lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Buco nei conti dell’INPS. E Mastrapasqua se n’è andato
Pubblicato il 05-02-2014


Inps-MastrapasquaAlcuni organi di stampa hanno lanciato un forte grido di allarme sullo stato della previdenza. “L’INPS perderà 12 miliardi nel 2014” scrive il Sole 24Ore. Oppure “INPS, patrimonio azzerato in 4 anni per il 2014 un buco di 5 miliardi” titola Repubblica. Viene fatto di pensare a cosa succederà ora che non c’è più Mastrapasqua a garantirci che ogni mese arriverà la nostra pensione.

Questa è sicuramente un’affermazione maligna e provocatoria che non intende però, occultare il dato allarmante relativo al bilancio previdenziale. Rimane tuttavia l’impressione che ancora una volta crescerà l’allarmismo, salirà ancora più in alto il polverone e finiremo per soffermare la nostra attenzione su alcuni aspetti, e non certamente i più importanti, del bilancio previdenziale.

Se Repubblica, Il Sole 24Ore e altri giornali, che hanno il merito indubbio di riproporre in primo piano la questione del bilancio previdenziale, avessero voglia di andare oltre rispetto alle cose importanti denunciate, come l’abitudine consolidata di coprire un vuoto attivandone un altro, come avviene con i soldi dei precari, dei parasubordinati o della cassa assegni familiari, si potrebbe finalmente convenire sulla modifica dei criteri di formazione del bilancio.

Dividere Assistenza e Previdenza non è più sufficiente. Esiste una quota rilevante di spesa o di soldi condonati che va sotto la voce fiscalizzazione degli oneri sociali, della quale beneficiano tantissime aziende che teoricamente percepiscono tali vantaggi giustificandoli con l’esigenza di difendere l’occupazione.

Ci sono poi i miliardi non risparmiati violando ancora i principi della legge Dini per difendere rendite e privilegi che sono ormai del tutto intollerabili in presenza di una legge che stabilisce l’equiparazione degli obblighi e dei diritti.

Ormai la legge Dini, a forza di eccezioni, è stata ridotta ad un grande colabrodo, che fa acqua da tutte le parti. Per non parlare della grave responsabilità dello Stato che non ha accantonato le quote di sua spettanza per quanto riguarda la previdenza del settore pubblico.

Potremmo continuare all’infinito a segnalare le cose che non vanno e che andrebbero affrontate, mentre riesplode con atteggiamenti e proposte che non hanno né capo né coda, la questione delle ‘pensioni d’oro’.

Forse sarebbe saggio decidere di riaprire complessivamente il problema del sistema previdenziale partendo dalla definizione di una sede super-partes, (Commissione, authority, agenzia o altro) capace di fornire dati condivisi da tutti.

Spetterà poi a chi deve decidere di adottare le scelte necessarie per salvare il sistema previdenziale italiano. È ovvio che non si tratta solo di entrate e di uscite, ma del carattere universalistico di un sistema che è sempre stato capace di rinnovarsi.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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