mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ALL’ARRENZAGGIO
Pubblicato il 14-02-2014


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Veloce, veloce, veloce. Matteo Renzi prosegue di gran carriera la sua tante volte smentita avanzata verso Palazzo Chigi. Enrico Letta è salito da Napolitano oggi alle 13 non per pranzare, ma per dimettersi e dopo quaranta minuti ha lasciato il Quirinale. Sfuggito ai giornalisti, è toccato all’ufficio stampa spiegare che le dimissioni del Presidente del Consiglio erano ‘irrevocabili’ e che non era previsto un ulteriore passaggio parlamentare visto quanto già accaduto nel recente passato e perché non si poteva immaginare che Letta tornasse sui suoi passi. Dunque le opposizioni hanno inutilmente chiesto che per la crisi di governo ci fosse un passaggio parlamentare e tutto sembra essersi concluso lì dove è nato: tra le mura del PD.

Il Presidente della Repubblica “non può che prendere atto della posizione espressa dal presidente del Consiglio”. “Il Parlamento – si legge nel comunicato – potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare la fiducia al nuovo Governo. La stessa procedura si è del resto seguita allorché le dimissioni dei rispettivi Governi furono presentate al Capo dello Stato, senza alcuna previa comunicazione alle Camere, dal presidente Berlusconi e dal presidente Monti durante la scorsa legislatura”.

Comunque quattro ore dopo è cominciata la passerella rituale delle consultazioni per la formazione del nuovo governo (ma il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno dato forfait) che potrebbe arrivare in tempi ancora più rapidi di quelli sin qui susseguitisi, per un incarico ufficiale che, salvo imprevisti, potrebbe essere affidato al segretario del PD, Matteo Renzi nel giro di 24-36 ore.

Il tratto saliente degli avvenimenti di questi giorni sembra essere così soprattutto la rapidità con cui si svolgono i fatti (compreso il licenziamento in diretta streaming di Letta) e non c’è dubbio che questa sia anche la caratteristica principale dell’‘uomo nuovo’ della politica italiana. Non è però solo una questione di carattere; il Nostro sembra deciso a giocare fino in fondo la carta della velocità, in un arrembaggio che non lasci tempo agli avversari per organizzare la difesa. In palio Palazzo Chigi con i ministeri e tutte le ‘poltrone’ – una settantina – che dovranno essere rinnovate nei prossimi mesi ai vertici degli enti e delle aziende controllate dallo Stato.

Col passare delle ore emergono i nodi più difficili da sciogliere e più tempo passa, più possono aggrovigliarsi. Accantonata la pratica Letta – per ora è in disparte, ma è difficile credere che ci rimarrà a lungo – quella più urgente si chiama Angelino Alfano.

I quesiti che il leader del Nuovo Centro Destra pone sul tavolo riguardano la composizione del nuovo gabinetto, leggi toto-ministri, e la caratura politica dell’accordo.

L’esecutivo Renzi sarà una riedizione delle ‘piccole intese’ oppure un vero sinistra-centro? Quest’ultima ipotesi ad Alfano non piace perché dopo aver accettato l’impianto bipolare e compiuto la scelta di campo (con Berlusconi per sempre) si troverebbe ad interpretare un ruolo affatto diverso, un condizione difficile per presentarsi alle elezioni a meno di non avere una legge elettorale di segno opposto (proporzionale) al bipolarizzante Italicum.

Una maggioranza che potrebbe avere anche innesti da SEL e dal M5S – preziosi al Senato dove il margine di Letta era di appena 10 senatori – e dunque dai contorni politici piuttosto confusi. Un’ambiguità alimentata da Forza Italia che lascia trapelare la possibilità di un’astensione che porterebbe Renzi dritto dritto nel perimetro delle aborrite ‘larghe intese’.

Fa impressione intanto il consenso esplicito, o implicito, che arriva al candidato Presidente del Consiglio da ogni dove. Non solo la grandissima parte del mondo politico corre in soccorso del vincitore – con l’eccezione di Pippo Civati e dei suoi 15 compagni della direzione del PD – tributando un corale ‘benvenuto’ al rottamatore, ma dalla Confidustria di Squinzi alla CGIL della Camusso, dall’Eni di Scaroni ai trader di borsa, è tutto una ola di tifosi che senza molto ritegno addossano ogni colpa al dimissionario Letta (e proprio oggi c’è la notizia che il PIL è tornato a crescere, +0,1%) e scorgono in Renzi straordinari e luminosi orizzonti di successo (purché faccia delle belle promesse). Imbarazzante.

Finite le consultazioni, ottenuto l’incarico, Renzi – si fa sapere – conta di chiudere rapidissimamente, forse addirittura già in questo fine settimana, la lista dei ministri da portare al Capo dello Stato. Nello stesso tempo stenderà il discorso programmatico con cui chiedere la fiducia in Parlamento, lunedì o martedì.

Il discorso programmatico risulterà fondamentale per capire se c’è uno spessore oltre la fase dei proclami ad effetto, più che altro utilizzati per mettere in difficoltà il rivale Letta, a cominciare da quel Jobs Act che finora è stato solo una copertina da sventolare in conferenza stampa o dell’allentamento del rapporto del 3% tra deficit e Pil.

Saranno di sicuro un paio di mesi di annunci a ripetizione, fuochi di artificio che serviranno soprattutto a impressionare gli italiani dopo cinque anni di cattive notizie e a superare la boa delle elezioni europee, ridando un po’ di fiducia nei partiti e nella classe politica, mai così in basso come oggi. E non si può escludere che alla fine questa strategia anti-Grillo non torni utile anche al Paese. Chissà, l’eterogenesi dei fini …

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Sì, il Renzie gonfio di ego (ma povero di sostanza) sta raggiungendo il suo obiettivo.
    Ma quali ideali della politica, quale riformismo di sinistra..
    Ma il PSI che vuole fare? Non sarebbe meglio aspettare al varco chiedendo almeno le preferenze nella legge elettorale? O vuole fare il tacchino a Natale?
    Carlo 1951

  2. L’Italia ha bisogno piu’ che un Renzi, l’Italia ha bisogno di spazzare via tutto il marciume della vecchia classe politica; gentaglia ladra e corrotta che invece di servire si e’ servita. Vergogna per loro e per I loro discendenti.

    JDA

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