martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ok dalla rete: espulsi. Al Senato terremoto tra i ‘grillini’
Pubblicato il 26-02-2014


Orellana_Luis_Alberto_

Espulsi, lo ha decretato la rete’. Sul blog di Beppe Grillo si legge che “hanno partecipato alla votazione 43.368 iscritti certificati, di questi 29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione, 13.485 hanno votato contro”. Luis Alberto Orellana che solo a marzo era candidato alla guida del gruppo di palazzo Madama, oggi è una delle punte di lancia dei dissidenti del Movimento 5 Stelle. Ai giornalisti che gli chiedevano se se ne sarebbe andato comunque se il voto elettronico della ‘rete’ fosse stata contrario all’espulsione dei dissidenti come invece deciso dall’assemblea parlamentare e oggi confermato dagli iscritti, Orellana rispondeva che lui ormai si sentiva comunque ‘minoranza’, ma minoranza tra i parlamentari non nella rete.

“Non sono così sicuro che saremmo minoranza. Ad esempio su Renzi avevamo consigliato di andare a parlarne, Grillo ha detto no, ma poi la votazione online ha dato ragione a noi che forse abbiamo il polso dei militanti”.

Insomma di ‘rete’ si può star male e il movimento di Grillo, che è nato nella rete, potrebbe alla fine trovare proprio nella rete il suo mare in tempesta condito di lacrime, veleni e accuse reciproche di brogli elettronici. Se ne ha la netta percezione in queste ore con l’aggrovigliarsi delle voci, che crescono attorno all’espulsione dei quattro senatori dissidenti del Movimento – con Orellana i senatori Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella – che potrebbero diventare sei e toccare facilmente la soglia per formare un nuovo gruppo con i tre già usciti (Marino Mastrangelo, Paola De Pin e Adele Gambaro), che è dieci.

E non è finita perché ci sono i sussurri dei dissensi crescenti anche alla Camera.

Vero o falso sono in molti a tenere gli occhi puntati sul Movimento, considerato un serbatoio di voti non proprio a tenuta stagna. Nel centrosinistra sono in molti a sperare in un ‘aiutino’ a una maggioranza che è tenuta assieme solo dalla minaccia delle elezioni anticipate e che al Senato potrebbe andare sotto molto facilmente. Ma anche nel centrodestra nessuno ha dimenticato che le analisi del voto valutavano, come per il centrosinistra, in un terzo più o meno la quantità di elettori che avevano scelto Grillo più per protesta che per convinzione.

La prospettiva poi di una legislatura che può arrivare a scadenza, non importa come, rafforza oggettivamente la tentazione di lasciare la casa madre per tentare una nuova strada perché ci sarebbe il tempo per farlo e soprattutto non ci sarebbe più il potere assoluto di vita o di morte che il porcellum con le liste bloccate assegnava ai leader dei partiti.
Il Movimento è giovane e le scosse di assestamento sono un fenomeno scontato, ma potrebbero anche lasciar presagire un terremoto.

Che sta succedendo? Espulsioni, scissioni …
“Noi – spiega l’onorevole Matteo Mantero, classe 1974, ligure di Loano (Savona) – abbiamo un luogo deputato alle decisioni, che è la nostra assemblea. In questa sede discutiamo anche per ore su come comportarci in merito all’attività parlamentare e alle scelte politiche. Generalmente arriviamo a una condivisione molto alta, del 90, 95% oppure ci sono opinioni diverse e allora si vota e si decide a maggioranza.

Normale…
No perché ci sono persone che quando non sono d’accordo con una decisione, non la contestano in assemblea, ma fuori. Lo fanno per ragioni diverse, anche per avere pubblicità, andare sui giornali. Se poi contestano sistematicamente quasi tutte le decisioni prese dovrebbero essere loro stessi a dire che non si ritrovano nel gruppo e uscirne.

E allora è la rete a dare il giudizio finale. Ma in alcuni casi – il reato di clandestinità o le consultazioni con Renzi – la consultazione ha rovesciato le decisioni che avevate preso.
La consultazione della rete è una modalità che utilizziamo da anni. Anche i consiglieri comunali e regionali sottopongono regolarmente il loro operato alla valutazione dei cittadini. È un nostro vanto, come quello di aver scelto che ci sia una rotazione obbligatoria negli incarichi elettivi. Sono i cittadini che ci eleggono e alla fine a decidere se abbiamo operato bene come loro portavoce.

I parlamentari hanno, o avevano, i collegi e voi avete la rete. È una modernizzazione del sistema democratico, ma di fronte alla complessità dei temi che un parlamentare deve affrontare in continuazione come si fa a consultare ogni volta gli elettori?
Beh abbiamo un programma. Sulle proposte che già sono contenute nel programma non abbiamo bisogno di fare delle consultazioni, ma si intendono già accettate. Negli altri casi invece noi apriamo una discussione pubblica. In questo momento nel nostro portale ci sono 17 proposte di legge e dagli iscritti ci arrivano migliaia di commenti.

E come decidete quali sono quelli buoni, quelli utili di cui tenere conto e da tradurre in modifiche alle proposte di legge?
Teniamo conto della qualità e della quantità dei commenti per rendere gli iscritti il più possibili partecipi alla formulazione delle nostre proposte. Molti sono commenti ‘tecnici’, che entrano nel merito della proposta e danno suggerimenti interessanti. È accaduto, ad esempio, nella discussione sul reddito di cittadinanza a proposito dell’idea di inserire la richiesta di un tot di ore lavorative da destinare alla comunità locale per favorire il processo di integrazione, che in tanti ci hanno suggerito che le ore dovevano essere di più. Alla fine teniamo conto anche della quantità, se sono in tanti a formulare la stessa richiesta.

A volte però l’opinione pubblica è influenzata dall’attualità. Di fronte a fatti di sangue gravissimi, per esempio, anche la maggioranza arriva a volere la pena di morte. E voi che fate, date retta alla rete che ve la chiede?
Sulla pena di morte non c’è problema perché è esclusa dalla Costituzione, ma casi estremi a parte, è fuori di dubbio che il nostro è un nuovo modo di fare politica, che richiede una partecipazione più consapevole. Gli elettori sono abituati a dare una delega in bianco ai parlamentari e si aspettano che siano loro a risolvere tutti i problemi. Adesso quando andiamo in un’assemblea pubblica, siamo noi a chiedere a loro come risolvere i problemi. Sulla legge elettorale nel portale ci sono una serie di video in cui un costituzionalista illustra le diverse possibilità. Poi ognuno si costruisce la sua opinione anche sulla base di altre informazioni e di altre esperienze.

Diciamo che ci vorrà del tempo …
Si arriverà a perfezionare lo strumento, ma è indubbio che sia necessaria una fase di crescita culturale.

Intanto arrivano le proteste degli altri gruppi politici. “Immagino che il codice Rocco sia stato abolito da tempo e che l’articolo 21 della Carta, che parla di libertà di opinione e di pensiero, sia ancora in vigore”. Lo ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi, intervenendo in Aula al Senato. “Ricordo che, anche se il legislatore non ha declinato l’articolo 49 della Costituzione, con la legge sul finanziamento pubblico recentemente discussa ed approvata, abbiamo previsto di inserire il modello di statuto cui i partiti devono attenersi. Mi chiedo se un gruppo, che vive di sua vita autonoma all’interno di un Senato democratico e libero, possa ispirare i propri lavori a norme e princìpi concretamente antidemocratici, come le procedure messe in campo dal M5S con le quali sono stati espulsi alcuni senatori”.
Carlo Correr

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