domenica, 20 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Berlino per salvare l’Europa
vuole meno Europa
Pubblicato il 11-02-2014


Germania-fuori-EuropaTra i “nemici” dell’Europa devono essere annoverati i tedeschi; essi, pur non apparendo tra gli oppositori di quelli che per salvare l’Europa vogliono “più Europa” e pur non mettendo in dubbio che l’idea unitaria del vecchio Continente abbia garantito la pace nelle relazioni tra Paesi tradizionalmente litigiosi, pensano che ormai le preoccupazioni che affliggevano gli europei all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, sia acqua passata. Le incomprensioni che sono emerse in particolare negli ultimi anni di crisi non costituirebbero il sintomo di “poca integrazione”; le tensioni e le diffuse disaffezioni dal “progetto europeo” sarebbero dovute soprattutto al “troppo Europa” sinora realizzatasi sul piano materiale.

L’essere andati in fretta, oltre i limiti politicamente condivisibili dalle singole comunità nazionali, ha comportato che non fossero rispettate i caratteri specifici dei Paesi aderenti, per cui l’Europa Unita è oggi percepita poco democratica e molto burocratica; ma è percepita anche come causa di una parte degli esiti negativi della crisi economica, nel senso che anche l’adozione della moneta unica ha dato origine, soprattutto negli ultimi anni, a profonde tensioni e a reazioni “populiste di vario colore”, di difficile controllo. Così oggi, in Europa, si contrappongono, come racconta “La Lettura” del “Corriere” del 9 febbraio, due opposti schieramenti: quelli che vogliono “più Europa”, per salvare la continuazione del processo di integrazione, e quelli che, per lo stesso scopo, vogliono “meno Europa”. In questa prospettiva di Paesi membri contrapposti, la Germania da tempo appare schierata col secondo fronte; in tal senso sembra doversi interpretare la recente sentenza della Corte Costituzionale di Berlino, che ha deciso di rivolgersi alla Corte di giustizia europea per contrastare il programma OMT (Outright Monetary Transaction), che è il nome tecnico di ciò che comunemente è chiamato “piano anti spread” della Banca Centrale Europea (BCE), varato dal suo Governatore, Mario Draghi.

I tedeschi hanno deciso di ricorrere alla Corte di giustizia europea, per opporsi al programma di riacquisto dei titoli pubblici emessi da stati membri, in quanto si sostiene che la funzione non rientri nel mandato dell’istituto guidato da Draghi. Il programma prevede l’acquisto diretto da parte della BCE di titoli del debito pubblico a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà, a patto che essi si sottopongano alla condizione di avviare un programma di austerità compatibile con il Meccanismo Europeo di Stabilità. La data di avvio, la durata e la fine del programma OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE, in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Il programma OMT è stato introdotto nel settembre 2012 dalla Banca Centrale Europea; i tedeschi sostengono ci siano importanti ragioni per ritenere che, con il programma OTM, la BCE vada oltre il suo mandato di politica monetaria, violando quindi il principio che proibisce il finanziamento monetario dei bilanci nazionali in disavanzo strutturale. Per questo motivo, la Corte di Karlsruhe ha deciso di presentare la questione giuridica alla Corte di giustizia europea. La BCE ha fatto sapere di prendere atto dell’annuncio fatto dall’Alta Corte tedesca, ribadendo però che il programma OMT rientra nel suo mandato. Alla nota della BCE è seguita quella del governo tedesco, in cui esso ha sottolineato di contare sul fatto che la Corte di giustizia europea, dopo la decisione dei giudici dell’Alta Corte di Karlsruhe, faccia velocemente chiarezza sulle politiche anti-crisi dell’euro.

E’ la prima volta che la Corte di Karlsruhe porta davanti all’Alta Corte di giustizia un’istituzione europea. Dopo un anno di lavoro, tuttavia, i giudici tedeschi non hanno trovato modo di giustificare una sentenza contraria alla politica monetaria della BCE. Davanti all’opinione pubblica tedesca, la sentenza di Karlsruhe servirà invece a radicare ancora di più il sentimento anti-europeo e a rafforzare la convinzione diffusa che la BCE agisca contro gli interessi tedeschi.

La decisione della Corte tedesca ha suscitato molti commenti; alcuni dei questi sottolineano che la preoccupazione di Draghi è quella di salvare l’euro dagli effetti che potrebbero seguire all’impatto della componente legata al “rischio di ridenominazione” dei titoli del debito pubblico sui tassi del debito stesso (rischio di uscita di un Paese debole dall’euro che, non molto tempo addietro, aveva portato i tassi italiani a livelli da default), considerato che tale rischio, se fuori controllo, si autoalimenta, impedendo alla BCE di trasmettere gli effetti della sua politica monetaria attiva all’economia reale dell’eurozona. Per altri commenti, la decisione della Corte Suprema tedesca è ineccepibile nella parte in cui declina la propria giurisdizione, affidando il caso alla Corte di giustizia europea: è infatti improprio che uno stato nazionale possa coinvolgere la propria Corte contro un provvedimento di una istituzione europea. La decisione tuttavia è errata nella parte in cui esprime una valutazione negativa sull’OTM.

In ogni caso, con la decisone della loro Corte costituzionale, i tedeschi dimostrano di non essere affascinati dalla visione che essi hanno ereditato dai loro padri fondatori dell’Europa unita e, al momento presente, sembrano molto in linea con gli inglesi che vorrebbero un’Europa dei mercati e non un’Europa politicamente unita; oggi il vento che spira da oltremanica sembra dare fiato alle trombe di chi, per salvare l’Europa, afferma di volere in realtà “meno Europa”.ì

Gianfranco Sabattini

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Diciamocelo con franchezza: il processo di unificazione politica dell’UE è finito allorché venne bocciato il Trattato costituzionale da Francia, Olanda, Irlanda e compagnia bella. Pensate che la Gran Bretagna neppure lo mise mai all’ordine del giorno!
    Il successivo trattato di Lisbona fu deciso gioco forza perché dovevano essere riviste le regole di funzionamento dell’Unione.
    Il resto lo conoscete tutti.
    E’ forte il ritorno nazionalistico ed in questo movimento, diciamocelo francamente, la Germania può ancora fare danni.

  2. Si deve insistere per fondare gli stati uniti di Europa altrimenti tra una decina di anni l’Europa sarà solo un ,mercato di consumo. Attenzione perché è questo che vogliono gli Stati Uniti.

Lascia un commento