sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

BENSERVITO
Pubblicato il 13-02-2014


Renzi-Letta-crsi governo

I ringraziamenti a Letta si sono davvero sprecati, fioccavano come neve. Durante la direzione PD (quasi) tutti hanno detto che il Presidente del Consiglio ha fatto dei grandi sforzi, ma che ora si deve voltare pagina. Nessuno ha spiegato né il perché, né il come. Il partito che rappresenta la prima forza del centrosinistra italiana potrebbe apparire un partito confessionale che appoggia un leader per atto di fede. Perché di questo si tratta

Alla fine è stato votato un documento che ha ottenuto 136 voti a favore, 16 contrari e due astenuti.

“Io sono il nuovo che avanza e porterò il cambiamento”, punto e basta. Questo è stato in estrema sintesi il messaggio di Matteo Renzi, il cuore del famoso documento votato dalla direzione PD. Il discorso del segretario, sotto la scorza di parole “da camper”, coraggio, cambiamento, ambizione, etc. non ha detto nulla di programmatico. Né perché lui dovrebbe essere più capace di Letta, soprattutto a parità di maggioranza e risorse economiche, né cosa intende fare di diverso.

Anzi, una promessa l’ha fatta: vi porto al 2018. Sarà dunque questo il segreto del successo del segretario PD. Ad oggi, però, l’unico scopo dichiarato di una legislatura che avrebbe dovuto essere di scopo, è quello di arrivare al 2018.

Di sicuro, fino ad ora, Renzi ha portato a casa un punto con il più antico dei metodi, la manovra di palazzo.

Un gioco pericoloso, visto che all’opposizione si sono affrettati a chiedere che le cose vengano messe nero su bianco, e cioè che l’avvicendamento Letta-Renzi venga fatto nel luogo (pubblico) a ciò deputato, il Parlamento, e non tra le mura del Nazareno: «Chiediamo al Presidente Napolitano di prendere atto che il Segretario del partito  maggiormente rappresentato in Parlamento ha confermato l’intenzione di non sostenere più l’attuale compagine governativa e di invitare l’attuale Presidente del Consiglio a presentarsi alle Camere», ha detto Paolo Romani, presidente del Gruppo FI al Senato. E aggiunge: «Non può essere sufficiente la riunione della direzione di un  partito per interrompere la vita di un governo della Repubblica e decretarne la fine. È buona regola istituzionale che sia il Parlamento a dare o ritirare la fiducia ad un Governo», perché è «inammissibile immaginare che questa vicenda si concluda tout court con le dimissioni di Letta e l’inizio delle consultazioni con il Presidente della Repubblica per la formazione del nuovo Governo, senza passaggio parlamentare».

Ma, anche, un gioco pericoloso per i possibili scenari incontrollabili che potrebbe aprire, ben evidenziati nel lucido intervento di Civati che ha votato contro: «Mi dichiaro contrario alla strada che stiamo prendendo. E voterò oggi. Con una preoccupazione: che Berlusconi non voglia approfittare di questo passaggio». Non a caso Pippo Civati si è detto «molto a disagio» sottolineando di non capire «perché cambiando premier dovremmo avere un destino diverso. Negli ultimi giorni si è assistito a una via di mezzo tra la Prima repubblica e Shining» e, per Civati, quella che si sta prendendo «è una decisione avventata e pericolosa».

Parole sulle quali riflettere visto che Renato Brunetta si è affrettato a ribadire che «Matteo Renzi, segretario del Pd, il partito di maggioranza relativa, apre la crisi di governo» chiedendo che «Enrico Letta, presidente del Consiglio, espressione del Pd, partito di maggioranza relativa, si presenti in Parlamento per un doveroso chiarimento davanti alla sua maggioranza, davanti all’opposizione e davanti al Paese». Brunetta si oppone a quella che definisce «una crisi extraparlamentare» sottolineando che «il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non lo può e non lo deve consentire».

Anche i pentastellati colgono al volo la ghiotta occasione offerta dal segretario Renzi e affermano che la crisi di governo «va votata in Parlamento».

«La strada proposta è quella di un nuovo esecutivo, con l’ambizione di dare una scossa alla stagnazione degli ultimi mesi. E’ un’ambizione che i socialisti condividono» ha dichiarato in una nota il segretario del Psi, Riccardo Nencini e il presidente dei deputati socialisti, Marco Di Lello che si sono detti «pronti ad offrire il contributo» dei socialisti rispetto a «idee sul terreno delle riforme istituzionali, fiscale, del mercato del lavoro e per il riconoscimento dei nuovi diritti civili».

Nel frattempo, con una dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi, Enrico Letta ha annunciato di aver «informato il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano», della volontà di recarsi «domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio dei ministri a seguito delle decisioni assunte oggi dalla direzione nazionale del partito democratico».

Ancora una volta sarà Napolitano a raccogliere i cocci.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. E’ una commedia strettamente comica, oppure dovremmo chiamarla commedia tragica ! ! ! ? ? ? Forse potremmo addirittura considerarla una tragedia comica. Io la chiamerei una vergogna da non annotarla nella storia italiana.

    JDA

    • Non ho capito il senso delle dichiarazioni de compagni Nencini e Di Lello “pronto ad offrire dei contributi……….”. Ma come a Renzi e al Pd che ci indicano, come piccoli Partiti, ricattatori e da cancellare, noi ci presentiamo disponibili al confronto e al sostegno?: I Socialisti hanno sempre anteposto la dignità delle persone agli opportunismi. Se non si vuole passare dalla marginalizzazione al vuoto politico, bisogna dire chiaramente e senza diplomazia ciò che pensiamo degli obiettivi di Renzi. Non possiamo essere mortificati in questo modo.

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