a monte di una coesione che è di valori. Il problema più grosso per Letta all’inizio è stato questo, questo combattimento continuo, questo conflitto sulla linea di frontiera dove i due contendenti erano al governo ma non si riconoscevano, governavano assieme ma non si riconoscevano come abili a poter governare. Questo è stato il problema di partenza?

Adesso, invece?

«Ora il problema pare che siano le frizioni all’interno del partito più grosso della maggioranza a cui si somma la presenza di un grande partito di opposizione, che è quello che fa riferimento a Grillo, e di un pezzo del centrodestra che ha assunto comportamenti antieuropei».

Quali sono, secondo lei, le priorità da mettere in agenda?  

«Ci sono due priorità: la prima è che le classi dirigenti devono dare segno di sobrietà e di crederci. Chi chiede sacrifici deve farli per primo e deve dare segno che è possibile rimboccarsi maniche per farcela. La seconda è che bisogna portare avanti una missione che sia popolare. Quando dico popolare intendo una missione che sia condivisa e accettata dalla maggioranza degli italiani».

Di quale missione parla?  

«La missione è rifare l’Italia, esattamente la missione che si diedero i nostri nonni nell’immediato secondo dopoguerra quando furono in grado di costruire una buona Costituzione e di dar vita al boom economico».

Allora c’erano i partiti come grande agenzia di mediazione sociale, oggi? 

«Vedo gli ultimi sondaggi che dicono che la credibilità dei partiti è scesa addirittura al 5 per cento e continua a diminuire. Qui ci son due sentimenti in campo: uno è l’antipolitica. L’altro è la volontà di avere una politica diversa. Sono due sentimenti che per ora trovano un punto di congiunzione sull’uomo forte. É un’esperienza già vissuta, questa, negli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra mondiale. Sappiamo come è andata a finire. Non è detto che vada a finire nello stesso modo, ma le pulsioni non sono diverse. A fronte della crisi dei partiti e della necessità di risolvere i problemi profondi, c’è il desiderio di un uomo solo al comando che sia risolutivo. Nelle democrazie mature non conosco risultati positivi di chi ha scelto questa strada».

Se, come abbiamo detto, le divisioni politiche sono lo specchio di una debole coesione sociale, allora quello a cui è chiamato la politica in crisi è un compito ancora più complesso. Su cosa fare leva? 

«C’è bisogno di una maggiore educazione civica penso al lavoro che si deve fare nelle famiglie e a scuola perché il valore della comunità sia considerato primario, cioè l’interesse collettivo considerato superiore a quello parziale e partigiano.Ma, è un lavoro lungo questo.

Quale il compito di una forza socialista nel “rifare l’Italia”?

«Io credo che il compito del Psi sia quello di fare da maestro degli eretici. Ad esempio, fornendo un’interpretazione diversa dell’idea di Europa, e lottando per completare quel progetto che altrimenti, così com’è, è bastardo e non ci serve. Proponendo un’ipotesi di amnistia che non sia de-responsabilizzazione, ma al contrario che sia vincolata allo svolgere funzioni sociali. Ripensando il lavoro».

A chi vogliono parlare i socialisti?  

«Noi bisogna parlare il meno possibile ai socialisti e il più possibile agli italiani».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Caro Segreario Nencini, mi compiaccio e condivido le tue affermazioni da cui traspare la vera corteccia socialista e sono convinto che per noi il 2014 sarà sotto tutti i punti di vista un anno cruciale e di crescita. Questa deduzione deriva dal fatto che quando si lavora onestamente, con i pochi mezzi a disposizione, soprattutto quelli mediatici, i risultati ariveranno sicuramente. In tal modo si possono far tacere le troppe Cassandre e ridare fiducia ai tanti socialisti che si sono defilati per svariati motivi. Soprattutto poi, come dici tu, per far comprendere la necessità di un Partito Socialista agli italiani e fargli riprendere la fiducia nella politica seria. Ci si dovrà occupare sempre più dei loro problemi con serietà, sobrietà e abnegazione, come da tradizione socialista, questo farà sicuramente la differenza con quei partiti o movimenti che auspicano una loro maggioranza assoluta, che al solo pensiero mi vengono i brividi.

