lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Una legge elettorale conservatrice
Pubblicato il 23-01-2014


Diciamocelo con franchezza. La legge elettorale frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi, il cosiddetto italicum, è una legge elettorale conservatrice. Una legge elettorale che all’altare di una (presunta) governabilità sacrifica la rappresentatività (certa). È una legge elettorale conservatrice perché mira a conservare le prerogative, non democratiche, del cosiddetto porcellum. In spregio anche a quanto recentemente sentenziato dalla Corte Costituzionale.

Due erano infatti i punti fondamentali per i quali la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il porcellum: l’eccessivo premio di maggioranza e l’impossibilità di esprimere la preferenza sul candidato. Ebbene l’italicum invece di sanare questa situazione mira a riproporre un sistema che replica i difetti della legge Calderoli. Gli elettori non avrebbero la possibilità di scegliere i propri candidati. I piccoli collegi con liste bloccate da quattro o cinque candidati non sono infatti assimilabili alla possibilità di scegliere il candidato. Con la lista bloccata l’elettore che, ad esempio, preferisce il candidato in coda alla lista, ma non è in grado di esprimere la propria preferenza, vota la lista. Tuttavia se il numero dei voti che quella lista prende non è sufficientemente ampio, il candidato preferito da quell’elettore non sarà eletto. Si dice che questo sistema sia paragonabile a quello del collegio uninominale. Non è vero. Nel collegio uninominale ogni Partito deve candidare il candidato più forte in quel territorio, altrimenti rischia di perdere. Invece con l’italicum i Segretari dei maggiori Partiti possono mescolare a persone rappresentative sul territorio, ammesso che ne abbiano, anche propri uomini di fiducia. E magari assegnare i posti in lista in modo tale che le persone che più si spendono sul territorio facciano da civetta, mentre i propri fidati possano avere alla fine un posto sicuro in Parlamento. Comprensibile al riguardo la posizione di Berlusconi e anche quella di Renzi. Questa legge farebbe comodo a Berlusconi, che, grazie alla possibilità di schierare in prossimità degli appuntamenti elettorali una forza economica e soprattutto mediatica incontrastata, può agevolmente sopperire alla carenza di radicamento territoriale. Ma farebbe comodo anche a Renzi, che potrebbe, se la nuova legge elettorale fosse approvata in questi termini, tenere dal giorno seguente in scacco i Parlamentari PD, e non solo, con la minaccia di mancata ricandidatura.

L’altra caratteristica dell’italicum, che sembra non tenere in alcun conto quanto stabilito dalla nostra Costituzione, è il disposto combinato del premio di maggioranza del 18% che scatta al raggiungimento della soglia del 35% con la soglia di sbarramento del 5% o 8% per i partiti non coalizzati. Le caratteristiche del voto sono fissate dall’art.48 della Costituzione che sancisce che il voto, oltre ad essere personale, segreto, libero è anche eguale. E premio e sbarramento certamente fanno pesare il voto di un elettore che vota un piccolo Partito molto meno del voto di chi vota un grande Partito. Il voto non sarebbe così eguale.

Quindi il sistema che la Consulta con la sua recente sentenza ha riportato in auge, il sistema proporzionale, risulta essere il sistema meno distorsivo possibile, in cui la rappresentanza è garantita. Si vuole introdurre un premio di maggioranza, lo si può fare ma alzando la soglia di accesso al premio e riducendo il premio stesso. E soprattutto non ci si racconti ancora la favola della governabilità, della necessità di sapere il giorno dopo le elezioni chi abbia vinto, perché il porcellum, del tutto simile all’italicum, non ha prodotto negli ultimi anni la agognata stabilità politica ma, al contrario, ha pure selezionato una classe politica cortigiana e mediocre.

Barone Rosso

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