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Opinioni e commenti
 

A CARTE SCOPERTE
Pubblicato il 11-02-2014


Renzi-Letta-PD

Alla fine qualcuno disse: “Vedo!”. A farlo è stato Enrico Letta. Mentre montano le voci riguardo una possibile “staffetta” a palazzo Chigi, intensificatesi dopo la visita di Renzi al Colle, Letta gioca la carta della verifica. Quando gli eventi sembravano precipitare, ostenta calma e sale anche lui al Quirinale per un breve incontro con il presidente Napolitano. «La crisi porta ad avere atteggiamenti difensivi, ma vi invito a guardare lontano» ha detto il Presidente del Consiglio: un’affermazione che oppone ponderatezza e riflessione all’irruenza renziana. Poi, parlando del futuro del governo, ha aggiunto: «Presenteremo un programma convincente che convincerà tutti i partiti che sostengono il governo, anche il Pd». In una parola, fiducia.

La palla, dunque, passa definitivamente al segretario che dovrà giocare a carte scoperte e non potrà più scaricare responsabilità bombardando il governo dall’esterno, declinando ogni invito alla partecipazione. Dentro o fuori e rien ne vas plus, si dia appoggio a un programma di governo per andare avanti con il lavoro e le riforme, oppure si tolga la fiducia aprendo la crisi.

Intanto, la prima sfiducia è già arrivata a Letta da parte dei montiani di Scelta Civica: il capogruppo alla Camera Andrea Romano ha, infatti, elegantemente definito il Presidente del Consiglio come «uomo di grande esperienza e sensibilità istituzionale» dicendosi sicuro «che lui per primo comprenda l’esigenza di voltare pagina davvero, aprendo una nuova fase della storia politica di questo paese e arrivando rapidamente ad un nuovo governo che sia guidato anche da un’altra personalità».

Tutto, dunque, rinviato alla prossima direzione PD di giovedì quando il partito azionista di maggioranza del governo dovrà decidere se sfiduciare il proprio presidente del consiglio. A quel punto si aprirebbe un cammino obbligato: sfiducia in aula, consultazioni, eventuale incarico a Renzi e successione.

Se così fosse, il segretario del PD si infilerebbe in una situazione davvero paradossale: dipendere da Alfano, leader di uno di quei “piccoli partiti che devono smettere di ricattare il governo”.

Perché proprio, e solo, i voti del Nuovo Centro Destra permetterebbero alla creatura renziana di vivere.

A quale prezzo?

Possibile che il NCD sia disposto ad accettare di andare al governo con chi ha confezionato una legge elettorale apposta per annientarlo? E che Alfano voglia correre il rischio di fare la fine di Fini, Casini, Follini?

Sembrerebbe di sì stando alle parole del senatore alfaniano Paolo Naccarato che all’Avanti! ha dichiarato che il NCD «è favorevole a riconfermare il quadro di alleanza che sostiene attualmente il governo». Insomma, per il senatore «chi deve guidare la coalizione verrà indicato giovedì dalla direzione del PD visto che il presidente del consiglio in carica è del PD che è la maggiore forza. Da parte nostra non ci sono aspirazioni a diverse maggioranze, al NCD interessa fortemente riconfermare il quadro attuale dentro un patto di lealtà e collaborazione: un patto di legislatura con una grande vocazione riformista, un’alleanza che guardi all’esempio della Germania con un confronto vero, serrato intorno a un programma reale, realistico e perseguibile». Per Naccarato «è legittimo che il Pd faccia una verifica interna e indichi la via e noi speriamo vivamente che questa questione su chi deve guidare l’esecutivo arrivi a conclusione e si metta un punto di fine per tornare a lavorare».

Insomma, Letta potrebbe davvero avere le ore contate, tanto che nel Pd si dà per quasi certa una marcia indietro di Letta che potrebbe, prima di essere messo all’angolo in streaming, farsi da parte e prendere atto della situazione.

Anche in casa socialista cresce l’auspicio ad uno sblocco della situazione politica. «Non c’è più tempo. Va praticata una decisa discontinuità nell’azione del governo. Basta con i balletti. La delegazione parlamentare socialista ha chiesto un incontro al Capo dello Stato per manifestargli totale vicinanza e rappresentare le crescenti difficoltà dovute alla situazione di incertezza del quadro politico», ha dichiarato il segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Tra poche ore le carte verranno scoperte.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Carte scoperte, ma quando rientreremo nel dettato costituzionale che in questo caso prevede regole precise fiducia del Parlamento oppure in caso di non fiducia crisi di Governo nuovo incarico e nuova fiducia, altrimenti la parola passa al Popolo sovrano

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