  2. però noi dobbiamo uscire da questo guazzabuglio, altrimenti verremo risucchiati anche Noi, i potenti sempre più i poveri sempre più con questa forbice non faremo lunga strada, sono 20 anni che aspettiamo quando la diciamo la nostra ??????

  3. Se la missione è “rifare l’Italia”, dobbiamo avere l’umiltà di ritenere le nostre forze insufficienti e indicare nel concreto i provvedimenti necessari per dare lavoro ai giovani e aiutare la ripresa della crescita. Un Piano giovani potrebbe essere quello di formare i giovani in tutte le Regioni per interventi di impianti di Fotovoltaico in tutte le Scuole e edifici pubblici, di dare sostegno ai consumi con interventi corposi sul Cuneo Fiscale, di spingere per il rinnovo dei contratti di lavoro e approvare una Patrimoniale sulle grandi ricchezze per abbassare il debito. Inoltre prepararci alle Elezioni Europee con una unica Lista insieme al PD e SEL a sostegno del Candidato Socialista Schultz e del suo programma sempre Socialista, in modo da avviare un processo per costruire anche in Italia un forte Partito Socialista.

  4. Caro Segretario, parlare il più possibile agli italiani è una affermazione giustissima,anche ai quarantenni che hanno mandato in Parlamento un’ampia rappresentanza popolare in aggregazioni nuove perchè la vecchia classe politica e le proprie organizzazioni avevano fallito perdendo credibilità , fiducia ed incapacità di risolvere i problemi.

  5. il contenuto dell’intervista è deludente ! proposte generiche e poco originali, nulla su eliminazione del bicameralismo e del numero dei parlamentari , nulla su quali saranno le proposte del PSI per il patto di governo (opportuno) e sulle priorità . Cosa vuol dire riformare la legge Fornero sul lavoro , come ?

  6. Caro segretario non mi soffermerò a complimentarmi con te, ma vorrei suggerirti un modus operandi da proporre.
    Le imposte, i balzelli le tasse in genere che ci vengono rifilate ad ogni piè sospinto non potrebbero essere finalizzate ad un solo problema individuato? Ad esempio l’accisa X o l’imposta y possono essere convogliate ad esempio per la soluzione della salvaguardia ambientale? Si saprà a cosa servono chi le spende e dovrà rendicontare, e se sbaglia paga.

  7. La questione lavoro. Quali le proposte?
    Le riforme………quali?
    Prendere il denaro dov’è….pensiamo a creare politiche economiche, leggi che agevolino subito turismo industria artigianato, i servizi e l’agricoltura…..taglio immediato della burocrazia (la si azzera e si riscrive cosa fare e cioè poche norme e chiare)
    Va bene la missione ma bisogna indicarne gli obbiettivi concreti sui quali si chiede fiducia ai cittadini
    Più che fare da maestri agli eretici meglio mettersi a studiare e immaginare riforme concrete valutandone l’impatto sulla società

  8. Ora capisco la nostra difficoltà: non siamo capaci di esprimere il coraggio riformista. Caro segretario, non essere come Vendola che vuole prendere i soldi dalle famiglie ricche, dagli F 135, aumentando ancora le tasse. Pensa a come razionalizzare il debito pubblico, pensa come ridurre le perdite delle municipalizzate, pensa al conflitto degli interessi a tutti i livelli, pensa a mettere dentro i funzionari che fanno crescere i costi degli appalti, la corruzione, come dare spazio a chi assume, imprenditori, artigiani, negozi, piccoli commercianti, pensa ad una razionalizzazione dei costi della politica, pensa a come si possono privatizzare enti pubblici, in maniera totale e netta, pensa a vendere almeno 1 o due reti della RAI, pensa a leggi punitive ed immediate a chi non paga le tasse, si difendano i lavoratori rimasti a casa con un programma di un assegno di reintrego ma massimo 2 o 3 anni, ecc. Programma più liberista che socialista? Prima di rispondere pensate ad Holland e quello che sta facendo!! I principi liberali sono alla base di una moderna società socialista, moderna e rispettosa dei propri cittadini.

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