martedì, 26 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Alcuni suggerimenti a Matteo Renzi
Pubblicato il 07-02-2014


Prima di avanzare alcuni dubbi e osservazioni, non ritengo inutile premettere che non considero affatto che le primarie abbiano chiarito tutto soprattutto in merito al problema del lavoro.

Ho partecipato alle primarie votando per Gianni Pittella, ma mi sento completamente rappresentato da Matteo Renzi, in quanto eletto dalla maggioranza degli iscritti del PD e da tantissimi elettori.

Da settimane, però, attendo con molta curiosità e anche con partecipazione di capirne di più sul programma del PD sul lavoro. Ho l’impressione che l’attesa di proposte concrete sulle quali riflettere e misurarsi rischi di protrarsi a lungo e sicuramente più del necessario.

Non vorrei che dovessimo scoprire che non è facile far corrispondere gli atti concreti alle promesse o alle affermazioni generiche.

Non mi è chiaro, almeno al momento, se di Stato sociale, di lavoro e di Europa se ne discuterà guardando all’Italia dei prossimi decenni o se, invece, si tirerà a campare, con il rischio oltretutto di abbeverarci al calice di “esperti” che prima con Sacconi, poi con Fornero non ne hanno indovinata una e, malgrado ciò, si ripropongono oggi attorno a Letta e Renzi con la prosopopea di chi non ha niente da correggere e tutto da insegnare.

Se Renzi vuole davvero introdurre elementi di novità, pensando all’Italia di domani, dovrebbe tenere presenti alcune constatazioni che sfiorano addirittura la banalità:

1) Nel prossimo futuro crescerà magari la produzione, ma salvo in qualche settore non si verificheranno incrementi significativi di occupazione. L’ipotesi che vi possa essere un aumento della crescita e un fermo dell’occupazione è da tenere presente. Se così sarà, avremo comunque un problema davvero rilevante: oltre tre milioni di italiani disoccupati. L’Italia che intendiamo costruire li considererà persone da assistere o dovrà porsi il problema di una redistribuzione del lavoro esistente?

Quello che succede in Germania e anche in altri Paesi sta lì a indicare che la ripartizione del lavoro esistente è possibile e che la creazione di uno zoccolo duro di disoccupati, destinati negli anni a rimanere tali, può essere evitata. È ovvio che, quando si parla di ripartizione del lavoro esistente, si tratta di distribuire tra tutti sia il peso di una scelta di solidarietà, soprattutto verso i giovani, sia la creazione di pari opportunità intese davvero come diritto universale.

2) Il secondo quesito riguarda la previdenza, tenendo oltretutto conto che l’accesso al lavoro, come l’età del pensionamento non sono aspetti separabili da quello dell’occupazione. La legge di riforma, che porta il nome di Lamberto Dini, largamente condizionata e concertata con le parti sociali e ratificata poi da milioni di lavoratori e di pensionati, è stata aggredita continuamente da coloro che non hanno mai condiviso in concreto l’armonizzazione dei diritti e dei doveri. Da Maroni in avanti, passando per Sacconi, Fornero e, oggi, per Giovannini, si è operato non per difendere l’impianto generale della legge, per applicarne i principi, ma all’opposto, per individuare tutte le possibili eccezioni. Siamo finiti in una sorta di cul de sac, dove il problema degli esodati e quello delle ‘pensioni d’oro’, e non solo questi sono gestiti in modo da far accapponare la pelle. Renzi e Letta, molto impegnati nel cercare di passarsi il cerino acceso, dovrebbero smetterla di farsi condizionare dai loro destini personali e pensare di più e, soprattutto, meglio a quelli degli italiani.

La situazione della previdenza è davvero preoccupante e, su questo, Mastrapasqua ha sicuramente le sue responsabilità, ma non è certamente l’unico responsabile. Problemi come quelli del rapporto metà lavoro/metà pensione o metà studio/metà lavoro vanno affrontati prescindendo dal parere di burocrati che, per esempio, nella pubblica amministrazione, hanno sempre bloccato, salvo la breve esperienza della 285, il ricorso massiccio ai giovani, che invece avrebbero potuto trovare occupazione e portare all’interno della p.a. un soffio di modernità e, se volete, anche di pulizia. Fino ad oggi hanno vinto coloro che difendono il posto di lavoro così com’è semplicemente perché è il loro posto di lavoro.

Credo che il PD dovrebbe rendersi disponibile a una riflessione che chiami in causa tutti quelli che hanno qualcosa da dire e voglia di dirla.

Se c’è un terreno sul quale non è pensabile di continuare a separare le promesse dai fatti è proprio quello del lavoro e dell’occupazione.

Non capire questo significherebbe allungare la schiera di coloro che hanno contribuito a fare del PD il partito delle occasioni perdute.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento